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Pillola contro il Covid-19, prima prescrizione in provincia di Grosseto destinata a una paziente

Cesira Nencioni, direttrice del reparto di Malattie infettive al Misericordia. A destra una scatola di Lagevrio

Il Lagevrio è arrivato venerdì al Misericordia, ieri, sabato 9, la somministrazione. La dottoressa Nencioni spiega come funziona e per chi è indicato

È una donna in età fertile la prima paziente affetta da Covid-19 ad aver ricevuto la terapia antivirale con il nuovo farmaco Lagevrio – molnupiravir – in provincia di Grosseto. Le pillole le sono state consegnate ieri pomeriggio e dovrà assumerle, a casa, per cinque giorni.

Esordisce così, in Maremma, il preparato, prodotto dalla casa farmaceutica statunitense Merck Sharp & Dohme in partnership con Ridgeback Biotherapeutics, l’unico, al momento, che si assume per via orale, arrivato venerdì 7 gennaio all’ospedale Misericordia di Grosseto. Delle circa 350 somministrazioni ricevute dalla Asl sud est – su un totale di 1.440 destinate alla Toscana – in Maremma ne sono arrivate al momento 80.


Non è un caso che, al di là dell’età, venga indicato se la paziente è o meno in età fertile. Questo è infatti uno dei profili di cui i medici devono tenere conto quando prescrivono questo farmaco. Il Tirreno ne ha parlato con la dottoressa Cesira Nencioni, direttrice del reparto di malattie infettive del Misericordia, in prima linea contro il Covid dal marzo 2020.

Dottoressa, che tipo di farmaco è il Lagevrio?

«È un farmaco sul quale erano riposte grandi aspettative, perché con i primi studi sembrava ridurre del 50% il rischio di ospedalizzazione. In realtà lo riduce del 30%».

Come funziona?

«Il farmaco determina un errore nella replicazione virale, inibendola. In termini tecnici si chiama “catastrofe dell’errore virale”. Sono capsule da 200 milligrammi l’una, che non vanno aperte, e vanno prese quattro al mattino e quattro alla sera, a distanza di 12 ore, per cinque giorni. E non hanno interazioni con altri farmaci».

A chi può essere prescritto?

«Questo è molto importante specificarlo. Il farmaco non può essere prescritto a tutti, ma solo a soggetti che abbiano più di 18 anni e fattori di rischio: pazienti oncologici, con insufficienza renale cronica con un certo filtraggio, pazienti con broncopneumopatia cronica, con obesità, diabete non compensato, con immunodeficienze o con malattie cardiovascolari. Tutti fattori che, nel caso ci si ammali di Covid, possono far sviluppare una forma grave della malattia. Inoltre, va prescritto a persone che hanno sintomi lievi, che si sono manifestati da poco. Non è indicato per i pazienti in ospedale, per chi, insomma, è sotto ossigeno».

Lo possono assumere anche i vaccinati?

«Sì, anche loro lo possono assumere».

Perché non si può prescrivere a chi ha meno di 18 anni?

«Al momento non ci sono dati».

Altre indicazioni?

«Nelle donne e negli uomini in età fertile bisogna avere particolare attenzione nella contraccezione. Le donne, prima di assumere il farmaco, devono sottoporsi a un test di gravidanza per escludere di essere incinte. Devono quindi usare un metodo contraccettivo efficace e anche di barriera fino a quattro giorni dopo la fine del trattamento. Gli uomini devono anch’essi utilizzare un mezzo contraccettivo efficace per tre mesi. Il farmaco, inoltre, non può essere usato durante l’allattamento».

Come ci si sottopone al trattamento con il Lagevrio?

«La proposta viene dal medico di medicina generale o dal medico specialista. Noi, qui in ospedale (dove il farmaco è conservato) riceviamo la proposta del medico e facciamo la prescrizione sul portale. Il paziente viene quindi a ritirarlo qua. In quell’occasione, firma il consenso informato. È, infatti, un farmaco sottoposto a monitoraggio, dunque bisogna compilare dei fogli che poi vanno inviati all’Agenzia del farmaco».

Come si inquadra questo nuovo farmaco nella campagna generale contro il Covid?

«Il vaccino resta la prevenzione dell’infezione della malattia. Che poi un vaccinato possa infettarsi è possibile, ma è difficile che debba ricorrere al ricovero o che sviluppi la malattia grave. E, comunque, anche chi non ha avuto sintomi o li ha avuti lievi è a rischio di long Covid. Stiamo vedendo forme multi-infiammatorie multiorgano che colpiscono anche a quattro-otto settimane di distanza».

Dottoressa, consegnerà lei le pillole anti-Covid alla prima paziente?

«Sì, oggi pomeriggio (domenica pomeriggio per chi legge)».

Al lavoro anche di domenica, dunque.

«Eh, sì. Ma anche a Natale, a Santo Stefano, il primo dell’anno...».

Quando ha avuto l’ultimo giorno libero?

«Non me lo ricordo. Avevo preso dei giorni di ferie ad agosto, ma non me la sono sentita di andare fuori Grosseto e sono rimasta a casa. Se mi chiedete quando è stata l’ultima volta che ho avuto la mente libera, direi prima del 4 marzo 2020».

Che effetto le fa vedere certi comportamenti imprudenti, persone senza mascherina o che negano il vaccino?

«Non mi fa nessuno effetto, ormai. Io ormai sono un tutt’uno con la mascherina. Quanto ai vaccini, credo che a questo punto si possano convincere solo gli indecisi, ma gli altri no. Devo dire che mi fa più effetto vedere le lunghe file davanti alle farmacie per fare il tampone».

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