Addio al professor Gian Franco Elia, padre della sociologia urbana

Grossetano, ex rettore dell’università di Pisa, è stato consigliere comunale e assessore dal 1960 al 1975 con Pollini

GROSSETO. Ha visto con i suoi occhi la sua città natale, Grosseto, abbandonare i lineamenti di “borgo rurale” per trasformarsi in città, ostinatamente, nonostante il dna agricolo di questa terra. Una terra in cui «l’uomo dei campi si è mosso alla conquista della frontiera urbana… comune industriale in senso culturale», diceva.

La metamorfosi degli spazi, degli abitanti, delle loro abitudini, lo avevano affascinato da subito. E forse non è un caso che Gian Franco Elia, padre della sociologia urbana, provenga proprio da questa città.


Oggi Grosseto, questa «città malgrado», come la ebbe a definire lui stesso, piange uno dei suoi figli più illustri. Gian Franco Elia, sociologo di levatura internazionale, è scomparso ieri mattina a Pisa all’età di 89 anni, dopo una lunga malattia.

Docente di Sociologia urbana e rurale all’università di Pisa, ha ricoperto una delle prime cattedre di sociologia urbana italiane, insegnando per decenni nell’Istituto di Sociologia prima e nel dipartimento di Sociologia poi alla facoltà di Scienze politiche.

È stato rettore dell’università di Pisa dal 1989 al 1993, anno in cui si dimise, come lui stesso spiegò, per motivi legati «alle difficili situazioni politiche» in cui si trovava all’epoca l’ateneo.

Membro del Comitato per lo studio dei processi urbani del Consiglio nazionale delle ricerche, nel 1989 era stato insignito dell’Ordine del Cherubino. Negli anni precedenti, dal 1983 al 1989, nei mandati da rettore di Bruno Guerrini, aveva ricoperto la carica di prorettore vicario. In pensione dal 2007, nel 2008 è stato nominato emerito.

«Studioso rigoroso e acuto, ha dedicato i suoi lavori alla stratificazione del potere e alle sue conseguenze sulla organizzazione degli spazi, al conflitto urbano, alla partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, al rapporto fra tecnologia e città, allo studio dei villaggi industriali, ai localismi e alla emarginazione sociale – lo ricorda Sonia Paone, sua allieva e oggi professoressa associata di Sociologia dell’ambiente e del territorio al dipartimento di Scienze politiche dell’università di Pisa –. Instancabile viaggiatore ha condotto ricerche in Francia, Inghilterra, Ungheria, Brasile e negli Stati Uniti, riuscendo sempre a offrire una lettura critica degli assetti territoriali studiati».

Ma prima ancora della carriera accademica, Elia avuto un ruolo di primissimo piano nella vita culturale e politica grossetana.

Negli anni Cinquanta fondò, con Francesco Chioccon, Carlo Cassola, Marcello Morante e altri intellettuali grossetani, il Circolo Calamandrei, che fino a tutti gli anni Sessanta rappresentò un momento alto di animazione culturale, di circolazione di idee e di “sprovincializzazione”. Sono gli anni di maggiore fermento in città, gli anni di Luciano Bianciardi e del sindaco Renato Pollini, nei quali Grosseto conosce una crescita vertiginosa. E proprio con Pollini, dal 1960 al 1975, ricoprì la carica di consigliere comunale a Grosseto per il Psi ed è stato anche assessore.

A Grosseto ha dedicato diversi studi e ricerche, tra cui una, condotta in collaborazione dalla Scuola Sant’Anna di Pisa e l’Isgrec con Luciana Rocchi, Enrico Bonari, Nicola Belli e Mauro Campa, sui temi dello sviluppo economico, sociale e territoriale della provincia di Grosseto con l’obiettivo di formulare ipotesi di strategie di intervento per la politica.

La collaborazione dura fino al 2009 e porta alla pubblicazione dello studio “Conoscenza, innovazione, sviluppo: un futuro possibile per il sistema territorio della provincia di Grosseto”, che contiene un suo contributo.

Secondo Elia le prospettive per la Maremma erano nei campi dell’agricoltura, del turismo e dei servizi innovativi e tecnologia. «Saranno questi i settori nei quali meglio la Maremma potrà esprimersi», spiegava.

«Era una persona speciale, davvero – lo ricorda l’amica Luciana Rocchi – con un’estrema capacità di mettersi a disposizione, con cortesia, degli altri. Per Grosseto ha svolto un ruolo culturale e politico importantissimo».

Elia è stato membro per più di una consiliatura del consiglio direttivo dell’Isgrec, in quel periodo diretto da Rocchi, ed è sempre rimasto legato all’istituto, tanto che l’anno scorso fu tra i firmatari dell’appello alla Provincia e al Comune contro lo “sfratto” dalla sua storica sede.

Con la sua scomparsa, Gian Franco Elia lascia la moglie, Odile Volpoet, e i due figli, Massimiliano ed Erika.L’università di Pisa ha allestito la camera ardente in Sapienza. Sabato la salma sarà portata al cimitero di Sterpeto di Grosseto dove, dalle 10 alle 11, amici e parenti potranno portare l’ultimo saluto. Elia riposerà nel cimitero di Grosseto. —

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