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 Zero bonifiche per i siti minerari sulle Metallifere: «La Soprintendenza temporeggia»

Luca Sani, deputato del Partito democratico

Interrogazione del deputato dem Luca Sani per Merse e Fenice Capanne: da due anni manca la valutazione sui manufatti

MASSA MARITTIMA. Da circa 40 anni le miniere delle Colline Metallifere sono chiuse. Da allora, le bonifiche sono al palo. E da circa due anni l’intoppo è paradossale: i progetti ci sono, i soldi pure, ma manca un tassello. La Soprintendenza deve ancora dire se alcuni manufatti industriali, lì presenti, siano meritevoli di vincolo o meno. Per far luce su questo ennesimo ritardo il deputato del Partito democratico, Luca Sani, ha depositato - lunedì 25 ottobre - un’interrogazione a risposta scritta ai ministri della Transizione ecologica Cingolani e dei Beni culturali Franceschini per «chiarire – si legge nel testo – i gravi ritardi delle bonifiche dei siti minerari delle Colline Metallifere e accelerare gli interventi previsti per salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente». Il lavoro preparatorio è fatto. «Le bonifiche minerarie – spiega Sani – sono state oggetto di un accordo di programma tra la Regione Toscana, gli enti locali interessati ed Eni che si è impegnata a sostenerne gli ingenti costi, stimati in oltre 150 milioni di euro». Dopo un primo stralcio di interventi, però, le operazioni si sono bloccate «a causa – spiega Sani – dei “consueti” intoppi burocratici. Da oltre due anni la Soprintendenza competente sta temporeggiando e non rilascia le valutazioni necessarie per avviare l’iter dei lavori in alcuni siti inquinati».

Il FIUME MERSE


Le bonifiche da fare sono due. Una riguarda il fiume Merse, nella zona di Boccheggiano, comune di Montieri. Come è noto, nel 2001 si allagò l’ex miniera di Campiano, dove erano stoccate le ceneri di pirite contenenti arsenico e altri metalli pericolosi provenienti dal Casone di Scarlino. L’acqua inquinata tinse il fiume di rosso. Nei primi anni 2000 fu realizzato il depuratore. Poi, nel 2009, fu stretto l’accordo per la bonifica tra ministero dell’Ambiente, Regione e Mibact, «un intervento – spiega Sani – da 20 milioni di euro, già stanziati, con progetti depositati due anni fa, che è ancora fermo». La Soprintendenza deve infatti ancora stabilire se i resti dei manufatti industriali della zona sono di interesse.

FENICE CAPANNE

Gli altri sito da bonificare sono Fenice Capanne e, in misura minore Niccioleta, a Massa Marittima, zona dove sorgevano i bacini di decantazione e la laveria. Che la situazione sia esplosiva lo testimonia un particolare. «Questi bacini – spiega Sani – si trovano sopra un fosso che sfocia nel fiume Bruna. Che a sua volta sfocia a Castiglione della Pescaia». Anche qui il progetto di bonifica c’è. Ma, anche qui, si aspetta la valutazione della Soprintendenza.

«INTERVENGA IL GOVERNO»

Da qui l’interrogazione di Sani che ritiene «necessario un interessamento del governo per sbloccare la situazione, per controllare e preservare gli ecosistemi acquatici e le falde freatiche, per contrastare il dissesto idrogeologico e per valorizzare le ricchezze ambientali presenti; anche per garantire nuove opportunità e strumenti per lo sviluppo del territorio. Le attività minerarie sono cessate da circa 40 anni e non è tollerabile che i siti compromessi siano ancora da ripristinare a causa di una burocrazia estenuante».

SITI DA VALORIZZAERE

In entrambi i siti Eni ha ancora la concessione mineraria. E può sbarazzarsene – per restituire le aree alla fruizione pubblica – solo a bonifiche concluse. Solo allora i Comuni potranno valorizzare le aree, farne ad esempio luoghi di turismo. Ed è quello che le amministrazioni stanno aspettando. «Ringrazio Luca Sani che getta una luce su vicenda – dice il sindaco di Montieri Nicola Verruzzi – In questo momento in cui si parla di ripartenza, sarebbe importante partire anche con queste bonifiche. Le miniere chiusero a metà anni Novanta. Nei primi anni 2000 fu realizzato il depuratore. Poi con il ministero dell’Ambiente, la Regione e il Mibact fu avviato il progetto bonifica. Ma, non trovando convergenza tra istituzioni, si andò davanti al presidente del consiglio, Renzi. Che scelse di non scegliere e rimandò tutto all’attività di concertazione». Da lì una serie di modifiche progettuali. «Ma di base rimane la difficoltà oggettiva di arrivare a determinazioni certe da parte della Soprintendenza». L’urgenza, va da sé, c’è. E non solo per togliere l’inquinamento. «Lì – spiega Verruzzi – ci sono le Roste di Boccheggiano, le montagne rosse, luogo incredibile che potrebbe e potrà avere uno sviluppo turistico». Anche il sindaco di Massa Marittima, Marcello Giuntini, spera in una rapida soluzione. «Il percorso delle bonifiche è durato fin troppo e non se ne vede la fine. Al momento la normativa impedisce di avviare la valorizzazione, finché le bonifiche non sono interamente completate. E non solo. Ci sono poi cinque anni di monitoraggio e altro tempo ancora per altri passaggi burocratici. Insomma, prima di dieci anni almeno non si potrà valorizzare il sito. Sarebbe auspicabile poter iniziare già durante il monitoraggio».

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