Contenuto riservato agli abbonati

Omcidio del Filare: Sonia e Mirko, due verità a confronto. Ma le accuse sono ancora incrociate

Mirko Meozzi e Sonia Santi

La donna ha sostenuto in aula che l’amico aveva organizzato la rapina per recuperare della cocaina. Lui racconta: «Mi ha chiesto di andare con lei a spaventare gli spacciatori, lo aveva già fatto» 

GAVORRANO. «Sonia mi ha proposto di andare con lei a spaventare gli spacciatori, per prendere la droga gratis». «È stato Mirko a chiedermi di portare la pistola per prendere la droga gratis dagli spacciatori». Se dopo l’arresto Mirko Meozzi e Sonia Santi si erano reciprocamente accusati di aver fatto fuoco, uccidendo la sera dell’11 agosto 2019 Bouazza Jarmouni, 25 anni, e di aver ferito gravemente Rahhal El Jarmouni, 22 anni, ieri mattina nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto, lo scontro a distanza tra la donna di Suvereto e il follonichese è avvenuto su chi dei due avesse avuto l’idea di rapinare i due ragazzi che spacciavano nel bosco dei bacini di San Giovanni, al Filare di Gavorrano. Un punto fermo, nel racconto dei due, c’è stato. «Il giorno prima ero stato là perché mi dovevano dare una ricompensa», ha spiegato Meozzi. Il quarantaseienne, che si riforniva spesso e volentieri dagli spacciatori del Filare, era stato contattato da uno di loro che gli aveva chiesto di fargli una ricarica del cellulare da 20 euro. «In cambio mi avrebbero dato della cocaina – ha detto – ma quando sono andato a prenderla insieme a Sonia che mi ha accompagnato con la sua auto, era una dose più piccola di quello che mi aspettavo di ricevere». A quel punto, stando al racconto di Meozzi alla sostituta procuratrice Anna Pensabene, Sonia Santi avrebbe proposto all’uomo di tornare nel bosco dello spaccio con la pistola, per spaventarli e prendere un po’di droga gratis. Per rapinarli. «È stato Mirko a chiedermi se la sera dopo lo avrei riaccompagnato lì, per portare via qualcosa senza pagare», ha detto durante il suo esame la Santi.

Secondo Meozzi, difeso dagli avvocati Roberto Cerboni e Donatella Panzarola, Sonia Santi (difesa dall’avvocata Loredana Giuggioli), aveva già utilizzato quel metodo altre volte. «Mi ha raccontato che qualche volta lo aveva già fatto di spaventare gli spacciatori per andare via senza aver pagato la droga – dice Meozzi – e che era una cosa abbastanza semplice. Io quel giorno ero arrabbiato perché mi avevano dato meno droga del dovuto, ma non volevo davvero che finisse così». Arrivati al Filare, il quarantaseienne si sarebbe trovato la pistola della donna in pugno. «Mi ha detto di andare a fargli paura – spiega – ma di quello che è successo dopo che ho sparato il primo colpo, non ricordo nulla, ho avuto un blackout – dice – so che la perizia ha stabilito che sono stato io a sparare: mi assumo la responsabilità di quello che è successo, ma di quei minuti non ricordo nulla». Poche ore prima si erano sentiti al telefono e avevano parlato di andare al Filare «a fare quel lavoretto». Dai file audio ricavati dai cellulari dei due, quella frase l’avevano detta entrambi, quella sera.


Meozzi parla del primo colpo, partito inavvertitamente. Santi spiega invece che l’amico, che pure l’aveva contatta per andare a «far paura agli spacciatori», non avrebbe saputo che lei aveva con sé la pistola. «Mi aveva chiesto di portarla ma gli avevo detto di no – dice la donna alla pm – Però poi l’ha presa dalla borsa. Io non me ne sono nemmeno accorta, ero voltata per chiamare i due ragazzi, per farli avvicinare. Aveva indossato anche un paio di guanti che sono stati poi bruciati a Montioni».

Guanti che Meozzi dice di non aver avuto. «Ero seduto sul sedile del passeggero, chinato in avanti per prendere il portafogli – dice – dentro avevo dei soldi e mi sono trovato con la pistola in mano. Io non avevo mai utilizzato un’arma, non so nemmeno come si fa». Una versione che non combacia con quella della donna: «La pistola aveva il caricatore non inserito e andava scarrellata – spiega – Ho sentito un rumore metallico, col senno di poi direi che Mirko l’ha caricata. Poi ha preso la mira e ha sparato». Una sequenza completamente diversa, quella raccontata dalla trentaseienne di Suvereto. Meozzi sarebbe poi tornato indietro, sarebbe salito in auto e la donna sarebbe ripartita a tutta velocità. «Ma lui aveva la pistola e mi ha presa per un braccio, dicendomi di tornare indietro. Mi ha minacciata, io ho avuto paura», ha raccontato. Una volta tornati al Filare, l’uomo avrebbe rovesciato le tasche a Bouazza e gli avrebbe portato via soldi in contanti (1. 600 euro circa) e droga. Ricostruzione questa, completamente diversa da quella di Meozzi. «Dopo il primo colpo e il secondo – dice – non ricordo nulla, nemmeno di averne sparato un altro. Ho avuto un blackout, volevo solo andare a casa».

Dal giorno dopo, Sonia ha provato più volte a chiamare Mirko. «Mi scriveva, mi diceva che voleva i soldi – dice – ma io dovevo andare a Grosseto a riscuotere i lavori che avevo fatto. Quando siamo venuti via dal Filare non mi sono nemmeno reso conto se avessi avuto soldi o meno. Lei dice che c’erano 1. 600 euro». Messaggi che, ha spiegato la Santi, «inviavo a Mirko perché volevo vederlo e convincerlo ad andare ad auto denunciarsi. L’ho visto sparare, era diventato un’altra persona rispetto a quello che conoscevo io e avevo paura». –

© RIPRODUZIONE RISERVATA