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Cameriere di 20 anni in carcere per tentato omicidio: l'aggresione, il movente e le immagini delle telecamere

Le tracce di sangue sul pavimento dell’atrio della stazione ferroviaria di Grosseto

Il fatto alla stazione di Grosseto: sotto accusa un giovane residente ad Albinia, già indagato per altri episodi. Parla il suo avvocato

GROSSETO. Tentato omicidio. Accusa grave per un giovane di appena venti anni, cameriere di mestiere, portato in carcere mercoledì perché ritenuto responsabile dell’accoltellamento avvenuto nell’atrio della stazione ferroviaria, alcuni giorni fa.

Derick Ranier Mendes Tiribocchi, nato in Brasile nel 2001, ha tra l’altro a carico un altro procedimento penale sempre per un tentativo di omicidio, datato gennaio scorso. Quello che originariamente era un semplice divieto di avvicinamento (alla prima persona oggetto dell’aggressione) si è trasformato (per il secondo episodio) nella detenzione in carcere, su richiesta del pm Valeria Lazzarini. Richiesta accolta dal giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci.

Tiribocchi è stato identificato in seguito alle indagini svolte dai carabinieri e poi raggiunto ad Albinia, dove abita. Qui è stata effettuata una perquisizione che ha portato al sequestro di alcuni coltelli; sarebbe anche stata formulata un’ulteriore contestazione, quest’ultima relativa a un’ipotesi di rapina.

Secondo la ricostruzione dell’episodio avvenuto alla stazione, effettuata dall’Arma anche grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza esistente, l’indagato avrebbe incontrato un giovane uomo di poco più grande, di nazionalità messicana, e sarebbe nata una discussione. Non sarebbe stata la prima volta: scintille ci sarebbero state anche la sera precedente. Il motivo pare fosse legato a questioni sentimentali, a una ragazza in altre parole. Tiribocchi avrebbe colpito al volto con un pugno il messicano, e sempre al volto lo avrebbe ferito dopo aver tirato fuori un coltello. Più colpi, più ferite. E quando il messicano aveva cercato rifugio dall’aggressione allontanandosi, Tiribocchi avrebbe cercato di inseguirlo di nuovo. Poi la fuga.

Le immagini delle telecamere, secondo gli investigatori, non lasciano dubbi, né in merito alle responsabilità né in merito alla dinamica. E per questo motivo è stato chiesto l’aggravamento della misura. Il giudice nota la gravità dell’aggressione e la pericolosità elevata dell’indagato, che ha agito in quest’ultima circostanza pur essendo sotto indagine e sotto misura per l’altro episodio. E poiché a questo punto sussiste il pericolo di reiterazione del reato, il giudice ha deciso per la carcerazione.

«Il mio assistito in realtà sostiene di essersi solamente difeso – dice l’avvocato Emiliano Goracci che assiste Tiribocchi e che ha avuto un colloquio con l’indagato nella giornata di mercoledì – Anzi, era stato aggredito la sera precedente da quella stessa persona, che lo aveva picchiato. Poi si sono incontrati di nuovo». Insomma, Tiribocchi avrebbe solamente cercato di difendersi. Poiché non è chiaro, secondo il difensore, a chi sia appartenuto il coltello del ferimento, poiché i due fatti che hanno fatto ipotizzare il tentato omicidio sono distinti e anche distanti nel tempo, a giudizio di Goracci non vi è alcuna forma di pericolosità sociale e non vi è motivo di trattenere l’indagato in carcere: «Ho chiesto al giudice la trasformazione della detenzione in cella con gli arresti domiciliari», spiega l’avvocato.

Il giudice darà una risposta all’istanza nelle prossime ore. —

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