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Meno vino ma di qualità eccellente: in forte ascesa Vermentino e Ciliegiolo

I Consorzi della Maremma fanno il punto: «Calo medio, diversificazione al top». Obiettivo del mercato: potenziare l’export

GROSSETO. «La Maremma non annoia da un punto di vista vitivinicolo, perché c’è una grande diversificazione di prodotto – dice Luca Pollini, direttore del Consorzio di tutela della Doc Vini della Maremma Toscana – e anche se quest’anno la vendemmia registrerà un calo medio di produzione dal 10 al 15%, ci sarà di che togliersi molte soddisfazioni».

È stata un’annata particolare in tutta la Toscana, e anche la provincia di Grosseto non fa eccezione. Difficile trovare una situazione omogenea su tutto il territorio, dove la raccolta delle uve darà esiti a macchia di leopardo, a seconda dell’impatto che le gelate di inizio aprile e la successiva siccità hanno avuto sulle coltivazioni. Tutti si aspettano viceversa una buona qualità. «Da fine agosto – aggiunge Pollini – è iniziata la vendemmia delle uve che maturano prima come Vermentino, Chardonnay, Merlot, Viognier e Ciliegiolo. Cui seguiranno le altre, a partire dal Sangiovese. Quest’ultimo, essendo un vitigno come altri con fase vegetativa precoce, è molto sensibile alle variazioni climatiche. Una valutazione realistica dell’andamento produttivo si potrà fare solo a consuntivo, perché tutto dipenderà da come la gelata primaverile, con basse temperature prolungate, ha colpito da azienda ad azienda. Sulla bontà dei vini invece non ci sono dubbi: la primavera piovosa seguita da luglio e agosto siccitosi non sono una novità in questa zona della Toscana; la vite è una pianta rustica e se l’è cavata bene. Il decorso asciutto e le temperature alte, seguite dal calo delle minime degli ultimi giorni, hanno avuto per esito uve sanissime e di qualità».


Si attendono grado zuccherino, polifenoli e profumi ottimi. A fare una parte della fortuna della vitivinicoltura maremmana, con il boom degli impianti vitati registrato tra fine anni’90 e inizio dei 2000, è stata l’introduzione di nuove varietà internazionali, un po’come a Bolgheri, con le uve a bacca bianca che hanno avuto un discreto successo in virtù delle condizioni pedo climatiche del territorio, e della sua vicinanza al mare. «Il blasone vitivinicolo – dice Pollini – è ancora appannaggio di altri territori della Toscana, ma la Maremma in quegli anni ha avuto il più alto incremento di impianti vitati d’Italia. Oggi abbiamo una grande varietà di produzioni che trarranno vantaggio da questa vendemmia. E in modo particolare il Vermentino, di cui più dei 1650 ettari coltivati in Toscana sono nel Grossetano e il Ciliegiolo (65 per cento dei 275 ettari regionali), che stanno avendo molto successo fra i consumatori». «Per le uve del Morellino – spiega Alessio Durazzi, direttore del Consorzio di tutela della Docg scansanese – la gelata porterà a una carenza di prodotto intorno al 20 per cento, ma la situazione non è drammatica come pareva all’inizio. La gelata ha danneggiato di più i vigneti a fondo valle, mentre l’andamento della maturazione è ovunque ottimo. Il mercato del Morellino – chiosa Durazzi – va molto bene: in Italia è un vino molto conosciuto, mentre l’export incide sui fatturati per un 30 per cento. Consolidato posizionamento e rinomanza in Italia, ora ci impegneremo per ampliare la quota di mercato all’estero». Tornando alla Doc Maremma Toscana, il cui disciplinare prevede 42 tipologie di vino la metà delle quali oggi imbottigliata, oggi le superfici rivendicate equivalgono a 2300 ettari, e risulta la denominazione più imbottigliata in provincia. «Entro breve – conclude Pollini – il Mipaaf pubblicherà il disciplinare unico per certificare la sostenibilità ambientale delle produzioni vitivinicole. E questo, considerate le caratteristiche del territorio, ci darà nuove opportunità di crescita. Specie sui mercati del nord Europa».

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