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Rifiuti verso i rincari. L’Ato approva i conti: aumento dell’8,7%

Cassonetti automatizzati per la raccolta dei rifiuti a Grosseto

Varato un Piano economico finanziario da circa 185 milioni. Quattro Comuni grossetani non partecipano per protesta

GROSSETO. Dopo la fumata nera di venerdì scorso, ieri l’assemblea dell’Ato Toscana rifiuti ha approvato le ultime tre delibere necessarie ad approvare i Piani economici finanziari dei 104 comuni dell’ambito (province di Grosseto, Siena, Arezzo e comuni della Valdicornia). Tradotto: si è approvato il costo del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti e di pulizia delle strade, che è il risultato del conto presentato dal gestore, Sei Toscana, e dai gestori degli impianti di trattamento, rivisto dall’Ato e aggiornato sulla base dei parametri dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera).

Se la mancata approvazione, la scorsa settimana, aveva fatto preoccupare per le eventuali conseguenze – non escluse sanzioni da parte di Arera –, il risultato dell’approvazione non farà fare salti di gioia ai cittadini.


Nel 2021 si prospetta un aumento dell’8,7 per cento per la Tari. Tanto è l’incremento del corrispettivo generale dell’Ato, che quest’anno ammonta, compresa l’Iva, a 185 milioni di euro.

Il dato non è ancora definitivo. Per stabilire le tariffe puntuali, ciascun Comune dovrà adesso prendere il proprio Pef, uscito dall’assemblea, e calcolarci sopra i costi di propria competenza, ma anche eventuali “sconti”, sempre possibili nel caso in cui le amministrazioni cittadine decidano di coprire con risorse comunali una parte della spesa. Saranno poi i consigli comunali a dire l’ultima parola.

Rispetto alla precedente assemblea, stavolta hanno partecipato 74 Comuni su 104 (venerdì erano una sessantina). Hanno votato a favore in 50, che rappresentano il 71 per cento delle quote degli aventi diritto, che in questo caso comprendeva anche gli assenti. Hanno votato contro in 14 e dieci si sono astenuti.

Il Comune di Grosseto ha mantenuto la linea del no; ha invece cambiato idea Siena, che ha dato voto favorevole.

Hanno ribadito la loro contrarietà non solo al Pef, ma all’operato dell’Ato in generale, i Comuni di Isola del Giglio, Orbetello, Magliano in Toscana e Manciano che non hanno partecipato all’assemblea perché, come noto, sono in disaccordo con le scelte dell’Ato, non condividendone il metodo di controllo che giudicano troppo conciliante verso le richieste del gestore Sei Toscana, con eccessivo sacrificio degli interessi dei cittadini.

Tre, in particolare, le rimostranze. La prima è sulla validazione e ripartizione del Pef grezzo d’ambito. I Comuni rimproverano all’Ato di scegliere di accettare un Pef grezzo per tutto l’ambito anziché operare per ottenere i Pef comunali, «come prescrive la normativa Arera», dicono. I costi di questo Pef vengono successivamente ripartiti tra i comuni sulla base di una serie di parametri di difficile controllo per i Comuni, ma che possono spostare migliaia di euro tra un Pef comunale e l’altro.

Da qui ne consegue, ed è il secondo motivo di critica, che il conto presentato a ogni Comune, e in definitiva ai cittadini, non è coerente con le spese effettivamente effettuate nei singoli territori.

Terzo problema, il fatto che l’Ato «non imporrà al gestore di ridurre i suoi costi generali sproporzionati rispetto ai massimi stabiliti in sede di gara, che sono la causa principale degli aumenti “da metodo Arera” come chiarito dal direttore generale nelle riunioni preparatorie, ma consentirà che siano coperti con aumenti delle bollette Tari».

In sostanza, dicono i quattro Comuni, «si dà la colpa al metodo Arera quando in realtà sono tutte scelte di Ato e dei Comuni di maggioranza» che lo compongono». Da qui, l’impegno di Isola del Giglio, Orbetello, Magliano in Toscana e Manciano – ma anche Grosseto si batte contro l’Ato – per «introdurre la possibilità di un vaglio realmente critico su dinamiche che difettano di piena trasparenza e che, soprattutto, si risolvono in inopinati aumenti nelle bollette Tari per le famiglie e le aziende».

A onor di cronaca va detto che il corrispettivo non aumentava dal 2017; in questi anni ha accumulato solo un più 0,4 per cento. E l’aumento di quest’anno sarebbe stato molto più alto se non fosse intervenuto il calmiere introdotto con il metodo Arera, che ha fatto risparmiare 10 milioni di euro.

C’è dunque da accontentarsi? A ciascuno le sue conclusioni. Di fatto anche quest’anno, per un motivo o per un altro, i tanto decantati ribassi della Tari che sarebbero dovuti arrivare grazie all’incremento della raccolta differenziata, e che da anni vengono promessi ai cittadini, non si vedranno. —

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