Ci tengono a galla i risparmi di una vita

In banca o sotto il materasso, è ciò che fa andare avanti le famiglie maremmane: e per gli esperti forse c’è anche un po’ di liquidità in nero. 

GROSSETO. La chiave di lettura scelta da Mauro Schiano, coordinatore del report della Camera di commercio per la 19ª Giornata dell’Economia, è stata quella del “cigno nero”. La celebre metafora dell’economista Nassim Nicholas Taleb che identifica l’imponderabilità dell’imprevisto che stravolge le nostre vite, e quindi le previsioni economiche. Il 2020 economico è stato una mattanza anche in provincia di Grosseto, nonostante la nostra realtà sia riuscita a limitare i danni più di altre della Toscana, fondamentalmente per la struttura del suo tessuto d’impresa. Che anche stavolta ha reagito in modalità anticiclica rispetto alla Toscana centrale, come quasi sempre gli succede.

Cominciamo, si fa per dire, dalle buone notizie. L’andamento demografico dello scorso anno, meno 0, 5 per cento, è stato meno peggio della media italiana e toscana. Solo per la bassissima densità abitativa e coi morti per Covid che incidono meno che in altri territori. Peraltro, siamo appena in 218. 500, con il 28, 2 per cento di ultrasessantacinquenni, e circa il 10 per cento di stranieri (21mila). Negli ultimi anni abbiamo perso cinquemila residenti. Tutto sommato positiva la dinamica imprenditoriale, con l’agricoltura che è andato benino – esclusi vivaismo, pesca e agriturismo – che non è stato fermata dal lockdown. In crescita le costruzioni (dal 2017), trainate dagli incentivi fiscali. Il manifatturiero perde poco rispetto alle zone vocate. Di fatto, considerata l’esiguità dei numeri assoluti, le aziende sono state ferme in attesa di capire l’andamento dei rispettivi mercati. A rimetterci più di tutti, com’era da attendersi il comparto del commercio al dettaglio. Piuttosto bene, dopo anni di flessione, le imprese artigiane, con una dinamica positiva ascrivibile a edilizia e impiantistica. A tenere a galla l’economia ci ha pensato il turismo. Calati arrivi e presenze su base annua (meno 28, 7 e meno 22, 2 per cento) giugno luglio, agosto e settembre hanno fatto gli stessi numeri del 2019, con un picco di 275mila arrivi e la sostituzione del turismo di prossimità agli stranieri. Ma a Livorno, nello stesso periodo, hanno incrementato di 50mila arrivi sull’anno precedente. Sorprendente il dato positivo su occupazione e tasso di occupazione, ma spiegabile. I part time e i lavori stagionali aumentano il numero degli occupati, ma è un effetto ottico: le Ula (unità di lavoro equivalenti: a un contratto da dipendente full time) dicono che nel 2020 sono stati bruciate il 9,9 per cento delle ore di lavoro. A limitare i danni il blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali. Poi ci sono i dati econometrici. Pil pro-capite più basso della Toscana (tremila euro in meno della media regionale), con Massa Carrara, e consumi che eccedono il Pil per 450 euro pro-capite. Il che significa che si stanno utilizzando quote di risparmio, o che c’è liquidità al nero. Male tutti gli indicatori del valore aggiunto: la differenza fra il valore della produzione di beni e servizi e i costi sostenuti da parte delle singole unità produttive per l’acquisto di input produttivi. Siamo tornati al 2013, bruciando ricchezza: meno 8,6 per cento. –


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