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Un nuovo impianto per i rifiuti al Casone Scarlino Energia non ha accantonato l’idea

L'accesso all'area industrale La Botte di Scarlino (foto Giancarlo Grassi)

Una lettera ai sindaci rivela l’intenzione di non far archiviare la richiesta di istruttoria per nuovi apparati industriali

SCARLINO. Contrordine. Scarlino Energia (leggi Iren Ambiente) non ha rinunciato all’obiettivo di realizzare un impianto di trattamento dei rifiuti nell’area del Casone di Scarlino, entro la superficie dell’attuale inceneritore. Ha solo preso tempo per decidere il da farsi, in attesa della pubblicazione del bando regionale che individuerà le tipologie di impianto che si potranno realizzare in Toscana. E quella dei decreti attuativi del Piano nazionale di ripresa di resilienza (Pnrr) che definiscono su quali tecnologie potranno essere convogliate le risorse europee assegnate all’Italia con Next generation Eu.

La novità si evince chiaramente dalla lettera inviata di recente dalla Direzione ambiente ed energia della Regione Toscana - fra gli altri - ai comuni di Follonica e Scarlino, Provincia, Arpat, Usl, Acquedotto del Fiora e Ato Toscana sud; con essa ha comunicato il recepimento della richiesta di Scarlino Energia di non procedere all’archiviazione del procedimento autorizzazione unico regionale (Paur) relativo al «progetto di revamping, ottimizzazione e sviluppo del termovalorizzatore esistente e dell’impianto di trattamento dei rifiuti liquidi».

Il cambio di prospettiva è presto spiegato. Ad aprile Scarlino Energia aveva chiesto una sospensione della procedura di 150 giorni, per valutare eventuali scelte alternative alla prima ipotesi che aveva avanzato, trascorsi i quali, il settore Via della Regione aveva comunicato l’intenzione di procedere all’archiviazione. Ma lo stesso giorno, il 5 ottobre, Scarlino Energia ha chiesto di prorogare di fatto la sospensione e di non archiviare il procedimento, motivando con la necessità di verificare i contenuti dei decreti attuativi (Decreto ministeriale 396/21 e 397/21) del Pnrr, emanati il 30 settembre dal ministero per la transizione ecologica. E di attendere la pubblicazione dell’avviso pubblico regionale per la manifestazione di interesse a realizzare nuovi impianti coerenti con gli indirizzi di quello che sarà il prossimo Piano regionale di gestione dei rifiuti, recentemente abbozzati dall’assessora all’ambiente Monia Monni.

Alla richiesta del Tirreno di una dichiarazione, l’ufficio stampa di Iren Ambiente ha risposto: «Iren non commenta».

Ecco le strategie di Iren. Una volta preso atto dell’ostilità irremovibile dei comuni di Follonica e Scarlino, l’azienda avrebbe preso tempo per valutare altre opzioni. Quello su cui la multiutility starebbe ragionando, sarebbe di rinunciare al revamping del vecchio impianto. E di proporre di realizzare ex novo un impianto di pre-trattamento, essiccamento e termovalorizzazione dei fanghi reflui dei depuratori delle acque civili. Circa 30mila tonnellate all’anno provenienti dai depuratori dell’Ambito della Toscana del sud, con il parallelo potenziamento dell’esistente impianto di depurazione per il trattamento dei reflui chimico, fisici e biologici delle aziende della Piana del Casone. Allo stesso tempo l’azienda sarebbe pronta a realizzare un moderno impianto per la produzione di pallet blocks (distanziatori), ovverosia "piedini" di distanziamento utilizzati per realizzare i pallets (pancali da industria). L’impianto che riciclerebbe 10mila tonnellate di scarti di legno e imballaggi attraverso una nuova tecnologia che prevede la macinazione degli scarti e attraverso un processo termico di polimerizzazione l’estrusione di blocchetti da inserire come distanziali tra le assi dei pancali (pallet) tradizionali. Iren sta costruendo il primo impianto italiano di questo tipo a Vercelli. © RIPRODUZIONE RISERVATA