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Va alla guardia medica me nessuno apre: «Deve chiamare Grosseto oppure il 112»

La palazzina che ospita la guardia medica a Follonica

Odissea di una donna al distretto di viale Europa: vietato entrare negli ambulatori senza essere prima passati dal centralino 

FOLLONICA. Le procedure di accesso alla guardia medica di Follonica rischiano di creare difficoltà ai cittadini che hanno bisogno del servizio. È questa la conclusione cui è arrivata, suo malgrado e per esperienza diretta, una follonichese che domenica scorsa ha avuto bisogno di utilizzare la struttura del golfo ma che si è trovata davanti quasi un muro di gomma sotto forma di autorizzazione telefonica che sembrava non arrivare mai. Mentre il suo stato fisico peggiorava minuto dopo minuto.

«Ho avuto bisogno della guardia medica domenica mattina quando il medico di famiglia non è reperibile – spiega Cristina Cini, raccontando la sua esperienza – non mi sentivo bene anche a causa della mia patologia, ho il diabete da 30 anni, ma non tanto da dover chiamare un’ambulanza, quindi poco prima delle 9 mi sono recata alla guardia medica al presidio Asl in viale Europa. Arrivata alla struttura scopro che per le procedure anticovid in corso l’accesso diretto non è possibile ma è necessario chiamare un numero telefonico di Grosseto per farsi aprire. Quindi la persona che mi deve aprire è a due metri da me ma devo chiamare il capoluogo. Inizio a chiamare il numero ma per almeno 20 minuti nessuno mi risponde, così traballante e sotto il sole mi dirigo al punto di primo soccorso, che è adiacente alla guardia medica, nella speranza di un intervento».


Dopo qualche minuto alla donna ha risposto un medico al quale ha spiegato la sua situazione, ovvero che aveva bisogno della guardia medica ma che al numero telefonico non rispondeva nessuno. « Ma anche lui - prosegue - non mi ha potuta aiutare. Mi ha detto di essere al corrente del problema ma di non sapere cosa dirmi e cosa fare. A questo punto mi sorgono due domande: se un paziente non ha con sé il telefono è destinato a rimanere fuori dalla struttura? E poi: è normale che un medico non possa uscire o intervenire per aiutare una persona che sta male solo perché non sanno come risolvere un disservizio?».

Ma la disavventura è solo all’inizio perché andando avanti le situazioni paradossali non fanno che aumentare. «Il medico del primo soccorso mi dice che devo chiamare il 112 – continua la donna – alla centralinista racconto il mio problema, le spiego di essere davanti al primo soccorso di Follonica e le dico che voglio solo che qualcuno mi apra ma come risposta ricevo la richiesta precisa di specificare il numero civico dal quale sto chiamando. Ma io non avevo bisogno di un’ambulanza che mi venisse a soccorrere, solo che qualcuno mi aprisse una porta. Quindi chiudo la telefonata, torno alla guardia medica dove nel frattempo erano arrivate altre tre persone, comincio a sbattere i pugni sulla porta e finalmente si affaccia la dottoressa di guardia che probabilmente fino a quel momento non si era accorta di niente, tanto che capisce la situazione e mi fa subito entrare provvedendo poi lei a contattare il famoso numero di Grosseto e a fornire le mie generalità: è stata l’unica persona che in questa storia, appena ha potuto e come ha potuto, si è fatta parte attiva per risolvere la situazione».

La disavventura sembrava essere arrivata ai titoli di coda ma, come nei film hollywoodiani, c’è stato un ulteriore sviluppo, stavolta frutto di un mero incidente che avrebbe potuto capitare in qualsiasi momento. «Appena finita la visita cerco di uscire ma la maniglia non si gira – conclude Cristina Cini – in pratica eravamo chiuse dentro all’ambulatorio. Così la dottoressa chiama Grosseto e chiede che qualcuno venga ad aprire, solo dopo qualche altro urlo e colpo alla porta finalmente qualcuno sente e ci libera. Al netto di questo ultimo episodio ritengo che la procedura di accesso alla struttura vada snellita e semplificata, so che ci sono state in passato situazioni simili vissute da altre persone, non sembra quindi un caso sporadico di una domenica mattina, i modi per sistemare quello che non va ci sarebbero senza troppi passaggi. Capisco i protocolli ma quando si ha in mano la salute delle persone non ci si può permettere di creare delle problematiche come quelle che ho vissuto io». —

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