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Bungalow abusivi al “Feniglia”, ricorso al Consiglio di Stato

Uno scorcio del campeggio Feniglia

Controversia tra Carlo Chiavetta, proprietario del campeggio, e Monte Argentario. Nella vicenda entra il municipio lagunare da cui il proprietario comprò la struttura 

PORTO ERCOLE. I titolari del campeggio “Feniglia” fanno ricorso al Consiglio di Stato e citano anche il Comune di Orbetello che si è costituito in giudizio, nei giorni scorsi, dando incarico a un legale, per tutelare gli interessi dell’ente.

Il campeggio Feniglia è sotto l’egida della società cooperativa La Maremmana, diventata poi Argentario Mare, che fa capo a Carlo Chiavetta, padre di Mario Chiavetta, candidato sindaco per il Comune di Orbetello; la societàaveva fatto ricorso al Tribunale amministrativo della Toscana chiedendo l’annullamento di un provvedimento di demolizione che riguarda alcuni bungalow e locali presenti nella struttura fatto dal Comune di Monte Argentario. Il campeggio, prima di essere acquistato dall’allora La Maremmana, che già lo aveva in gestione, era di proprietà del comune di Orbetello che, adesso, visto il ricorso al Consiglio di Stato, a differenza di quanto avvenuto in occasione del ricorso al Tar, ha deciso di costituirsi in giudizio.


I fatti risalgono al 2007. La controversia – come si legge nella sentenza del Tar di dicembre – trova origine dall’impugnazione proposta dalla cooperativa La Maremmana contro il provvedimento con cui il comune di Monte Argentario aveva ordinato la demolizione di una serie di opere edilizie «abusive» realizzate all’interno del campeggio Feniglia, che si trovano in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico: bungalow, locali di servizio e altri locali. Le costruzioni sarebbero state realizzate «in assenza di titolo, o in difformità o interessati da mutamenti non autorizzati della destinazione d’uso». Parte delle opere erano l’oggetto di un’istanza per l’accertamento di compatibilità edilizia e paesaggistica presentata dalla proprietà del campeggio, nell’agosto del 2007.

Argentario Mare (così si è poi trasformata la società) basò il ricorso su cinque punti che però il Tar respinse, completamente.

La società ricorrente fece presente al Tar che per buona parte delle opere, oggetto della demolizione ordinata con il provvedimento impugnato (21 bungalow, sei case mobili, alcune tettoie e modifiche interne a strutture legittimamente realizzate) era stata chiesta la sanatoria edilizia e paesaggistica al comune di Monte Argentario che però aveva dato parere negativo. Doveva essere convocata una conferenza dei servizi che però non è mai stata convocata. Si tratta di motivazioni che però il Tar ha respinto. I proprietari del campeggio avevano poi fatto presente di non aver mai ricevuto la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di sanatoria, ma anche questa motivazione non è stata accolta.

Il Tar non ha accolto insomma nessuna delle richieste dei proprietari del campeggio tanto che questi ultimi hanno deciso di ricorrere al Consiglio di Stato. «Quando il campeggio è stato venduto dal comune di Orbetello le strutture, come dimostra l’atto di compravendita – commenta Carlo Chiavetta – c’erano già. Sulla vicenda, ho espressamente chiesto al comune di Orbetello di rinunciare alla costituzione in giudizio in mia difesa, anche perché in prima istanza non si era costituito. E questa mia richiesta di rinuncia è temporalmente antecedente alla delibera di costituzione in giudizio del comune di Orbetello. Non comprendo l’iniziativa del Comune e non vorrei fosse dettata da altri motivi. Mi auguro non si utilizzino i soldi degli orbetellani per una ricerca di protagonismo». –

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