Il rebus "taglio boschi" e la legge regionale: ecco perché gli imprenditori del legno dell'Amiata incrociano le dita

Un groviglio di norme attanaglia l'attività di taglio dei boschi: presto, però, potrebbero esserci delle novità

L'Associazione sviluppo economico plaude alla norma toscana, ma per gli operatori c’è il rischio di doverne rispondere a un giudice

CASTEL DEL PIANO. L’Amiata dei boscaioli e del comparto del legno plaude alla nuova legge regionale che alleggerisce le pratiche per tagliare il bosco, eliminando l’obbligo di autorizzazione della Soprintendenza per il taglio degli alberi nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Ma non può ancora tirare un definitivo sospiro di sollievo.

Passata nonostante il parere negativo dell’ufficio legislativo della Regione, la nuova norma potrebbe, infatti, essere impugnata dallo Stato e annullata dalla Corte Costituzionale perché in contrasto con il Codice dei beni culturali. Le leggi regionali, infatti, possono modificare le leggi statali, in materie affini, solo introducendo vincoli più stretti, non il contrario.


La legge toscana – correttivo della legge 39 del 2000 – va invece in senso opposto.

«Quel che la Regione ha fatto è sicuramente apprezzabile e speriamo possa essere risolutivo», dice al Tirreno Stefano Martini, imprenditore del legno santafiorese tra i più conosciuti e consigliere dell’Asea, Associazione per lo sviluppo economico del monte Amiata, che, per quanto riguarda il comparto legname, conta circa 25 aziende. La montagna grossetano-senese conta tra i 250 e i 300 taglialegna e un migliaio di addetti che gravitano nell’intera filiera del legno.

«Il taglio è una semplice manutenzione del bosco – spiega Martini – e tagliarlo è necessario come tagliarsi i capelli. Qui sull’Amiata sono centinaia di anni che lo facciamo. Non tagliarlo creerebbe non gestione del bosco, delle strade, dell’intero territorio».

La breve parentesi in cui è stato necessario chiedere l’autorizzazione della Soprintendenza si è aperta a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, nata a seguito del ricorso presentato da alcune associazioni ambientaliste, con in testa Italia Nostra. Il ricorso, incentrato sui tagli anticendio nelle pinete litoranee della Maremma, ha finito per abbracciare tutti i boschi della regione.

«Ma il Regolamento forestale – spiega Martini – è stato fatto con criterio, attenzione e professionalità. Al contrario di quel che si dice, il bosco è molto ben gestito in Italia. C’è poi la legge 39 per la Toscana che regolamenta ulteriormente il territorio a seconda delle singole caratteristiche». In Amiata, ad esempio, l’industria del legno può contare su boschi cedui di castagno, faggi – che vengono diradati dal basso – e, in misura minore, conifere. «Il timore di incostituzionalità? Be’, in Italia il timore uno ce lo ha sempre», dice Martini. E i primi a farne le spese sarebbero gli stessi boscaioli. Se la nuova legge regionale dovesse essere dichiarata incostituzionale, coloro che in questo periodo operassero secondo i suoi dettami potrebbero trovarsi un domani a risponderne davanti a un giudice.

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