Latte Maremma compie 60 anni: «Ecco il nostro piano per crescere ancora»

L'ingresso dello stabilimento Latte Maremma (Foto Latte Maremma)

Il consorzio di 50 produttori vuole fare rete con altre aziende. Il presidente Tistarelli: «Pronti a collaborare, condividendo i nostri camion»

GROSSETO. Il latte e i latticini come elementi identitari del territorio e moltiplicatori di crescita anche per altri prodotti agroalimentari. È in estrema sintesi il progetto messo a punto dal consorzio Latte Maremma, che associa 50 aziende grossetane conferitrici di 20 milioni di litri di latte all’anno. Il marchio della centrale di via Scansanese è già conosciuto, in primis per il latte fresco, in tutta la Toscana e si trova sugli scaffali di alcuni colossi della grande distribuzione organizzata. Ma il progetto del presidente, Fabrizio Tistarelli, e del consiglio d’amministrazione aziendale va al di là della semplice strategia di marketing, e mira a costruire un modello di business cooperativo per promuovere i prodotti made in Maremma.

A illustrare i contenuti e qualche dettaglio, in occasione dell’anteprima della Fiera del Madonnino che inizia venerdì 10 settembre, sarà lo stesso Tistarelli. Che così festeggerà nel migliore dei modi il 60° anniversario della nascita del consorzio, che in era pre Covid ha raggiunto quota 32 milioni di fatturato. «L’idea - spiega il presidente - è di promuovere una collaborazione continuativa con le altre aziende del territorio dalle produzioni agroalimentari a forte tipicità e con quelle turistico ricettive, con l’obiettivo di mettersi in rete e guadagnare fette di mercato puntando sull’ottima reputazione della Maremma. Per fare questo abbiamo investito su quello che abbiamo chiamato Pala Maremma, un padiglione di Grosseto Fiere che abbiamo preso in gestione per tre anni, che utilizzeremo come hub logistico e funzionale del progetto che volgiamo costruire insieme a chi ci sta».

Ma come si tradurrà in pratica questo disegno ambizioso? «Per entrare nel merito - aggiunge Tistarelli - provo a fare qualche esempio concreto. Il consorzio dei produttori del Latte Maremma ha una flotta di circa cento tra camion e pulmini che giornalmente viaggiano sulle strade della Toscana e oltre. Su questi mezzi potrebbero viaggiare anche altri prodotti tipici della Maremma per raggiungere le loro destinazioni, e così condividere, ottimizzare e ridurre i costi di trasporto. Oppure, noi abbiamo in provincia una rete di un migliaio di agriturismi, ma vale anche per altre strutture ricettive. Potremmo costruire per loro dei pacchetti su misura di prodotti tipici ritagliati sulle loro esigenze, e che allo stesso tempo promuovano l’immagine della Maremma: da latte e latticini, a vino e olio». Insomma, le sempre auspicate, e mai praticate, "sinergie", che troppo spesso non hanno attecchito nel frastagliato mondo imprenditoriale maremmano.Sul piano della diversificazione dei prodotti già decisa - oltre il corebusiness del latte fresco - Latte Maremma è in attesa spasmodica di mettere in rampa di lancio il proprio Gran Maremma. Un formaggio duro da tavola che guarda al mercato dei formaggi di grande formato - tipo Parmigiano o Grana Padano - che valorizzi le produzioni di latte dei soci.«Siamo in attesa - dice Tistarelli - della conclusione del primo ciclo di stagionatura che ci sta curando un grosso caseificio di Brescia, mentre per la sezionatura ci avvarremo di un’azienda emiliana. Non vediamo l’ora di testare il mercato. Intanto ci godiamo il successo del Blu Maremma, un erborinato tipo Gorgonzola, al doppio gusto dolce o piccante, che al "Cheese"di Brà è stato considerato fra i migliori dieci in Italia nel suo segmento di prodotto».