Truffe alle assicurazioni, medico assolto

Documenti sequestrati dalla polizia al termine delle perquisizioni del dicembre 2019

La seconda sezione ha riformato in parte la sentenza del 2018, alcune pene sono state adesso ricalcolate

GROSSETO. La seconda sezione penale della Corte di appello di Firenze ha riformato in parte la sentenza che il 21 marzo 2018 aveva messo la parola fine a “Pandora 1”, la prima tranche dell’inchiesta sulle truffe alle assicurazioni che aveva fatto configurare alla magistratura l’esistenza di una associazione per delinquere. Era la tranche che ruotava intorno allo Studio Verde, 52 imputati tra medici, infermieri, paramedici, imprenditori, carrozzieri, automobilisti al termine delle indagini della polizia stradale.

Ci furono all’epoca condanne, assoluzioni, dichiarazioni di non doversi procedere per estinzione per prescrizione dei reati. Il quadro cambia adesso in parte. Ad esempio per il medico Giovanni Baldi, difeso dall’avvocata Francesca Carnicelli: in primo grado prescrizione, adesso assoluzione per non aver commesso il fatto (l’accusa era di corruzione, denaro in cambio di segnalazioni di infortunati allo Studio Verde). Cambia anche per Simona Bonsanti (moglie del titolare dello studio - socia di fatto) e per il medico Giuseppe Retali, in primo grado ciascuno tre anni (avvocati Andrea De Cesaris e Carlo Valle): adesso i fatti sono stati riqualificati in merito all’associazione per delinquere (partecipazione) e il presidente Federico Boscherini ha dichiarato il non doversi procedere perché il delitto era prescritto prima della pronuncia della sentenza di primo grado. Dunque revoca non solo della condanna ma anche dei risarcimenti e delle spese.


Invece, non doversi procedere per prescrizione per Stefano Rossi (titolare di Studio Verde - in primo grado 4 anni, assoluzione perché non più reato ed estinzione, avvocato De Cesaris) e per Paolo Palumbo (socio di fatto - 3 anni, assoluzione perché non più reato e prescrizione, avvocato Filippo Maria Bougleux) ancora in relazione alla contestazione di associazione per delinquere: adesso le pene, per gli altri reati, sono rispettivamente di tre anni e sei mesi e due anni e sei mesi. A Palumbo è stata revocata la pena accessoria dell’interdizione. Rossi e Palumbo dovranno risarcire le parti civili Comune di Grosseto, Unipol Sai e Generali Italia, con 1.300 euro per ciascuna.

Stessa formula di prescrizione per due automobiliste, che in primo grado erano state condannate a due anni per falso in concorso: Chiara Sciarra e Stefania Sciarra.

Ancora, c’è stata una dichiarazione di non doversi procedere per morte dell’imputato: quella di Marsilio Grechi, in primo grado condannato a due anni.

La Corte di appello di Firenze ha infine confermato la sentenza per le posizioni rimanenti, cioè per sedici imputati (tra parentesi l’esito del 2018, con riferimento sintetico). Angelo Aristodemo Cavero, medico (prescrizione), Francesco Bozzi, medico (prescrizione), Marco Marroni (due anni e prescrizione), Loretta Vatini (non doversi procedere per morte dell’imputata), Antonino Visalli (due anni e prescrizione), Maurizio Rotoloni (due anni e prescrizione), Roberta Roberti (due anni e prescrizione), Elena Poli (prescrizione), Piergiorgio Zotti (prescrizione), Alice Tosi (prescrizione), Chihaia Marcica Barabula (due anni e prescrizione), Costantin Barabula (due anni), Ioana Barabula (assoluzione), Angelica Midolo (due anni e prescrizione) e Nadia Tounsi (due anni e prescrizione). L’appello contro la sentenza era stato presentato da questi ultimi sedici imputati (dovranno agare le spese del secondo grado di giudizio) come anche dagli altri otto che hanno visto riformata la decisione.

I giudici si sono riservati novanta giorni per il deposito delle motivazioni. —

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