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Sull'Amiata si producono mascherine anti Covid di ultima generazione

Da sinistra Matteo Santori, responsabile della produzione, Andrea Cavallo, ingegnere, e Marco Papalini, responsabile commerciale. In basso le mascherine in vendita in una delle parafarmacie all’interno dei supermercati Conad di Grosseto

Ad Arcidosso la neonata azienda Pramam  crea presidi filtranti per protezione individuale che si stanno imponendo sul mercato. Trattengono al 99% e lasciano respirare

ARCIDOSSO. Si chiama Pramam, è una giovane start up costituita da tre aziende dell’Amiata, e la notizia è che si sta conquistando una solida reputazione in Italia come una delle migliori aziende nazionali che producono presidi filtranti per protezione individuale: le mascherine chirurgiche, ffp2 e ffp3 – oggi in auge contro il Covid – delle quali l’azienda ha già venduto da marzo di quest’anno a oggi oltre due milioni di pezzi. Prevalentemente ad aziende, distributori a farmacie ed enti pubblici. «Il nostro punto di forza con i clienti – spiega il responsabile commerciale Marco Papalini – consiste nel fatto che le mascherine che produciamo coniugano una filtrazione particellare superiore al 99 per cento e una traspirabilità maggiore di 1,5 millibar in espirazione a un flusso di 160 litri al minuto. Che si traduce in una facilità estrema e confortevole di respirazione, soprattutto per chi deve indossarle a lungo».

In questa fase ad Arcidosso sono otto gli addetti che lavorano nell’azienda, che produce i tre tipi di dispositivo di protezione individuale grazie a un macchinario progettato e sviluppato in casa, e realizzato in partnership con un’azienda specializzata di Torino. L’occasione per sviluppare questo tipo di produzione l’ha fornita ovviamente la pandemia di Sars-Cov-2, ma il progetto non è decollato per caso. All’inizio dello scorso anno, in pieno picco della prima ondata, tre aziende amiatine con una solida esperienza nel settore di test, analisi chimiche e biologiche, e ricerca sui materiali compositi – Tosti srl (Castel del Piano), Certema (Cinigiano) e Laboratorio Bioricerche (Castell’Azzara) – hanno unito le forze per rispondere alla richiesta di aiuto della Regione Toscana. Che aveva bisogno di un interlocutore affidabile per testare e valutare la valanga di mascherine che invadevano il mercato per arginare il diffondersi del virus. Poi Fosco e Ilaria Tosti insieme all’ingegner Andrea Cavallo hanno deciso di costituire la Pramam, acronimo di produzione, ricerca e analisi materiali per mascherine, per valorizzare le competenze acquisite in questo ambito.

«Le nostre mascherine – dice Papalini – sono realizzate in polipropilene filato e usano un materiale filtrante melt-blown. Sviluppato il prototipo abbiamo superato un lungo iter per avere il via libera dall’ente certificatore, e da marzo abbiamo potuto iniziare a venderle sul mercato. Riscontrando subito un bel successo, anche per il rapporto tra qualità elevata e costo accessibile». A facilitare la diffusione e conoscenza dei prodotti di Pramam è stato all’inizio il vasto portafoglio clienti dei tre soci fondatori. Tosti, Certema e Bioricerche, infatti, hanno potuto contattare circa 700 aziende potenzialmente interessate. Anche solo per la protezione sanitaria dei propri clienti.

«Obiettivamente – conclude Papalini – in questa fase le mascherine di elevata qualità come le nostre si vendono praticamente da sole. Ma l’azienda ha valutato che in futuro, quando sarà alle spalle l’esperienza del Covid, l’utilizzo di questo tipo di presidi di protezione individuale sarà comunque molto superiore a quanto non succedesse nel 2019. Per questo stiamo studiando e progettando mascherine ancora più avanzate, per rispondere a bisogni di sicurezza di microbiologi, chimici, ingegneri o altre categorie di persone che ne abbiano bisogno».

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