Mostra sui Longobardi: inaugurazione, aperture straordinarie ed eventi collaterali

GROSSETO. Duecento reperti, per la metà conservati dal Maam e per il resto ricevuti in prestito da 18 enti e musei. In mostra, al Museo archeologico e d’arte della Maremma, pezzi unici come la famosissima Lamina di Agilulfo, l’anello sigillo in oro di Faolfus, l’umbone di Villa Guinigi e la fibula longobarda dell’Arcisa.

L’inaugurazione venerdì, alle 18,30, con le autorità e su invito. Dalle 21, però, la mostra sarà aperta al pubblico, con ingresso libero, e sarà possibile assistere anche alle attività di ricostruzione storica curate dall’associazione La Fara. L’apertura straordinaria proseguirà fino alla mezzanotte. Alle 21,15, a numero chiuso e su prenotazione, la presentazione del libro del professor Marco Valenti, "Il Barbaricum. Una periferia che si fece centro".

Sabato 31 luglio, orario continuato per la visita alla mostra, dalle 11 alle 22, sempre con la possibilità di assistere alle attività dell’associazione La Fara.La direttrice scientifica del Maam, Chiara Valdambrini, e l’architetta Barbara Fiorini, che ha progettato l’allestimento della mostra, spiegano che gli stimoli sono stati due: «Riprendere in mano dopo anni, in una visione d’insieme, il Ducato di Tuscia, l’odierna Toscana e l’alto Lazio, nel periodo longobardo e raccontare la storia dei suoi confini, fino a raggiungere i luoghi a noi più vicini. È proprio tra il 568 e il 774 - aggiungono - che in tutta Italia avviene il grande cambiamento: un nuovo popolo, una nuova gestione, nuovi equilibri, un percorso intriso di suggestione e domande sul quale plasmare il futuro. Una riorganizzazione generale che ha pian piano scardinato ogni certezza preesistente, verso una nuova era».

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