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Troppi pochi posti negli asili comunali: «E chi è part time viene tagliato fuori»

Bambini giocano in un asilo

Grosseto, protesta una mamma costretta a portare il figlio a chilometri di distanza: «Si dà priorità a chi può pagare l’intera retta»

GROSSETO. Una mamma con due bambini, un lavoro precario e nessuna certezza di poter mandare il più piccolo all’asilo. Perché i criteri di ammissione nelle strutture comunali danno la precedenza a chi ha entrambi i genitori che lavorano, ancora meglio se con contratti a tempo pieno e indeterminato, mentre lasciano indietro chi lavora saltuariamente, o con contratti temporanei o part-time, oppure è disoccupato. Con il risultato che, se da un lato chi ha un impiego può contare su una struttura che gli tenga il bambino, chi è in cerca di occupazione, e dunque ha meno possibilità economiche, nel momento in cui trova lavoro rischia di doversi rivolgere a strutture private pagando fior di rette. Oppure, peggio ancora, di dover rinunciare a offerte di lavoro perché deve occuparsi dei figli.

È il paradosso che sta vivendo una mamma di Istia d’Ombrone – per tutelare la riservatezza dei figli chiede di non comparire con il suo nome – che segnala anche altri aspetti dei criteri di ammissione negli asili comunali che lasciano qualche perplessità.


Tutto nasce dal fatto che non ci sono abbastanza posti negli asili per tutti i bambini. Secondo i dati del Comune di Grosseto, a fronte di 53 posti disponibili nelle scuole d’infanzia del territorio comunale, sono arrivate al Comune 106 domande, tre delle quali sono state escluse. Per i bambini dai tre ai sei anni le scuole comunali sono tre: Le Margherite di via Giordano, Il Folletto di Istia d’Ombrone, Baticuore a Batignano. A queste si aggiungono due poli d’infanzia – nido più asilo – per bimbi dai 24 mesi ai sei anni: Il Cappellaio matto di via Fiesole e l’Arcobaleno di via Ungheria. In totale 204 bambini iscritti per settembre 2021.

«Io sono sola, lavoro a tempo determinato, con contratto sotto dieci mesi, per 32 ore a settimana, di cui solo 19 contrattuali – racconta la donna _. Per i criteri di assegnazione fissati dal Comune, sono praticamente come una disoccupata, dunque ho un punteggio bassissimo, 17 punti e mezzo. Abito vicinissimo all’asilo, ma nemmeno l’essere residente a Istia d’Ombrone mi ha dato alcuna priorità. Potrei accompagnare mio figlio a piedi, saperlo in una struttura abbastanza grande, con due giardini. E invece mi toccherà portalo in auto alle Stiacciole, all’asilo statale, che si affaccia sulla provinciale. Non è la trasferta che mi pesa: il figlio più grande lo portavo al nido a Castiglione della Pescaia, visto che almeno lì metà retta la paga il Comune».

La protesta della signora nasce da altre considerazioni. «Chi non ha un lavoro, o lavora poco, certo non può sperare di migliorare la sua situazione contando sugli asili, perché è l’esatto contrario. In questo modo, però, il Comune si assicura famiglie che possano pagare la retta per intero, 350 euro al mese, e lascia fuori chi, per requisiti economici, potrebbe contribuire solo con 25 euro al mese, la retta più bassa. E questo è ingiusto». Non solo.

«Il criterio della vicinanza alla scuola non è stato rispettato. Oltre a mio figlio, altri tre bambini di Istia, sono rimasti fuori. Ci hanno detto che i residenti, a parità di punteggio, hanno la precedenza, ma non la priorità. Ma che discorso è? Almeno una bambina, che è stata ammessa, viene da Grosseto e addirittura ha rinunciato al posto all’asilo di Batignano. Eppure il regolamento comunale dice che, se rinunci al posto che il Comune ti assegna in un asilo, per un anno non sarai ammesso in nessun altro asilo».

La signora ha chiesto un incontro con l’assessora comunale ai Servizi educativi Chiara Veltroni. «Ci ho provato tre volte, ma sono riuscita a parlare solo con gli uffici tecnici».

E proprio gli uffici tecnici, a proposito della segnalazione, spiegano che al Folletto gli ammessi a settembre sono 21 e non 25, come di norma, «a causa del perdurare allo stato attuale dell’emergenza Covid-19». Confermano che ci sono bambini con punteggio superiore a 17,5 e confermano che «i residenti nella frazione hanno la precedenza, a parità di punteggio, non la priorità». Ma precisano che «per l’anno scolastico 2021-2022 sono stati ammessi in tale scuola solamente bambini residenti». Confermato anche che i criteri adottati dall’amministrazione comunale «privilegiano i bambini con genitori entrambi occupati». Infine, puntualizzano che la signora è stata ricevuta dalla responsabile del procedimento dei Servizi educativi, Elisabetta Corti, e poi informata anche per telefono.

Resta comunque il problema di fondo: posti insufficienti per tutti i bambini. E criteri che, se vanno incontro ai genitori lavoratori, che giustamente non possono restare a casa con i figli, dall’altro impediscono ad altri genitori di smarcarsi dalla disoccupazione. Al momento, però, «non è prevista la costruzione di ulteriori scuole d’infanzia», informano gli uffici comunali.

Quanto ai criteri di accesso, «li stabilisce la giunta». Ma alla richiesta di intervista avanzata dal Tirreno, l’assessora Veltroni ha declinato. —

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