Benvenuti a Grosseto, città hip-hop: parola di 2Mind

Andrea Santi, in arte 2Mind

Andrea Santi ha appena lanciato il suo ultimo album, "Talisker", tutto made in Grosseto, dove racconta se stesso e la Maremma in chiave rap

GROSSETO. La musica hip-hop, anche nelle sue varie derivazioni, è ormai il genere di riferimento per intere generazioni, nonché quella che registra il maggior numero di ascolti. Verace, viscerale e quasi sempre sfacciato – sia nei temi sia nel lessico – questo genere è lo specchio di ciò che i giovani e giovanissimi vivono: dal centro di una grande città, alla periferia, fino alla provincia.

Anche a Grosseto vi è sempre stata una “scena” di rapper che descrivono la propria visione del mondo partendo da cassa e rullante. Uno di questi è Andrea Santi, in arte 2Mind. Classe 1995, inizia a fare rap nel 2008 e da cinque anni si cimenta anche nell’organizzazione di eventi musicali e artistici.

Dopo anni di mixtape da solista e una militanza nel gruppo crossover “La Fonderia”, che tra il 2017 e il 2018 ha collezionato date da Grosseto a Bologna, nel 2020 scrive il suo primo album ufficiale “Talisker”, uscito quest’anno in tutti i digital stores. Un album completamente maremmano: Spectha, roccastradino già componente di RocaLocaCrew, e MatMa, grossetano membro della TrashBand.waw, hanno curato la parte strumentale. Per quanto riguarda il suono, Talisker è stato interamente registrato e curato da Classe93 , anch’egli di TrashBand.waw.

L’unica featuring è con Asia, anche lei grossetana, il solo contributo al di fuori della nostra provincia è nella copertina del disco, curata da Marco Melgazzi, rapper e designer che vive a Pescara.

Andrea, cosa rappresenta per te questo album in questo particolare momento della tua vita?

«“Talisker” è un disco interamente pensato, scritto e prodotto durante il primo lockdown. Uscivo da un periodo che definirei un vero e proprio fermo musicale: due anni durante i quali mi sono concentrato sul mio lavoro di cuoco e sulla collaborazione all’organizzazione di alcuni eventi culturali a Grosseto, come “Trame Festival”, organizzato dal Collettivo Clan. Il lavoro era tanto e il tempo libero sempre meno: questo mi ha portato a trascurare l’unica cosa che veramente amo fare, scrivere. Trovarmi improvvisamente chiuso in casa e di nuovo padrone del mio tempo è stata una scoperta eccezionale, al di là della gravità della situazione che stavamo vivendo. Per me questo album è stata la riprova che è la musica a venire da te, persino quando hai deciso di smettere. È un disco introspettivo, dove mi metto a nudo e scompongo eventi personali, per ricomporli su carta così da capirli meglio anche io. Allo stesso tempo questo progetto rappresenta uno sfogo personale. Non mi illudo di riuscire a “sfondare”, e credo che questo mi renda più libero nella mia arte. Faccio musica quando e come mi va, senza aspettative o scadenze. E sono felicissimo così».

Quanto di Grosseto c’è in questo album? Ci sono in particolare luoghi, persone o esperienze che ti hanno ispirato nello scrivere “Talisker”?

«La vita nella nostra provincia ha influito parecchio sulla stesura del disco. Butto su carta con metafore e similitudini storie, luoghi e persone che hanno fatto parte della mia vita negli ultimi anni, da quando, dopo un periodo fuori da Grosseto, ho deciso di tornare a vivere qui. L’apertura dell’intro: “Non è che il mondo poi mi piaccia oppure possa farlo/ lascio i vestiti sulla spiaggia e poi mi butto in acqua” ad esempio, l’ho scritta pensando a Marina di Grosseto e a tutte le volte in cui, quando ho un dubbio o un periodo difficile nella vita, prendo la macchina e vado in spiaggia (specialmente d’inverno) e mi bagno il corpo come a purificare i pensieri, cercando una risposta grazie al contatto con l’acqua gelida. “Talisker” stesso è stato una sorta di acqua gelida volta a mettere in ordine i miei pensieri e a farmi ragionare. E poi i bar: io amo i bar e le loro storia. In particolare mi appassiona l’esperienza degli Speakeasy durante il proibizionismo americano: erano posti c illegali e gestiti dalla criminalità organizzata, ma che permettevano a tutti, in particolar modo a neri e immigrati, di divertirsi e di scambiare opinioni ed esperienze. Il testo di “Speakeasy” l’ho scritto pensando a Grosseto, a quei suoi bar, che, come ricorda anche Bianciardi, erano sempre aperti al vento e ai forestieri. Questi posti hanno sempre permesso uno scambio culturale e sociale, che ha arricchito molto la mia adolescenza, ma anche la mia età adulta».

Quant’è difficile fare musica in un luogo come la provincia di Grosseto?

«Io credo che sia una medaglia a due facce. Da un lato c’è una limitata presenza di locali e di realtà dinamiche che porta ad avere un numero minore di eventi e possibilità; dall’altro questa stessa limitatezza può diventare un punto di forza, in quanto è più facile "farsi strada" nell’organigramma di eventi quando la città è più piccola e hai modo di conoscere un po’ tutti. Occupandomi principalmente di musica underground e nello specifico di hip hop, ho avuto la fortuna di fare parte di un gruppo solido formato da alcuni dei migliori esponenti della scena rap maremmana e non solo. Con HipHopDiffusion, infatti, già da anni organizziamo eventi poliedrici con Marco Milaneschi (in arte Sera) che si occupa di writing ed areosol art, Edoardo Bernardini (in arte Bboy Xedo) che si occupa di breakdance e il sottoscritto che si occupa di musica. Inoltre, negli ultimi tempi sto vedendo un fermento di idee e persone che si mettono in gioco creando situazioni interessanti. Spero vivamente di riuscire a fare rete tutti insieme perché l’obiettivo finale è fare cultura. Punto. Resta il fatto, ahimé, che sei costretto ad andartene se vuoi fare davvero qualcosa di grosso, perché le opportunità reali sono altrove. Detto questo, da quando ho iniziato a fare musica nel 2008, ed ero un ragazzino, ho sempre visto un fermento di artisti nella mia città e ne sono sempre stato fiero. Abbiamo una gran quantità di persone che sanno fare arte e la sanno fare bene, e sempre più alcuni di loro decidono di tornare a vivere in provincia». --

*22 anni, studenteScienze politiche a Bologna

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