I Longobardi che fecero la Toscana: una mostra evento ne racconta la storia

Un orecchino di epoca longobarda che sarà tra gli oggetti in mostra (foto Bonazza)

Da venerdì 30 luglio al Maam ricostruzioni, mappe e cimeli originali accompagnano alla scoperta di un periodo poco conosciuto

GROSSETO. “Una terra di mezzo”, dove la terra in questione non è quella partorita dalla fantasia di Tolkien, ma la Toscana, terra di mezzo tra la “Langobardia maior”, al Nord, e la “Langobardia minor”, al Sud.

A questa terra di mezzo è dedicata la mostra evento che si inaugura venerdì nelle sale del Museo archeologico e d’arte della Maremma. “I Longobardi e la nascita della Toscana” è il tema che la mostra vuole sviluppare e sviscerare, con un allestimento d’impatto, anche cromatico, che è stato sviluppato in quattro sezioni, e che è basato sull’idea dell’intreccio, simbolo della compenetrazione tra autoctoni e “invasori”, ma anche tratto distintivo di alcune decorazioni che si trovano frequentemente negli oggetti longobardi e nei decori artistici.

La mostra, curata da Chiara Valdambrini, direttrice scientifica del Maam, e dall’architetta Barbara Fiorini, nasce con l’obiettivo di narrare la grande epopea longobarda che ha caratterizzato e trasformato anche il Grossetano, lasciando un’impronta forte nella storia.

La prima sezione, nella sala d’ingresso, accoglie il visitatore nella “terra di mezzo” dove compaiono, oltre al titolo e l’incipit dell’Origo Gentis Langobardorum, due mappe, una dedicata alla migrazione e una alla progressiva conquista longobarda. Nella fascia superiore una linea temporale mostra la durata del regno, dal 568 al 774.

La seconda sala, totalmente immersiva e sensoriale, è dedicata a “Goti, Bizantini e Longobardi”. Vi sono ricostruite due sepolture femminili, con corredo, provenienti da Chiusi, entrambe con deformazione cranica, il tesoro di Galognano, la lamina di Agilulfo e l’anello sigillo di Faolfus. Sulle pareti della sala il testo dell’“atta unsar”, il Padre Nostro in gotico e, di sottofondo, la voce dell’attore grossetano Fabio Cicaloni lo recita sopra una base musicale evocativa.

La terza sezione è dedicata al Ducato di Tuscia e ad alcuni temi generali sul popolo Longobardo. In questa sala si trova la gran parte degli oggetti protagonisti della mostra: al centro i reperti di Roselle affiancati da quelli del territorio maremmano (Salica, Casette di Mota, Grancia, Talamone, Saturnia, Semproniano, Podere Macereto, San Martino sul Fiora, Pitigliano, Vetricella, Castiglione della Pescaia) e, tutto intorno, le altre testimonianze materiali che provengono dal resto del Ducato.

A seguire, un corner con la ricostruzione, a cura de “La Fara”, di due abiti longobardi, uno maschile ed uno femminile, e due punti multimediali, uno con il corto-promo della mostra e un video-documentario a cura della scrittrice e influencer Maria Angela Galatea Vaglio, che racconterà l’arrivo di Alboino, la storia di Teodolinda e la figura di Paolo Diacono, realizzato da Francesco Rossi e Luca Deravignone, mentre nell’altro sarà proiettato un video approfondito sull’abbigliamento e gli accessori longobardi preparato dall’associazione “La Fara”.

«Siamo fieri di proporre al pubblico questa mostra che racconta come la presenza longobarda nel nostro territorio non sia stata solo un passaggio sfuggente, ma una presenza fissa e stabile, come dimostrano i contesti e gli oggetti esposti» dicono il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il vicesindaco e assessore alla Cultura Luca Agresti.

Il progetto è rivolto al grande pubblico, ma anche a tutti gli addetti ai lavori che, numerosi, hanno accolto con piacere l’idea di questa mostra e hanno dato il loro fondamentale contributo nella selezione del materiale da esporre e nel catalogo che accompagna l’esposizione, rinnovando e arricchendo quanto già noto sulla Tuscia. Sono circa sessanta, infatti, gli esperti che hanno partecipato alla redazione del catalogo che uscirà a settembre.

L’archeologo e docente universitario Carlo Citter, del comitato scientifico della mostra, ha sottolineato come non sia mai stato realizzato un lavoro di questo genere sulla Tuscia Longobarda. «In genere in tutte le grandi mostre sui Longobardi in Italia questa parte della Tuscia era sempre tenuta in secondo piano – spiega Citter – dunque questa mostra è un unicum, è la prima volta di una completezza di questo genere nell’analisi e nel riesame dei contesti, sia editi che inediti, nella riconsiderazione di tutto il ruolo dell’età longobarda nella formazione della Tuscia».

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