Grosseto, si delinea la giunta: Giacomo Cerboni silurato

Giacomo Cerboni, da assessore al bilancio a "silurato" (Foto AgenziaBF)

Il sindaco Vivarelli Colonna compone la squadra di governo: entrano Angela Amante e Sara Minozzi

GROSSETO. «Dura lex, sed lex» (legge dura, ma legge). Il criterio delle preferenze adottato dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna in combinato disposto con l’obbligo di legge sulla parità di genere, esalta i vincitori e lascia sul campo "morti e feriti". Gli assetti istituzionali sono di fatto chiusi, in tempi relativamente brevi. Fratelli d’Italia porta a casa un assessore in più, Bruno Ceccherini, che si aggiunge a Simona Petrucci e Fabrizio Rossi, assurto al grado di vicesindaco in virtù del bottino cospicuo di preferenze. La lista del sindaco, vincitrice putativa della competizione interna al centrodestra, si gode la riconferma di Riccardo Ginanneschi, la promozione della confartigianale Simona Rusconi (probabile al bilancio), in omaggio allo schieramento «manu militari» del presidente Gianni Lamioni, e il premio di consolazione (si fa per dire) della presidenza del consiglio comunale all’ex assessore Fausto Turbanti.

La Lega, penalizzata dalle urne, ottiene lo stesso tre assessori grazie al ripescaggio di Turbanti nella lista sindacale, che produce l’effetto di emancipare ad assessore due donne nella stessa lista, Angela Amante (sociale) e Sara Minozzi (istruzione), oltre alla riconferma di Riccardo Megale (polizia municipale e personale). E infine Luca Agresti per Forza Italia, che pare destinato a tenersi la cultura.La politica ha le sue regole, e fra queste c’è il "gioco della torre". A cadere dall’alto di un assessorato senza paracadute istituzionale è l’ex assessore a bilancio e personale, Giacomo Cerboni. Che in forza della legge Severino, per i prossimi due anni, non potrà accedere a incarichi nelle società partecipate, come Sistema o Farmacie comunali. Voci dal sen fuggite narrano di un suo sacrificio a seguito di divergenze con sindaco e segretario comunale. Cerboni, irraggiungibile al telefono, ha affidato a un messaggio WhatsApp ai suoi sostenitori la propria delusione. Che dopo poche ore è finito online. Innumerevoli, come a ogni elezione, gli aspiranti assessori traditi nelle proprie aspettative dalle urne.

Fra i vincitori del risiko assessorile, senza dubbio Riccardo Ginanneschi. Che con le sue 806 preferenze ha sbalordito gli agguerriti competitori interni alla lista Vivarelli Colonna sindaco. Staccando il vincitore designato, nonché pupillo del sindaco, Turbanti. Dato con imprudente anticipo per mattatore. L’ottimo risultato è stato in buona parte figlio della competizione serrata fra candidati. «Partivamo dal precedente dieci per cento, e pur avendo l’obiettivo di migliorarci nessuno si aspettava un risultato così eclatante - commenta senza sbottonarsi Ginanneschi - Il mio risultato è figlio dell’impegno di molte persone appartenenti a mondi trasversali, riconducibili all’associazione Nuovo Millennio che è stata in grado di aggregare storie personali ed esperienze diverse, come quelle di Carla Minacci e di Amelia Gaviano con le quali ho corso in tandem. Tanti amici che mi hanno sostenuto come espressione d’impegno civico, anche se la mia matrice culturale e familiare è socialista». Stuzzicato sulle grandi manovre per la ricostituzione di un partito di centro, Ginanneschi non si tira indietro: «È un argomento politico all’ordine del giorno, che rilanciano da Roma. Non ho elementi per dire se il progetto si concretizzerà e con chi. So che a Grosseto c’è un’area civica, liberale e moderata non piccola, che in noi ha trovato rappresentanza politica». Quanto alle sue deleghe, i rumors parlano di una battaglia soda che gli porterà in dote i lavori pubblici. «A me piacerebbe occuparmi di reperimento di risorse sui bandi per finanziare progetti strategici. Deciderà il sindaco».

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