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«Il mio cane sbranato dai cinghiali»: la disperazione di un'allevatrice di Scansano

I cinghiali si sono accaniti sul cane dell'allevatrice: in pochi secondi la tragedia

Era un esemplare da guardiania: «Stava badando le pecore, è sparito dietro un cespuglio e lo abbiamo ritrovato in fin di vita»

SCANSANO. Serena era un cane da guardiania. Un pastore maremmano che da sette anni accompagnava il gregge al pascolo. Alcuni giorni fa è stata sbranata da un cinghiale. Ha riportato ferite talmente gravi che il veterinario è stato costretto a sopprimerla.

Si è spenta nel sonno, dopo aver lottato contro un animale più grande di lei. Una fine triste che ha gettato nello sconforto i suoi proprietari, titolari di un’azienda di allevamento in località Casamenti, nel comune di Scansano. Preferiscono rimanere anonimi proprio per le polemiche legate ai cani da guardiania che – dice la titolare dell’allevamento – «spesso fanno paura a chi arriva dalla città».

Ma non solo, in diverse occasioni sono motivo di scontro anche nel territorio in cui gli allevatori vivono. Per la coppia di Casamenti si tratta degli ultimi mesi di lavoro. La prossima estate cederanno tutto e si dedicheranno ai nipotini. «Qui fra cinghiali e lupi – dice la donna – non si vive più». E Serena non è l’unico cane che hanno perso. «Oltre a lei ne è morto un altro, ma non fu sbranato». Serena da quando è nata ha badato solo alle pecore. Il suo mestiere era proteggere il gregge dall’attacco dei predatori. «Le nostre pecore – dice la titolare – stanno dentro all’ovile sia di giorno che di notte. Ogni tanto però – aggiunge – devono essere portate al pascolo».

È stato proprio in questo tragitto che si è consumata la tragedia. Il titolare ha portato parte del gregge al pascolo. Il cane stava seguendo le pecore quando ha sentito l’odore del cinghiale e si è intrufolata dentro un grosso cespuglio di rovi. Un “macchione”, come viene chiamato in Maremma. Qui ad attenderla c’era la morte.

Un cinghiale di grosse dimensioni che l’ha catturata e sbranata. «Per tirarla fuori dal cespuglio – dice la donna – abbiamo dovuto faticare. Togliere i rovi per cercare di liberarla. L’abbiamo portata dal veterinario ma per lei non c’era altro da fare che sopprimerla. Le ferite inferte dall’animale erano troppo profonde e gravi per poterla curare e farla sopravvivere. Il veterinario ci ha detto che poteva solo addormentarla e farla morire senza soffrire». Quello che preoccupa la famiglia è il fatto che tutto è accaduto a 100 metri dall’abitazione degli allevatori. Alla luce del sole. «Questo è preoccupante – aggiunge la donna – era pieno giorno e il nostro cane è stato ucciso. Le colture sono distrutte dai cinghiali, che sono sempre di più. Dove c’è l’erba medica ci sono le buche che fanno i cinghiali, noi non abbiamo le vigne perché ci dedichiamo all’allevamento, ma chi le possiede si lamenta dei danni che i cinghiali fanno ogni notte. Nei giorni scorsi ci hanno detto che era stato ucciso un grosso esemplare – dice la donna – e noi abbiamo sperato si trattasse proprio di quello che ha ucciso Serena. Se non sono i lupi a uccidere le pecore, ci sono però i cinghiali che ci sbranano i cani da guardiania che ci aiutano col gregge».

Gli allevatori stano attraversando un momento difficile. Come se non bastasse lo stress di dover tenere le pecore al riparo per la paura degli attacchi dei predatori, ecco anche il terrore di altri animali che possono fare del male agli animali che aiutano il pastore nel suo lavoro. A questo poi si aggiunge ancora la diffidenza di chi si trova a passeggiare o a vivere vicino agli allevamenti dove sono presenti i cani da guardiania, che sono visti come pericolosi. Ora nell’allevamento che si trova a Casamenti ci sono rimasti solo dei cuccioli di pastore maremmano. Per pochi mesi cercheranno di fare quello che possono per difendere il gregge. Poi l’allevamento chiuderà i battenti.

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