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Prostituzione in cinque appartamenti di Grosseto: chi è l'imprenditore ai domiciliari

La Procura della Repubblica di Grosseto in via Monterosa

Ex titolare di una pescheria, adesso è impegnato come rappresentante di materiale edile. Le accuse nei suoi confronti e la replica dell'avvocato

GROSSETO. Valeria Messalina era la moglie dell’imperatore Claudio, sposata quando aveva solo 14 anni e celebre per la vita dissoluta. Prende nome da lei l’indagine – chiamata appunto Messalina – che ha puntato a far luce su un giro di prostituzione in città ed è sfociata negli arresti domiciliari di un noto imprenditore grossetano di 50 anni.

Ieri mattina i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Grosseto hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare, emessa dal gip del tribunale di Grosseto Sergio Compagnucci nei confronti di Valerio Carlotti, ritenuto responsabile di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in cinque case cittadine. Ex titolare di una pescheria in centro a Grosseto in via Derna, attività ormai chiusa da tempo, Carlotti era adesso impegnato come rappresentante di materiale edile: ad assisterlo è l’avvocato Sergio Frediani del foro di Grosseto.


L’indagine, lunga e articolata, nasce per iniziativa dei carabinieri della polizia giudiziaria ed è stata coordinata dal pm Giovanni De Marco, a seguito di alcune segnalazioni da parte dei cittadini che da tempo lamentavano un presunto giro di prostituzione in diverse case della città sia in centro che nelle zone limitrofe. Avvistamenti sospetti, donne e uomini che entravano e uscivano: un via vai che movimentava diversi alloggi sui quali aleggiava – con sempre maggiore insistenza – l’ipotesi che vi fosse sfruttato il sesso a pagamento. Per oltre sei mesi gli investigatori hanno compiuto indagini e messo a punto fitti controlli e pedinamenti vicino agli alloggi sospetti, scandagliando i tabulati telefonici dell’indagato, le utenze sue e quelle delle persone che si presumevano dedite alla prostituzione, oltre alla documentazione bancaria. Dall’indagine – messa a punto sia con metodi tradizionali che con l’aiuto di sistemi tecnologici e satellitari – è emerso che sarebbe stata portata avanti un’importante attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione dentro (appunto) i cinque appartamenti che l’indagato gestiva in città.

Al setaccio anche molti siti web di annunci di sesso a pagamento, da cui è emerso un notevole giro di prostituzione ben radicato nel capoluogo. Molte persone dedite a prostituzione, sia italiane che straniere e provenienti da diverse zone d’Italia e non solo, avrebbero “lavorato” negli alloggi direttamente gestiti dall’indagato e si sarebbero rivolte a lui, in quanto ormai noto in quegli ambienti. E lui stesso, sempre in base alle ricostruzioni, avrebbe persino “vantato” di avere un’esperienza pluriennale nel settore, tanto da gestire direttamente l’intera filiera e decidere di volta in volta dove collocare chi si prostituiva, facendo da autista/accompagnatore alle case di appuntamento prescelte. Sempre stando alle indagini il 50enne si sarebbe occupato personalmente di affitti “illeciti” chiedendo a ogni prostituta somme di denaro anche oltre ai 500 euro alla settimana, per oltre 10.000 euro al mese. Carlotti avrebbe sin da subito mostrato, stando alla Procura e alla luce dei dialoghi captati durante le indagini, di essere perfettamente a conoscenza dell’attività di prostituzione che veniva consumata nelle cinque case spesso collocandovi contemporaneamente anche più di una prostituta per ognuno degli immobili, e dispensando via via suggerimenti e consigli utili per attirare più clienti, senza destare troppi sospetti nei condomini interessati. Da ieri l’imprenditore è ai domiciliari.

L’avvocato Sergio Frediani, che lo assiste, spiega di essere «in attesa di chiarire la situazione con il pm in attesa dell’interrogatorio che ancora non ci è stato comunicato» ma intanto nega ogni addebito. «Il mio assistito non ha mai avuto a che fare con la prostituzione» piuttosto «affittava alloggi di cui aveva disponibilità tramite un portale online, ma si trattava di affitti normalissimi per cercare una casa a turisti, a una famiglia del nord piuttosto che a un imprenditore di passaggio, comunque a normali clienti. Poi se una volta affittati in questi alloggi veniva svolta la prostituzione, questo è un dato che apprendiamo ora. Gli stessi introiti che riceveva erano relativi al canone di affitto e non ad attività legate allo sfruttamento della prostituzione». —

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