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C’è un filo diretto tra la Maremma e Pisa per riaprire l’ippodromo del Casalone

Le piste dell’ippodromo del Casalone oggi

Prende forma l’ipotesi di rendere l’impianto complementare a quello di San Rossore: «Ci sono investitori interessati»

GROSSETO. Sorpresa: al Casalone potrebbero tornare a correre i cavalli. Il 1° ottobre è uscito allo scoperto il costituendo Comitato per la rinascita dell’ippodromo dei grossetani, il cui battesimo – forse per l’imminenza delle elezioni amministrative – è passato sotto traccia. Adesso, però, si scopre che dietro a questo Comitato c’è molto di più dell’intento romantico di non disperdere la grande tradizione dell’ippica maremmana. Non c’è vagheggiamento ma ci sono elementi tangibili, ovvero potenziali investitori (non grossetani) interessati a ridare una seconda chance al Casalone. E c’è un filo diretto tra Grosseto e Pisa, la città del grande ippodromo di San Rossore.

IL COMITATO


È di una decina di giorni fa la lettera aperta alla città con cui 23 firmatari – appassionati e operatori a vario titolo del mondo dell’ippica, fantini, allevatori e allenatori di cavalli da corsa, tra cui il notissimo Riccardo Menichetti – annunciano la nascita di un Comitato per la riapertura del Casalone. Il primo firmatario è Andrea Pieroni, grossetano, ex consigliere comunale: «Nel giro di 15 giorni – spiega Pieroni – individueremo i cinque componenti del consiglio direttivo del Comitato, passo necessario per la costituzione formale di esso». Dopodiché il Comitato potrà essere operativo: con quale missione? «Il Comitato – spiega Pieroni – intende proporsi come soggetto garante per eventuali investitori che si facessero avanti per la gestione del Casalone». Viene da chiedersi perché proprio ora: l’ippodromo è chiuso dalla primavera 2018, da quando corse e montepremi del galoppo vennero ceduti al trotter dei Pini di Follonica: «Perché qualcosa si sta muovendo – aggiunge Pieroni – Abbiamo avuto dei contatti anche con Pisa».

SOTTO LA TORRE

Dal nord della Toscana è tutto confermato: «Per l’ippodromo del Casalone c’è interesse – dice Marcello Lazzeri, consigliere comunale di Pisa e conoscitore del mondo dell’ippica – E non si esclude che, in Toscana, ci siano ipotetici investitori e/o cordate che potrebbero farsi avanti. Una soluzione molto interessante potrebbe essere quella di fare del Casalone un impianto complementare a quello di San Rossore. Per altro, a differenza dell’ippodromo Caprilli di Livorno, le piste del Casalone sono state mantenute molto bene. Noi siamo interessati perché Grosseto è Toscana e riaprire il Casalone ridarebbe forza al mondo dell’ippica». «A questo punto – conclude Lazzeri – è necessario capire cosa c’è dietro, dopodiché l’obiettivo deve essere quello di rivedere le corse a Grosseto».

IL QUADRO

“Cosa c’è dietro”, come dice Lazzeri, è presto detto. La Maremmana Corse Cavalli, la “holding” dell’architettura societaria che custodisce il bene-ippodromo, è da tempo in bilico dopo la notifica dell’atto di precetto del Monte dei Paschi di Siena, che – in qualità di creditore – nel 2019 batté cassa perché si rientrasse dell’esposizione debitoria. Una delle ipotesi per mettere in salvo la società venne subito individuata nella vendita dell’ippodromo abruzzese di San Giovanni Teatino: tale bene è sempre stato in pancia alla società Ippoinvest, che era controllata al 100 per cento dalla società Ippodromo del Casalone il cui 93,5 per cento era detenuto, appunto, dalla Maremmana Corse Cavalli. Questo era il quadro societario all’atto di precetto del Monte dei Paschi. Va da sé che se l’ippodromo abruzzese fosse stato venduto, il beneficio si sarebbe riverberato sull’intera architettura societaria. Dal bilancio 2017 della società Ippodromo del Casalone – l’ultimo bilancio prima della sospensione delle corse – emergeva un debito di otto milioni e 709mila euro; il grosso dell’esposizione debitoria era verso il sistema bancario e ammontava a circa sei milioni: ed era sostanzialmente l’effetto dell’investimento per l’acquisto dell’ippodromo abruzzese.

IL FONDO USA

Proprio sulla vendita dell’ippodromo abruzzese, nel novembre 2020, Giampiero Pieraccini, per anni alla guida della Ippoinvest, dichiarava: «È in corso una trattativa con un fondo di investimento americano. Si tratta di una trattativa reale». Tant’è che sulla base di questo interessamento – documentato, si parlava di un’offerta economica da sette/otto milioni di euro – da parte del fondo Usa, Sandro Santi, commercialista con studio a Firenze, aveva messo a punto un piano di ristrutturazione per evitare l’aggressione della capogruppo da parte delle banche e accantonare la strada del concordato preventivo che si era palesata. A distanza di circa due anni, Santi dichiara, per quel piano di ristrutturazione, «di non aver sentito più nessuno». Certo è che la società Maremmana Corse Cavalli non è in concordato preventivo (almeno non lo era fino al 2020). Come si evince dai documenti del Registro Imprese della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, il 21 maggio 2019 il Tribunale di Grosseto trasmise il decreto del 4 aprile 2019, depositato il 18 aprile 2019, di ammissione con riserva della domanda di concordato preventivo presentata dalla società; ma il 28 maggio 2020 il Tribunale di Grosseto ha trasmesso il decreto del 16 gennaio 2020 di estinzione della procedura della domanda di concordato preventivo.

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