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«Non vivo più, la gente mi odia», parla la ex del commercialista di Follonica condannato

Il ristorante finito al centro dell'inchiesta

Il caso del ristorante La Lanterna, l’agente immobiliare elbana si è trovata sotto inchiesta dopo l’aggiudicazione

GROSSETO. «Da quel giorno mi sta accadendo qualcosa di surreale. Da trenta anni tutti sanno quello che faccio e chi sono, adesso improvvisamente tutti mi chiudono le porte. È da quando mi sono separata che sta accadendo qualcosa di strano». Elisabetta Cillerai, 49 anni, originaria di Massa Marittima, arrivata all’Elba con la famiglia nel 1972, è coinvolta nei procedimenti per i presunti illeciti nell’acquisizione del ristorante La Lanterna di Porto Azzurro, della famiglia Galvani: il suo ex convivente Evans Capuano, commercialista follonichese di origini elbane, è stato di recente rinviato a giudizio per truffa aggravata e trasferimento fraudolento di valori in concorso con un cittadino albanese ritenuto suo prestanome. Lei si era presentata all’asta per la gestione del locale: dopo il sequestro, il Tribunale aveva disposto questa procedura di assegnazione per garantire la continuità aziendale. Ma secondo la Procura anche lei sarebbe stata di fatto una prestanome. È in fase di decisione la revoca dell’assegnazione. Cillerai vuole parlare, non tanto per dire la sua a proposito del procedimento («ci difenderemo davanti al giudice») quanto per rappresentare la realtà che sta vivendo; una realtà da incubo, dice. Parla e ogni tanto si deve fermare: lo sguardo rivolto altrove, gli occhi lucidi.

Agente immobiliare con Gabetti, con due sedi all’Isola d’Elba («mi occupo prevalentemente di prime case») ; quattro figli, alcuni anche grandi; un divorzio; una storia con Capuano: «È finita venti giorni fa, è durata un anno, dal giugno 2020. Ma la fine della mia relazione non ha nulla a che vedere con l’inchiesta. Con Evans ho un debito di riconoscenza, perché mi ha difeso da angherie che mi sono arrivate anche da persone vicine a me – dice facendo riferimento a questioni private di cui comunque si sta occupando la magistratura – Mi ha fatto provare un senso di protezione».


Perché è finita nell’inchiesta della Lanterna?

«Ho partecipato all’asta, dopo essere stata rassicurata che potevo farlo dal custode giudiziario nominato dal gip. Il costo era di 26mila euro, il denaro era uno scoperto concesso dalla banca. Il 21 settembre la guardia di finanza ha compiuto una perquisizione con l’ipotesi di un’acquisizione fittizia. Ero lì quando c’era stato il sequestro della Lanterna, mi ero presentata come convivente di Capuano. Ma io ho messo soldi miei, non ho finto nulla a proposito della mia identità».

E da quel giorno?

«La banca ha chiesto di rientrare subito dallo scoperto. Tutti all’Elba mi stanno chiudendo le porte in coincidenza con questa storia, perché mi associano in tutto e per tutto a Capuano. Non riesco a farmi dare mille euro da una banca. Non riesco a prendere in affitto un’auto. Non riesco a trovare un appartamento in affitto, io che nel mondo immobiliare ci lavoro da una vita. Ci ho messo trenta anni per costruirmi una credibilità, mai con nessun cliente ho avuto o fatto cause. Adesso dormo in una casa di 40 metri quadrati, su un divano letto. Mi sembra impossibile che in un centro piccolo come Porto Azzurro possa avvenire una cosa simile. Io sono sempre quella di due mesi fa. Io che al massimo potrò aver avuto una multa per divieto di sosta…».

E con Gabetti?

«Gabetti resiste, in Elisabetta ci crede. Come ci credono tanti clienti. Ma cosa devo fare? Io non posso che raccontare la verità, non c’è un’altra versione da raccontare. Di ciò che c’è stato tra me ed Evans non c’è nulla da raccontare: è stata una relazione sentimentale che fa parte della mia vita privata. E con lui ho ancora ottimi rapporti».

Perché ha deciso di esporsi così, di raccontare questa vicenda?

«Perché sto pensando anche ad altre persone, vorrei che questa assurda “campagna” in atto contro di me non si ripetesse anche in danno di altri. Io voglio che la giustizia faccia il suo corso. Ma voglio anche continuare a fare la mia vita, normalmente, fino a che un giudice non mi dirà che sono colpevole».

Ha pensato di andarsene?

«Sì. Intanto da Porto Azzurro: sto cercando una casa a Portoferraio. Ma anche dall’Elba. Sì, è vero, suonerebbe come una resa ma se fossi stata da sola, senza figli, avrei fatto subito scelte diverse».

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