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Grosseto, bambino di 9 anni morso da una vipera: trasportato al Meyer in elicottero

Al Parco della Maremma è dovuto intervenire l'elisoccorso per accompagnare in ospedale il bambino morso da una vipera (Foto d'archivio)

Il piccolo stava percorrendo un sentiero con la famiglia all'interno del Parco della Maremma: le guardie della riserva naturale hanno guidato i soccorritori lungo un sentiero di oltre un chilometro

ALBERESE. Stava facendo un’escursione con i genitori, martedì 12 ottobre, quando è stato morso da una vipera. La quiete che di solito anima il Parco della Maremma è stata bruscamente interrotta da una richiesta di aiuto: quella lanciata da una famiglia di turisti tedeschi che si era incamminata verso l’Abbazia di San Rabano, lungo uno degli itinerari più affascinanti che attraversano il parco regionale. Padre, madre e figlio di nove anni erano giunti nelle vicinanze dell’abbazia quando, all’improvviso, il bambino è stato punto da una vipera: di solito, rammentano gli esperti, prima di aggredire, la vipera soffia e in alcuni casi offre qualche istante di tempo perché si possa fare un salto indietro; il bambino però potrebbe essere rimasto atterrito dalla vista del rettile e non aver fatto in tempo ad allontanarsi dal raggio di azione di esso.

Nei pressi dell’Abbazia di San Galgano è giunto l’elisoccorso mentre gli operatori sanitari del 118 - accompagnati dalle guardie del Parco della Maremma, che hanno fatto loro strada per oltre un chilometro e mezzo di itinerario - hanno raggiunto la famiglia a piedi. Il bambino, che ai soccorritori è apparso visibilmente intontito dal veleno iniettato dal rettile, è stato portato con l’elisoccorso all’ospedale Meyer di Firenze, specializzato nell’assistenza sanitaria ai piccoli. Nel tardo pomeriggio di martedì 12 ottobre le condizioni del bambino risultavano stabili e non era in pericolo di vita. La famiglia tedesca si era incamminata verso l’Abbazia di San Galgano da sola: in questo periodo non ci sono visite guidate ma gli itinerari del Parco della Maremma hanno del resto percorsi ben identificati e possono essere seguiti in autonomia anche da chi non è esperto di trekking. Un dettaglio ha reso più facile la richiesta di aiuto da parte dei genitori, nonostante gli attimi di sbigottimento e l’apprensione per le condizioni del figlio: la buona conoscenza della lingua italiana, dicono i testimoni.

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