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Favoreggiamento della prostituzione: accordo con il pm, Carlotti è tornato libero

Grosseto: concordato un patteggiamento da 2 anni, l’indagato ha donato una somma a un’associazione a titolo espiatorio 

GROSSETO. Sono cessati gli arresti domiciliari per Valerio Carlotti, l’imprenditore di 50 anni finito sotto misura alla fine di luglio perché sospettato di essere responsabile di favoreggiamento della prostituzione.

La decisione segue l’accordo che l’indagato e il suo difensore, l’avvocato Roberto Baccheschi, hanno raggiunto con il sostituto procuratore Giovanni De Marco che ha coordinato le indagini dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di via Monterosa. Un accordo che parte dal presupposto che Carlotti ha collaborato in pieno con l’autorità giudiziaria, ammettendo le proprie responsabilità, risolvendo tutti i contratti di locazione degli immobili (sono cinque) che hanno fatto parte delle indagini, e anche la donazione di denaro in favore dell’associazione Olympia de Gouges, che si occupa di donne maltrattate, a titolo di espiazione e riparazione morale.


Per quanto riguarda il patteggiamento, questo è stato quantificato in due anni e 10mila euro di multa: l’ipotesi della Procura – che a questo punto non verrà più discussa – è quella che Carlotti abbia costituito “case di prostituzione”, dal momento che all’interno di queste era stata riscontrata la presenza di persone che esercitavano il mestiere. Solo favoreggiamento, nessun riferimento allo sfruttamento, come aveva spiegato lo stesso indagato. La pena è stata sospesa. Dice l’avvocato Baccheschi: «Carlotti vuole lasciarsi questa vicenda alle spalle, pagina chiusa. Il pm si è reso conto della grande superficialità dimostrata dal mio assistito, non scusabile, ma anche dell’assenza di ogni forma di sfruttamento. Anche perché Carlotti ha affittato quegli appartamenti non soltanto a prostitute».

È stata concessa l’equivalenza tra le aggravanti (l’aver favorito più donne) e le attenuanti generiche. Il comportamento processuale, le ammissioni rese nel corso dell’interrogatorio di garanzia e in quello del 6 settembre scorso hanno portato a questa conclusione.

E la donazione? «È l’esempio concreto – spiega Baccheschi – della volontà di espiazione, la dimostrazione della consapevolezza della propria superficialità».

Misura cessata ieri pomeriggio, Carlotti ha potuto subito riabbracciare i familiari; in queste settimane gli era stato concesso di incontrare due volte alla settimana i figli. «Questa è la dimostrazione del grande equilibrio che ha guidato l’autorità giudiziaria in questa vicenda».

Vicenda chiusa a due mesi dall’esecuzione della misura firmata dal gip Sergio Compagnucci, ancora in fase di indagini preliminari. Indagini partite dalle segnalazioni di alcuni cittadini che lamentavano movimenti strani in varie zone della città. Per alcuni mesi controlli e pedinamenti si sono susseguiti, unitamente al controllo dei tabulati telefonici dell’indagato: e non soltanto le utenze di Carlotti ma anche quelle di altre persone ritenute coinvolte. Esaminata anche la documentazione bancaria.

Cinque gli appartamenti gestiti: via Mascagni, piazza de Maria, in via Trieste (due alloggi) e via Tevere.

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