In calo la produzione di olio Evo Igp ma il mercato estero consente profitti

Neri (Olma): «Gelate e siccità, alla chiusura della campagna avremo prodotto 8mila quintali contro i soliti 12mila»

Massimiliano Frascino

grosseto. Ancora pochi giorni e la campagna olearia 2021 sarà conclusa. È già comunque evidente che quest’anno gelate primaverili e siccità prolungatasi fino a tutto ottobre, hanno avuto un impatto forte sui livelli produttivi. Per cui rispetto ai 30mila quintali di olio Evo (extra vergine di oliva) certificati Igp Toscano nel 2020, quest’anno a livello regionale ci sarà una riduzione media probabilmente intorno al 50 per cento. A soffrire maggiormente le aree interne, con la provincia di Arezzo che ha perso fino al 70-80 per cento del prodotto, e quella di Firenze che mediamente ha dimezzato le olive.


Molto meglio, invece, è andata a Grosseto, dove pure c’è stato un calo di circa il 23-24 per cento.

Ne abbiamo parlato con Massimo Neri, presidente di Olma (Collegio toscano olivicoltori) – che da solo produce un terzo dell’olio Evo Igp toscano di tutta la regione – e di Certified Origins Italia, la grande azienda di imbottigliamento e confezionamento che ha sede anch’essa a Braccagni.

Presidente, è soddisfatto di come è andata in provincia?

«Direi proprio di sì, tenuto conto dei problemi registrati nel resto della regione. Alla chiusura della campagna olearia, quest’anno Olma avrà prodotto tra i 7 e gli 8mila quintali di olio Evo Igp Toscano, a fronte di una produzione che normalmente oscilla fra 10 e 12mila quintali».

Olma da solo produce un terzo dell’olio a marchio Igp Toscano, dove lo vendete?

«Olma associa 1.300 piccoli agricoltori, la stragrande maggioranza dei quali produce 4-5 quintali di olio. Quelli con impianti di dimensioni significative sono invece una settantina. L’ottanta per cento della nostra produzione va all’estero, in Usa e Inghilterra per lo più. Perché questo è il modo migliore per spuntare buoni prezzi e garantire un’equa remunerazione a chi coltiva le piante».

Quindi l’olio Evo Igp toscano ha un ottimo mercato… «Senza alcun dubbio. Praticamente, rispetto alla domanda di mercato a noi manca un buon 50 per cento di prodotto. Bisogna però tenere conto del fatto che, rispetto alla produzione effettiva, solo poco più della metà, circa il 55-60 per cento viene denunciato e certificato come extravergine Igp. A causa a del fatto che una bella fetta del prodotto locale viene destinato all’autoconsumo, oppure alla vendita diretta in azienda. Rispetto alla quale è ininfluente avere o meno l’Igp in etichetta».

Prospettive per il settore dell’olivicoltura?

«L’olivicoltura di qualità è certamente in grado di garantire reddito, se fatta in modo professionale e con investimenti in tecnologia. Il problema, semmai, consiste nel fatto che nel settore c’è poco ricambio generazionale nella conduzione delle aziende, anche se le cose cominciano a muoversi. Mantenere produttive le piccole aziende, inoltre, costituisce un presidio per il territorio e preserva la tipicità del paesaggio toscano, con i suoi impianti a sesti tradizionali che caratterizzano l’olivicoltura specializzata. Per sostenere i piccoli produttori, sarebbe importante che il ministero dell’Ambiente e quello dell’Agricoltura ragionassero su forme di incentivazione».

Cosa pensa del boom dell’olivicoltura superintensiva che sta vivendo la provincia?

«Credo ci sia spazio per tutti. La Maremma ha grandi estensioni coltivabili e i mercati sono diversi. Non penso che le colture super intensive possano mettere in discussione quelle specializzate tradizionali. Piuttosto, chiunque voglia investire nell’olivicoltura, tradizionale, intensiva o superintensiva, deve porsi il problema di avere a disposizione l’acqua che serve nella gestione agronomica degli oliveti. Anche perché, se non si affronta velocemente la questione, presto ci saranno problemi a cascata. A partire dall’ingressione del cuneo salino nelle acque di falda».

È il tema degli invasi idrici, di cui si parla da anni

«Sì. Oramai è evidente che dobbiamo attrezzarci in tutta la provincia con nuovi bacini di accumulo idrico, che garantiscano la possibilità di irrigare le colture igrofile come quella dell’olivo. Che si tratti di colture tradizionali o super intensive. Proprio recentemente ho partecipato ad un incontro con la ministra Mara Carfagna, nel corso del quale si è parlato dell’impegno del Governo su questo fronte. E dell’inserimento nel nuovo “piano olivicolo nazionale” di finanziamenti ad hoc, destinati alla realizzazione di bacini di accumulo e reti di distribuzione per l’irrigazione assistita alle colture».

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