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Il dramma di Umberta, via la casa dei sogni e i risparmi di una vita: «Tradita dalla giustizia»

L'abitazione sequestrata che non è mai stata consegnata alla pensionata

Il cantiere dove stava sorgendo la sua nuova abitazione è stato sequestrato: la pensionata ha perso tutto, e ora non riesce ad avere indietro i suoi soldi

GROSSETO. «Giustizia è fatta». Tre parole confortanti quelle che chiudono le sentenze di tribunale. Ma è davvero giustizia quando una pensionata, dopo una vita di lavoro, vede scivolare via dalle mani il sogno di comprarsi una casa tutta sua, con i suoi risparmi, senza possibilità di avere indietro i soldi, sfumati negli anni che sono serviti a delle indagini e a un processo che non hanno niente a che fare con lei? Perché, se «giustizia è fatta», una donna, una cittadina, che ha solo cercato di darsi un tetto onestamente, si ritrova, senza colpa, privata dei suoi soldi e senza casa? La storia è quella di Umberta Marzola, 74 anni, ex amministrativa dell’università di Ferrara, trasferita in Maremma negli anni Duemila, due figli. Il suo desiderio era semplice per quanto legittimo: smettere di vivere in affitto e comprarsi un appartamento.

Un sogno infranto una sera del 2009 quando alla tv locale sente la notizia che non avrebbe mai immaginato: l’appartamento di nuova realizzazione in quel di Arcille che a giorni la cooperativa edilizia aveva promesso di consegnarle, finisce sotto sequestro giudiziario, e con esso tutto il complesso edilizio quasi completato, per una vicenda a lei totalmente estranea. «A qualche anno dal mio trasferimento a Grosseto - racconta Umberta - inizio a guardarmi in giro per acquistare un appartamento tramite mutuo e mi rendo conto che i prezzi non sono alla mia portata. Un’agenzia immobiliare mi propone l’acquisto di un appartamento che una cooperativa, la Società Cooperativa Nuova Arcille, stava costruendo poco fuori Grosseto. Questa soluzione poteva essere l’unica strada per diversi motivi: in costruzione significava prezzo più basso e io avrei versato quote per l’avanzamento dei lavori. Decido così di prendere questa strada: anche se vivere all’Arcille per me era un pochino lontano, non volevo continuare a vivere in affitto come avevo fatto per tutta la mia vita».

È la fine del 2007 quando arriva l’annuncio tanto sospirato: «La cooperativa mi dice che la consegna prevista per fine 2008 sarebbe stata rispettata. ,nel rispetto del mio contratto di affitto, a tempo dovuto do la disdetta. A dicembre 2008, tuttavia, mi comunicano che la consegna sarebbe stata spostata a febbraio 2009 per completare l’urbanizzazione del fabbricato. Così cerco una casa provvisoria, anche se, naturalmente, gli affitti brevi sono più onerosi di quelli a lungo termine». Non sapendo dove portare i mobili, la signora chiede, e ottiene, dalla cooperativa di metterli in quello che in fin dei conti era il suo garage. Proprio quel febbraio, però, il fulmine a ciel sereno. «Guardando le notizie in tv, scopro che tutta la costruzione era appena stata sequestrata dalla magistratura». Umberta non poteva immaginarlo, ma il complesso residenziale in costruzione, dove aveva intenzione di andare ad abitare, era finito nella più grande inchiesta mai realizzata a Campagnatico, l’inchiesta "Amici miei", che per anni ha portato i magistrati a indagare su presunti episodi di corruzione, frode e altre ipotesi di reato in seno all’allora amministrazione guidata da Elismo Pesucci.

«Non sono assolutamente in grado di descrivere cosa provai - ricorda Umberta del momento in cui sentì la notizia del sequestro giudiziario alla tv -. Mi sembrò, e questo lo ricordo bene, che il mondo mi fosse davvero caduto addosso. Nei giorni successivi tentai di mettermi in contatto con la cooperativa, ma passarono diversi giorni prima di avere la possibilità di parlare con qualcuno. Che, comunque, mi disse di stare tranquilla perché si sarebbe risolto tutto presto». E così nei mesi successivi. «La risposta era sempre che si sarebbe risolto tutto a breve. E io continuavo a fare affitti brevi. Ma questo ha significato cambiare casa cinque volte in un anno. All’ennesima telefonata e richiesta di spiegazioni, risposte e certezze, la cooperativa mi dice che era meglio trovassi una sistemazione definitiva, rilasciandomi una carta dove dichiarava che mi era debitrice, e restituendomi una piccolissima parte di quanto mi spettava con la promessa che avrebbe fatto in modo di restituirmi il rimanente».

Come è noto, nel 2017 la vicenda giudiziaria si è chiusa con la completa assoluzione di tutti gli imputati. Non ci fu corruzione, non ci fu frode. E anche alcuni abusi minori furono sanati. Insomma, l’indagine non portò da alcuna parte. Se non al capolinea di un sogno, quello di Umberta. La cooperativa, infatti, non ha retto a tutti questi anni di stop ed è finita in liquidazione. «Sono ormai passati più di dieci anni - dice Umberta - e ancora aspetto di ricevere quanto dovuto, o meglio aspettavo. Perché la legge permette che ci siano creditori di serie A, come le banche, e creditori di serie Z, come i semplici cittadini. Ecco qua, questo è ciò che la legge permette, anzi crea: sequestra un cantiere per sospetta frode, abuso e fa in modo che un cittadino, un pensionato, un piccolo risparmiatore ne paghi le conseguenze, e più volte. La magistratura, per appurare i fatti che poi hanno portato all’assoluzione, si è permessa di far passare anni su anni. E io non posso nemmeno permettermi di pensare di riavere i miei soldi. Giustizia è fatta».

Marzola, seguita dall’avvocato Giacomo Ceccariglia, ha deposto le armi. Non si è costituita nel procedimento penale. «In tutto questo - conclude però con amarezza - c’è chi ha avuto un danno economico e d’immagine. Ma io sono stata letteralmente messa di mezzo, lasciata senza tutela, ho perso i miei soldi guadagnati lavorando onestamente e duramente, i risparmi di una vita e, ancora più importante, ho perso il sonno e certamente la fiducia nella fantomatica giustizia. Grazie ai legislatori che hanno fatto leggi buone e giuste per le banche, per far fare carriera e bella figura a qualche magistrato. Fate la riforma oppure no, tanto se le priorità alla base delle riforme saranno sempre quelle, non affannatevi a farle, andate in vacanza e smettete di riempirvi la bocca di parole come giustizia. Le piramidi - sentenzia Umberta -  dopo secoli sono ancora lì perché hanno curato le fondamenta».

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