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Donne chiuse nel cassonetto della Lidl: chi sono i due indagati per sequestro di persona

Due fotogrammi tratti dal video ripreso in quella circostanza: il gabbiotto dei rifiuti e la donna che urla dall’interno

Follonica: chiuse le indagini sull’episodio del 2017, diffuso con un video girato da uno degli allora dipendenti del supermercato 

FOLLONICA. Ventitré febbraio 2017. Nel piazzale del supermercato Lidl di Follonica in via Amendola avviene un episodio singolare: ci sono due donne rinchiuse in un gabbiotto dei rifiuti e due uomini all’esterno, due dipendenti del supermercato, uno dei quali sta riprendendo la scena con la videocamera del cellulare. In quel video, poi diventato di dominio pubblico perché pubblicato su Facebook (in pochissime ore fece 200mila visualizzazioni), si vedono le due donne gridare e sbattere contro le sbarre del gabbiotto. All’epoca l’episodio suscitò incredulità, scalpore, polemiche, indignazione, commenti razzisti, prese di posizione politiche anche a livello nazionale. Scherzo? Reato?

Il fascicolo è rimasto aperto in Procura fino a pochi giorni fa. Il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna ha chiuso le indagini e ha inviato il relativo avviso – il cosiddetto 415 bis – ai due uomini, che ai giorni nostri non hanno più a che vedere con il punto vendita. Sequestro di persona l’ipotesi formulata dal magistrato. Sono indagati Andrea Giovannelli, 28 anni, e Ramon Zurita Ramirez, 37 anni, entrambi abitanti a Follonica. Il primo avrebbe agito materialmente, il secondo avrebbe ripreso la scena, queste le differenziazioni. Entrambi, in concorso, avrebbero privato della libertà personale due donne, una identificata e l’altra no ma comunque di etnia rom, rinchiudendole all’interno del gabbiotto dei rifiuti. Il sequestro sarebbe stato attuato anche mediante il posizionamento di un muletto per il trasporto merci davanti alla porta di accesso del gabbiotto.


L’avviso di fine indagini altro non significa che i due indagati hanno adesso la possibilità di farsi interrogare o presentare memorie difensive per chiarire ulteriormente la propria posizione. Successivamente, il pubblico ministero deciderà se e come portare avanti l’azione penale. Anzi, Zurita Ramirez si è già mosso: «Ho presentato qualche giorno fa una memoria difensiva – spiega il suo legale, l’avvocato Marco Meconcelli – nella quale ho rappresentato alla Procura ciò che in sostanza era stato sempre detto e cioè che non vi era mai stata la volontà di privare qualcuno della libertà. Ho chiesto l’archiviazione del procedimento».

La stessa facoltà è consentita anche a Giovannelli, che nel frattempo ha cambiato avvocato.

Quando la vicenda salì alla ribalta, erano arrivate a Follonica anche le telecamere di emittenti nazionali. E di fronte a una di queste una delle due donne aveva detto senza esitare: «Era uno scherzo. Conosco quei due ed era uno scherzo. Se ho gridato è perché ho sentito un colpo dietro (il cancello del gabbione che si chiude sulla spinta del muletto, ndr) e ho avuto paura». In precedenza aveva però dichiarato di essere stata chiusa lì dentro.

Si erano poi sollevate le polemiche sulla diffusione di quel video che sarebbe stato inizialmente inviato a una cerchia ristretta e che poi aveva imboccato le autostrade del web. Nel settembre successivo sembrava che la vicenda sequestro di persona fosse destinata a un’archiviazione, così come quella per diffamazione, non essendo stati ravvisati estremi. Evidentemente qualcosa deve essere cambiato, le indagini sono proseguite e adesso il fascicolo è stato chiuso. —

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