«Non l’ho uccisa, ho mentito per i figli»

Adriana Gomes cambia versione e racconta di aver trovato morta la suocera la mattina e di averla tenuta due giorni in casa

Federico Lazzotti

livorno. Cambia versione Adriana Gomes, imputata per l’omicidio della suocera, Simonetta Gaggioli, trovata morta in un sacco a pelo il tre agosto 2019 lungo l’Aurelia, tra Venturina e Follonica. Lo fa davanti alla Corte D’Assise ripercorrendo per oltre due ore i tre giorni chiave dell’inchiesta: da venerdì 26 luglio, quando l’anziana è sparita da casa, fino alla notte di domenica, momento in cui la trentatreenne ha ammesso di aver avvolto il cadavere – tenuto due giorni sotto al letto, nella camera dei bambini – in un sacco a pelo trovato in garage. Per poi caricarlo «da sola» in auto e abbandonarlo in un fosso, poco distante da dove la macchina si è fermata per un guasto.


Nega così – dando una versione, la sola, che potrebbe salvarla – molti degli elementi messi a verbale il 4 agosto 2019 davanti alla pubblico ministero Ezia Mancusi: «Ho trovato mia suocera morta venerdì notte. Poco prima mi aveva chiesto di essere sotterrata accanto al marito». E soprattutto prova a convincere i giudici di non essere un’assassina, come invece sostiene la Procura: capace di sciogliere in un liquido, forse la tisana (prima era un caffé), che le donne hanno bevuto anche l’ultima notte, una decina di compresse di Duotens, farmaco per la pressione che la vittima assumeva regolarmente. «Non ho ucciso mia suocera – ripete – ho fatto molti sbagli. Ma non l’ho ammazzata. Perché ucciderla? Era lei che ci dava un sostegno, sia morale che economico. Lei mi difendeva ovunque. E la sua presenza era la garanzia per il giudice del tribunale dei minori. Sapevo che i miei figli, senza di lei, sarebbero finiti in una casa famiglia».

Il silenzio su ciò che era successo con il compagno Filippo Andreani, i parenti, i figli, i carabinieri che più volte si sono presentati nella loro casa di Riotorto per capire che fine avesse fatto Simonetta Gaggioli, lo spiega così: «Sono andata nel panico, tornassi indietro chiamerei subito i carabinieri. Un anno in galera mi è bastato per capire quanto mi è costata una bugia».

L’imputata, l’ultima ad aver visto viva la settantaseienne, ricostruisce quella notte: «Sono tornata a casa dal lavoro. Lei era sul divano che parlava con una amica al telefono. Mi ha chiesto se avevo fame. Poi sono andata a fare la doccia. Era più di mezzanotte. Abbiamo parlato dei bambini. Quel giorno l’avevano fatta diventare matta. Era una donna stanca, depressa nel profondo, anche se voleva farsi vedere sempre allegra ed elegante. Due settimane prima aveva ingoiato otto pastiglie di Xanax ed era stata ricoverata. Ecco perché le ho detto che ci saremmo organizzati diversamente». Una ricostruzione diversa da quella fornita dal figlio della vittima: «Quella sera quando con Adriana siamo tornati a casa sono andato subito a letto, nella camera grande, insieme ai bambini. Ho sentito che discutevano ma non ho capito per cosa».

Secondo gli investigatori, proprio questo litigio potrebbe nascondere il movente del delitto. Dai racconti dei testimoni infatti sono emersi particolari che raccontano un rapporto non così idilliaco tra suocera a nuora: la gestione dei figli, la volontà della coppia di andare in Brasile, le continue richieste di denaro e il tradimento di Adriana che aveva portato la vittima a chiedere il dna sui tre figli. «Ero la figlia che non aveva potuto avere – ha invece spiegato l’imputata –. Io la chiamavo mamma, lei Adrianina. La sera del 26 luglio quando ci siamo lasciate Simonetta era viva. E fumava una sigaretta. Le ho dato un bacio e sono andata a letto. La mattina mi sono svegliata per prima, sono andata nell’altra stanza per andare in bagno. Ho chiamato: “Mamma, mamma” mi sono avvicinata. Non respirava ed era fredda. Non ho detto nulla a Filippo perché sapevo che gli sarebbe preso un infarto. Così l’ho nascosta sotto al letto dei bambini. E poi ho fatto tutti gli errori successivi che mi hanno portato a non vedere i miei figli da un anno mezzo». —

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