Fino a 1000 tonnellate d’olio in 500 ettari “superintensivi”

L’azienda ArteOlio sta lavorando fitto, nella piana, alla piantumazione dei filari  Macchinari di ultima generazione: «L’obiettivo è entrare in produzione nel 2023»

Massimiliano Frascino

GROSSETO. Fra cinquecento e mille tonnellate all’anno di olio extravergine d’oliva made in Maremma saranno imbottigliate come olio Evo italiano prodotto in Toscana, e spedite in giro per il mondo.


Una volta a regime i 500 ettari che stanno finendo di piantare a oliveti super-intensivi con cultivar (varietà) italiane e spagnole, questa sarà la potenza di fuoco della ArteOlio Società agricola srl. Che ha sede legale in via Trento a Grosseto e sede operativa in un podere nelle campagne di Braccagni.

«La nostra valutazione – spiega Riccardo Schiatti, amministratore delegato che dal 2007 si occupa di progetti internazionali nell’agroalimentare – è che l’Italia ha grandi potenzialità nel settore dell’olio Evo, dove c’è scarsa competitività. Siamo venuti in Toscana per fare una produzione di alta qualità, destinata sia al mercato interno che estero. Dal Nord America all’Europa, fino all’Oriente, dove i consumi sono più di nicchia ma con prezzi alti». Proprio nei giorni scorsi la Pmi partecipata da Verteq Capital e Sici sgr si è assicurata un finanziamento da 5,3 milioni di euro da Banca Carige e Banco Bpm, che chiude un’operazione avviata lo scorso agosto con una prima linea di credito di 5, 9 milioni accordata da Banco Bpm. «Complessivamente – chiosa Schiatti – i 23 milioni dI investimento a oggi programmati sono stati tutti finanziati attraverso fondi di private equity (investitori privati) e dalle banche. Senza ricorso a risorse pubbliche».

Nel frattempo, nella piana tra Grosseto, Roccastrada e Gavorrano, lungo la direttrice della statale Aurelia, Arte Olio sta lavorando a tappe forzate alla piantumazione dei filari di olivi e alla realizzazione degli impianti d’irrigazione a goccia. Terreni che sono stati in gran parte acquistati, ma anche affittati, e che presto raggiungeranno i 500 ettari previsti nel piano di sviluppo aziendale. «L’obiettivo – dice Chiatti – è entrare in produzione nell’autunno 2023. In questa fase stiamo valutando anche dove realizzare un nostro frantoio, che sarà baricentrico rispetto alle superfici coltivate. L’impianto sarà dotato di macchinari per la molitura di ultima generazione e lavorerà solo le nostre olive, non essendo interessati a fare concorrenza ai frantoi già esistenti che lavorano in conto terzi. Quanto all’imbottigliamento, ancora non abbiamo preso una decisione e stiamo facendo le valutazioni tecniche».

Rispetto alle voci che si rincorrono sull’interesse a chiedere una modifica del disciplinare dell’olio Igp Toscano da parte dei diversi produttori impegnati in provincia nelle colture intensive, l’amministratore delegato di ArteOlio si dichiara estraneo: «la nostra azienda non ha preso in considerazione l’ipotesi, e siamo concentrati sulle verifiche rispetto alla nostra produzione e sul nostro business plan». Anche rispetto alle apprensioni emerse rispetto ai consumi idrici e all’impatto sulla falda acquifera delle coltivazioni olivicole intensive, Schiatti è rassicurante: «i nostri oliveti avranno tutti impianti di irrigazione a goccia 4.0 (automatizzati e gestiti in remoto), e saranno dotati di stazioni meteo che verificheranno umidità e livello delle precipitazioni, dosando la distribuzione dell’acqua in modo da risparmiarne l’uso. Gli studi scientifici ci dicono che l’impronta idrica della coltivazione intensiva è più bassa rispetto all’olivicoltura irrigua tradizionale. E la coltivazione dell’olivo è sicuramente meno impattante di altre colture diffuse nell’area di riferimento». Il super-intensivo ha due caratteristiche: dalle 1600 alle 2200 piante a ettaro, e raccolta completamente meccanizzata delle olive. Con macchine che costano 180/200.000 euro, in grado di raccogliere fino a 100 quintali di olive al giorno. —

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