Dalla prima partita di Maradona all'abbandono: la storia dello stadio di Castel del Piano rimasto senza gestione

Lo stadio di Castel del Piano

Lo storico impianto sportivo resta senza la società sportiva Neania: «Ecco perché non partecipiamo al bando di gestione» 

CASTELDELPIANO. Lo stadio di Campogrande, uno degli impianti calcistici più belli della provincia, rischia di rimanere senza un gestore. La Neania, storica società di Castel del Piano (fu fondata nel 1912), ha deciso di non partecipare al bando indetto del Comune scaduto venerdì 3 dicembre.

«Non avremmo mai voluto arrivare a tanto – dice il presidente giallorosso, Manfred Castlunger – perché per noi rappresenta l’epilogo peggiore. Fin dall’insediamento dell’attuale amministrazione comunale il nostro obiettivo è stato quello di riportare gli interessi non della Neania, ma della comunità che rappresenta. Ci siamo spesi in ogni modo per far comprendere al sindaco Bartalini e alla sua giunta quali fossero le necessità e i bisogni che la gestione dell’impianto comporta. Purtroppo non è stato sufficiente: ci troviamo costretti a non partecipare».


Alla base della decisione del consiglio guidato da Manfred Castlunger – ingegnere informatico alla Tosti, originario di La Villa, in Alta Badia, che cinque anni fa (dopo aver indossato la maglia giallorossa da giocatore) ha ereditato il testimone da Franco Ulivieri, che aveva guidato il sodalizio per sedici anni – c’è anche il contributo economico: «Quello che viene proposto nel bando è assolutamente inadeguato e inoltre ci sono dei dettagli che non ci stanno bene. Ci teniamo a far presente che la nostra rinuncia è legata all’impossibilità di gestire l’impianto sportivo secondo i contenuti del bando». Lo stadio di Campogrande, che in passato ha ospitato anche il ritiro di Lazio e Fiorentina, è salito in questi giorni alla ribalta mondiale, in occasione dell’anniversario della morte di Diego Armando Maradona, che sul campo di Castel del Piano disputò la prima partita italiana, con la maglia del Napoli. «Spesso in questi due anni e mezzo – prosegue il massimo dirigente – durante i quali ci è stata garantita la possibilità di utilizzare l’impianto per disputare gli allenamenti e le partite del campionato di Seconda categoria, pur essendo ospiti (alla manutenzione pensa un’azienda esterna ingaggiata dal Comune), il nostro tentativo di mettere al corrente l’amministrazione della gestione dell’attività della Neania è andato vano. Abbiamo ingenuamente pensato di aver un interesse condiviso. Ci auguriamo che la società che gestirà lo stadio tenga alto l’onore di un luogo intitolato a uno dei suoi più illustri cittadini, il maestro Alberto Bonelli, e che sappia ricostruire, come “la sportiva” ha sempre fatto, un tessuto sociale minato dalla pandemia».

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