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Per 20 anni da solo nella fabbrica chiusa, ora va in pensione l’ultimo custode di Orbetello 

Luciano Serafinelli, l’ultimo dipendente rimasto nell’ex polverificio di Orbetello Scalo

Nel 2002 la Sipe Nobel, stabilimento di polveri da sparo, chiuse i battenti e come ultimo dipendente restò Luciano Serafinelli: «Nel 2016 il rave fu un colpo al cuore». Ecco il suo racconto

ORBETELLO. Nel 2002 quando l’azienda chiuse, restò solo un dipendente: lui. Adesso anche Luciano Serafinelli, l’ultimo guardiano finora rimasto a presidiare il complesso dell’ex Sipe Nobel va in pensione.

Dal 1º ottobre non sarà più un dipendente della Santangelo, la società che rilevò lo stabilimento di polveri da sparo di Orbetello Scalo. Da quando l’azienda è stata chiusa ormai 19 anni fa, ne ha curato con grande cura e attenzione le manutenzioni. Faceva potature e tutto quello che era necessario per evitare il degrado del vecchio polverificio. Luciano entrò in fabbrica il dieci marzo 1986. Aveva 27 anni. Oggi ne ha 62. «Entrai con un contratto di formazione lavoro – racconta un po’ emozionato dentro una delle stanze della ex Sipe Nobel – e come prima mansione ebbi quella da operaio. Ho girato ogni tipo di reparto, da quelli che producevano polvere da sparo per la caccia fino alla dinamite. Sono stato tecnico di reparto, addetto alla sicurezza, impiegato. Dentro questa fabbrica ho fatto di tutto».


Nel 1993, quando fu dismesso il reparto delle polveri da caccia, Luciano fu trasferito all’ufficio tecnico. Da quel dieci marzo Serafinelli non ha più lasciato la fabbrica. Quando iniziò a lavorare nella ex Sipe Nobel i dipendenti erano circa 400. Quando la struttura nacque ne aveva circa 1000. La Sipe Nobel per molti anni, insieme alla ex Sitoco, ha dato lavoro a tantissimi orbetellani. «Se mi chiedessero se sarei disposto a fare di nuovo tutto lo rifarei, esattamente nello stesso modo», dice lui. Il sessantaduenne conosce ogni angolo dei 470 ettari di proprietà. Li ama come fossero la sua casa. Lui di eventi ne ha vissuto molti, compresi quelli della crisi, nel 1993 e poi della successiva chiusura nel 2002. «Nel 1993 fu fatta una riorganizzazione del personale e alcuni dipendenti furono mandati in cassa integrazione. Io poi fu richiamato. Ero una sorta di jolly e questo forse mi ha aiutato a restare sempre in azienda. Questo lavoro mi è sempre piaciuto».

Fra gli eventi più drammatici ci sono alcuni incidenti, pochi, per fortuna e non mortali, almeno da quando avvenne la sua assunzione e un grosso incendio che devastò circa 55 ettari di macchia. «Qui dentro io ho assistito a tutto: l’ultimo evento più drammatico è stata la tromba d’aria – aggiunge – aveva abbattuto moltissimi alberi. Tutte le strade interne erano ostruite». C’è però un avvenimento che più di ogni altro è stata una “stilettata al cuore”. «Il rave – spiega – è stato duro da affrontare. Sapere che qualcuno aveva violato questa proprietà e l’aveva contaminata lasciando poi un cumulo di rifiuti è stato difficile da mandare giù. Nei giorni del rave di Valentano, quando c’è stato lo sgombero, sono venuto spesso a controllare che non si rifugiassero qui. Fu uno sfregio troppo grande per me». L’ultimo dipendente della ex Sipe Nobel era molto legato a Mariano Pravisani, il re degli esplosivi. «Era molto legato alla fabbrica di Orbetello – dice Luciano – perché era un sogno del padre aver investito qui. Quando chiuse cercò di assicurare a tutti una ricollocazione. Lui voleva portare avanti il sogno del padre e avrebbe voluto, prima della sua morte, vedere questa proprietà riqualificata. Non ci è riuscito. Speriamo possa avvenire». Tra alcuni giorni Luciano chiuderà il cancello verde della ex Sipe Nobel per sempre, ma il legame rimarrà dentro di sé.

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