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Grosseto, il crollo nel 2019, le rassicurazioni e l'abbandono: «Noi sfollati, da due anni ancora senza casa»

Il lenzuolo appeso fuori dal palazzo inagibile di via Cimabue

Due anni fa il cedimento del solaio in una palazzina. Gli abitanti furono evacuati. Da allora nulla si è mosso. «Ci hanno lasciati soli»

GROSSETO. C’è chi è ospite da familiari o amici e chi deve pagare l’affitto. Da due anni. Una decina di grossetani è fuori casa dall’estate 2019.

«Siamo stati lasciati soli», scrollano le spalle due di loro fuori dall’edificio transennato. La storia risale all’8 agosto di quell’anno, quando l’improvviso crollo di un solaio in una palazzina, tuttora transennata ai civici 1-3-5-7 di via Cimabue angolo via Orcagna, ha reso l’edificio inagibile e provocato l’evacuazione di tutte le famiglie. Ancora non è stato sistemato niente da quel giorno, anzi la desolazione aumenta sempre di più. In zona c’è aria di abbandono e le erbacce sono alte. La viabilità all’incrocio è stravolta e ha provocato disagi e lamentele, ma il punto dolente sono soprattutto loro, gli sfollati di cui (raccontano) nessuno si è mai occupato. Soprattutto nel momento in cui successe il fatto, in piena emergenza. «La gente non si rende conto di cosa significhi non avere più una casa. Noi che ci ritroviamo così senza aver fatto niente di male».


GLI SFOLLATI

«Da 2 anni senza casa». È scritto così in un lenzuolo appeso alle recinzioni, laddove «2 anni» è scritto in neretto. Il procedimento giudiziario per accertare eventuali responsabilità è in corso e pure il Covid ha rallentato i tempi, ma i condòmini sono rimasti nella terra di nessuno, costretti a elemosinare un tetto a parenti e amici o a pagarsi le spese di altri alloggi «senza nessun aiuto o interessamento dal Comune. A volte basterebbe una parola».

Michele Virgili, 56 anni, lavora al Consorzio agrario ed è il portavoce di 6 famiglie evacuate. Al suo fianco Stefano Manganelli, altro condomino, è colui che ha vissuto in tempo reale lo spavento del crollo e l’ha scampata. In quelle ore era a casa e alla vigilia del crollo – racconta – «si erano formate piccole crepe, che poi si sono fatte sempre più grandi, per tutta la lunghezza del muro portante di 9 metri. A un certo punto mi sono visto franare tutto davanti. Per fortuna ero in prossimità della porta – dice Manganelli – Ho fatto tre passi e mi sono trovato il piede sinistro nel vuoto, dietro era crollato tutto. Ho fatto un salto e sono uscito. Se fossi stato due metri indietro mi sarei trovato tra le macerie». Lui era in costume, ha piantato tutto lì ed è fuggito. Mostra le foto della distruzione: gli interni sono devastati; da allora sono rimasti così. È stato tutto un fuggi fuggi. Michele Virgili invece non era a casa. «Non facevo ferie da anni e quei giorni mi trovavo all’Elba. Invece c’era mio figlio, che stava nel giardino di casa con alcuni amici. Mi ha raccontato che è stata come una bomba, i vetri sono schizzati fino a 50 metri. Da tutte le parti c’erano pezzi in giro, una nuvola di detriti e polvere. Da quanto era sotto choc ha voluto dormire in giardino per non lasciare la nostra casa. Ci abbiamo lasciato la nostra vita, in quell’appartamento, ci sono le nostre storie e i ricordi. Là dentro ci sono anche le ceneri di mia madre. Era orfana di guerra, mia nonna comprò questa casa nel 1954».

DOVE SONO

Le famiglie evacuate sono sei, per circa una decina di persone. Manganelli paga l’affitto da due anni, Virgili invece si è trasferito dai parenti. «Ci siamo trasferiti dai suoceri in tre persone: io, mia moglie e mio figlio più il cane - dice lui - Nel frattempo mio suocero è morto. Il gatto abbiamo dovuto lasciarlo qua in via Cimabue». Non poteva essere portato anche lui: una vicina lo va ad accudire.

NESSUN AIUTO

Gli inquilini lamentano aiuti zero dal Comune. «Non abbiamo mai ricevuto nessun sostegno, nessuna telefonata, neanche un interessamento o un cenno. Non una convenzione con qualche struttura magari per abbatterci i costi che ci siamo dovuti sobbarcare per un altro alloggio, o le spese per essere fuori casa, nulla di nulla. Abbiamo avuto un’emergenza enorme ma è come se non ci fosse stata. Come se il nostro problema non esistesse. L’unica cosa di cui si sono occupati? È la viabilità».

PURE LE SPESE

«Anzi. Non solo non abbiamo ricevuto aiuti, ma il Comune ci ha persino chiesto di pagare le spese per la segnaletica della viabilità che è stata modificata». Virgili mostra le fatture arrivate (con tanto di solleciti) e relative alla viabilità pubblica stravolta davanti al palazzo in via Cimabue, e che però «abbiamo contestato tramite i nostri legali».

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