Centrodestra bocciato al Tar: a Castiglione lista Cesario a 9 e scintille “interne”

Federica Ambrogi

Laura Bianchini esclusa, costretti a lasciare (per le quote rosa) Mazzini e Renzetti

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. A Castiglione della Pescaia la lista ufficiale di centrodestra vive giorni duri.

Ieri, 13 settembre, il Tar ha bocciato a “Viva Castiglione Alfredo Cesario sindaco” il ricorso contro l’esclusione dalla lista della candidata consigliera Laura Bianchini per l’autenticazione della sua candidatura sul modulo di un altro Comune, certificata dal consigliere leghista grossetano Pasquale Virciglio.

Esclusione che a sua volta ha comportato il depennamento automatico di altri due consiglieri uomini – Edoardo Mazzini e Sebastiano Renzetti – per mantenere l’alternanza uomo/donna. A seguire il centrodestra ha chiesto a un altro candidato in lista – Roberto Andreini – di ritirarsi, per poter ricandidare al suo posto il depennato Mazzini, evidentemente ritenuto indispensabile per il suo peso politico.

La manovra, tuttavia, avrebbe potuto avere esiti paradossali. Secondo l’avvocata Federica Ambrogi, donna in vista del centrodestra castiglionese, infatti, questa mossa rischiava di avere per esito il taglio dalla lista di centrodestra di un ulteriore candidato: cioè otto candidati invece degli originari 12, poi ristrettisi a nove. Perché

«Mazzini – ha argomentato la Ambrogi – non potrebbe evitare l’esclusione prendendo il posto di Andreini».

L’avvocata ha squadernato il suo ragionamento giuridico in un comunicato stampa che ha ulteriormente agitato le acque. «Ciò – ha sottolineato – per un principio molto semplice e consolidato, espresso dal Consiglio di Stato, secondo il quale la rinuncia alla candidatura che avvenga dopo la scadenza dei termini per la presentazione delle liste esplica effetti solo sul diritto all’elezione del rinunciatario e non sulla composizione della lista». Ieri pomeriggio, però, il Tar ha confermato che la lista di centrodestra avrà nvoe consiglieri, e che il ritiro di Roberto Andreini consente a Edoardo Mazzini di correre per il Consiglio comunale.

Coi due esclusi dalla lista Renzetti e Andreini per garantire la parità di genere. Perché Ambrogi ha deciso di tornare sulla vicenda, girando il coltello nella piaga del centrodestra castiglionese? Raggiunta al telefono a domanda diretta non prova a svicolare.

«Io rimango una donna che sta nel campo culturale del centrodestra – spiega – L’ho fatto per onorare la verità in una vicenda in cui oramai non ho più ruoli, ma rispetto alla quale non ho visto atteggiamenti trasparenti». Ambrogi, infatti, pareva la predestinata a essere candidata sindaca. Fino al blitz di Lega e FdI che hanno imposto la candidatura di Cesareo. Che, si sostiene in modo bipartisan negli ambienti politici castiglionesi, per tenere tranquille le truppe di Forza Italia avrebbe promesso la poltrona di vicesindaco a Massimiliano Palmieri. Ambrogi ha fatto a suo tempo il classico passo indietro per tenere uniti i ranghi. Defilandosi per dissensi sui contenuti della campagna elettorale.

«Da metà luglio – conclude l’avvocata, finendo di rispondere alla domanda – io non ho preso parte né alla formazione della lista, né alla definizione del programma. Prendendo atto di quel che succedeva dai giornali. A ogni modo il centrodestra mi preme, ma devo dire che non vedo né un programma coerente né contenuti politici. Con ambiguità e poca trasparenza. Così come non posso non constatare una differenza abissale fra i tre candidati sindaco in lizza».

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