Capitale della Cultura, la corsa a due di "casa nostra": spaccatura tra Grosseto e i Comuni dell'Amiata

In provincia di Grosseto è spaccatura tra il capoluogo e il territorio dell'Amiata per la corsa a Capitale italiana della Cultura 2024 (Foto d'archivio)

Il capoluogo presenterà un progetto, un altro sarà redatto dai territori del Monte insieme ad alcune aree della provincia di Siena. Parlano i sindaci e gli amministratori

GROSSETO. La scadenza è il 19 ottobre. Entro quella data c’è un progetto da presentare per convincere il ministero. E dalla provincia di Grosseto di proposte ne partiranno due. Entrambe con l’obiettivo di guadagnarsi lo scettro di Capitale italiana della Cultura 2024. Da una parte il capoluogo, dall’altra i comuni dell’Amiata. E non solo loro. L’idea di una candidatura unica - di cui si parla da tempo - ora è ufficialmente tramontata. La cosa curiosa è che la parola fine all’ipotesi del "piano condiviso" arriva nel giorno - giovedì 16 settembre - in cui i sindaci della zona nord della provincia lanciano un invito all’unità territoriale. Ognuno correrà per conto suo. L’Amiata pensa al Monte e punta verso Siena. Grosseto si guarda allo specchio e si piace un sacco. Non è una guerra. Ma una scelta chiara. Da cui nessuno muoverà un passo indietro. Perché ognuno difende "casa propria".

LA LETTERA DELLA PACE

Roccastrada, Monterotondo Marittimo, Gavorrano, Civitella Paganico, Cinigiano, Massa Marittima, Montieri, Follonica, Castiglione della Pescaia. Nove Comuni. Nove sindaci che giovedì 16 settembre hanno firmato una lettera in cui chiedono una candidatura provinciale. «Grosseto è se stessa e tutti noi, immigrati e emigranti allo stesso tempo. Nel candidarla a capitale della Cultura - si legge nella comunicazione dei sindaci della zona nord - il Comune di Grosseto ha compiuto un atto importante e coraggioso, di cui gli va dato merito, ma nel contempo, non ha tenuto conto delle caratteristiche più profonde della città. La forza del capoluogo risiede in tanti luoghi. Lo dimostra anche la contestuale candidatura dell’Amiata che ha valore, ma è anch’essa parziale. Le candidature di Grosseto e dell’Amiata a capitale della Cultura hanno questo grande limite, è come se si volesse ricondurre una città policefala o una porzione di territorio ad avere artificiosamente una testa sola. Questa può essere, invece - spiegano i nove sindaci nella lettera scritta per tentare la strada della candidatura unica - una grande occasione per chiarire e chiarirsi, ricondurre la ricerca dell’identità di Grosseto e della sua provincia a una caratteristica unica di città grande, diramata come un fiume, in cui non esiste un vero centro e ogni luogo è ugualmente importante». Quindi, la proposta conclusiva. «Trasformiamo la candidatura di Grosseto e dell’Amiata a Capitale della Cultura in una candidatura che unisca i Comuni di tutta la Maremma e l’Amiata per dare forza e un senso compiuto alla proposta. La ricomposizione della provincia di Grosseto in un’idea è un cammino unitario che è certamente un bene per tutti e può aprirci ad una fase nuova sotto le insegne della cultura». A margine della nota, poi, Francesco Limatola, primo cittadino di Roccastrada, rafforza il concetto. «Quella di Grosseto - dice - è una candidatura monca. Va rafforzata con l’accorpamento di quella dell’Amiata».

«SE VOGLIONO, CI SIAMO»

La "lettera delle pace" a nove firme contiene belle parole. Punta sulla voglia di compattezza. Ma appare un po’ fuori dalle dinamiche reali che scorrono dietro alla vicenda. Per intendersi: Grosseto e Amiata vogliono fare ognuno a modo proprio. E per stare insieme una delle due parti dovrebbe "piegarsi" all’altra. E nessuno vuole farlo. «Quando un paio di mesi fa abbiamo parlato con i Comuni dell’Amiata, abbiamo detto loro che li avremmo accolti volentieri all’interno del nostro progetto. Non sono parsi interessati. Noi - spiega Luca Agresti, vicesindaco di Grosseto - stiamo lavorando alla proposta da presentare al ministero già da un anno, mentre dalle parti dell’Amiata, fino a poco tempo fa, non avevano definito alcun incarico progettuale. Rimaniamo pronti a collaborare». Il messaggio inviato da Grosseto è chiaro: cara Amiata, se stai con noi bene. Altrimenti corriamo da soli.

I GALLI NEL POLLAIO

Ma allora è meglio stare uniti oppure ognuno per i fatti suoi? Secondo Mario Lolini, ex consigliere comunale di Grosseto fresco di dimissioni, deputato e commissario regionale della Lega, «quando ci sono troppi galli nel pollaio si rischia di fare confusione. L’idea della candidatura unica è nobile, ma non vorrei che portasse a un clima di tensione interno in grado di favorire le altre città in lizza». Anche Lolini, dunque, non disdegna l’idea di due progetti separati.

FINE DELLA DISCUSSIONE

A mettere fine alla discussione, nella serata di giovedì 16 settembre, ci pensa il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini. «I comuni dell’Unione dell’Amiata hanno deciso. Presenteremo un progetto assieme ai territori senesi di San Quirico d’Orcia, Radicofani e Castiglione d’Orcia. La nostra scelta politica è quella di valorizzare il territorio  amiatino, insieme ai Comuni di Abbadia San Salvatore e Pincastagnaio. Grosseto proseguirà per la sua strada. Due candidature distinte in provincia non sono una sconfitta, ma la dimostrazione che la Maremma è viva e variegata». La candidatura "montana" è sorretta da 12 Comuni: Arcidosso, Castel del Piano, Castell'Azzara, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano, Semproniano, San Quirico d’Orcia, Radicofani, Castiglione d’Orcia, Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio. Finisce il sogno del progetto condiviso. Inizia ufficialmente la corsa "locale" a due. Grosseto da una parte. Amiata dall’altra.