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Poliziotta ruba i soldi delle multe, 119mila euro spesi al bingo e alle slot: come funzionava il "sistema"

L'ex sovrintende capo è stata condannata al risarcimento dalla Corte dei Conti (Foto d'archivio)

La Corte dei Conti ha condannato al risarcimento nei confronti del ministero dell'Interno l'ex responsabile dell'ufficio verbali della polizia stradale di Grosseto

GROSSETO. In tre anni si è intascata 119mila euro. I cittadini pagavano le contravvenzioni. Lei riscuoteva e utilizzava il denaro per giocare al bingo e alle macchinette. Poi ha tentato di insabbiare tutto, facendo sparire 24 pagine del registro di cassa dell’ufficio verbali. Ma non è riuscita a scampare a un’indagine interna, che l’ha incastrata. Era stata sospesa nel 2019, mai reintegrata perché riconosciuta affetta da ludopatia. Ora, Catia Vegni, 57 anni, ex sovrintendente capo della polizia stradale di Grosseto, è stata condannata a pagare 129.590, 36 euro al ministero dell’Interno, a titolo di danno patrimoniale. I reati a suo carico sono peculato e distruzione di atto pubblico.

LA CONFESSIONE

In particolare, Vegni ha sperperato nel gioco d’azzardo 119.585,20 euro, ovvero i soldi di 174 multe pagate dai cittadini, ma mai versati allo Stato dall’allora responsabile dell’ufficio verbali della stradale di Grosseto. Catia Vegni si è intascata i soldi dal 29 aprile del 2017 al 12 giugno del 2019. E il 6 dicembre 2019, nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto, ha ammesso tutto. Rivelando la sua più grande debolezza. Quella che le ha rovinato l’esistenza. «È tutto vero. Non mi sono resa conto della grandezza della cifra - ha spiegato di fronte agli inquirenti -, la mia malattia è quella delle macchinette. Nessuno si è accorto degli ammanchi - ha confessato Vegni - perché gestivo io i registri di cassa e andavo io a fare i versamenti». Dalle indagini è emerso che la Vegni era cliente abituale della sala bingo di Grosseto e del Casinò Cafè, sempre a Grosseto, in via Svezia, e giocava cifre elevate.

 

IL "SISTEMA"

Dal 2017 la Vegni fece in modo di occuparsi in via esclusiva della cassa di riscossione delle multe della polizia stradale, facendo in modo che i colleghi non potessero controllare telematicamente il riepilogo mensile del conto corrente. Diede inoltre l’ordine - a voce - di far pagare i contravventori in contanti. Direttamente all’ufficio verbali.

L’ULTIMO TENTATIVO

L’ex sovrintendente capo della polizia si è intascata 19.585,29 euro nel 2017, 65.922,60 nel 2018 e 33.858,45 nel 2019. A ottobre del 2019, poi, ha deciso di tentare di eliminare le prove che avrebbero potuto incastrarla. In un ultimo - disperato - tentativo di farla franca. Ha distrutto una parte del registro di cassa dell’ufficio verbali, ma così facendo ha soltanto aggravato la sua posizione. È stata sospesa in via cautelare dal servizio il 13 dicembre del 2019, e dichiarata dalla commissione medica di Firenze perennemente non idonea al servizio. Troppo forte dentro di lei "il mostro" del gioco d’azzardo. Nel giugno del 2020 è stata rinviata a giudizio. Ora è arrivata la condanna. Una storia che ha scosso l’ambiente della polizia stradale di Grosseto, dove la Vegni era molto conosciuta. Dentro di lei si è insinuato un tarlo tremendo, che l’ha portata a perdere il controllo. Fino a farle compiere ripetutamente un illecito che non avrebbe mai potuto passare inosservato. Ovvero intascarsi i soldi delle multe.

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