L'allarme dell'imprenditore: «Mancano tecnici, li chiamiamo dal sud Italia»

Stefano Batistini, titolare della Opus Automazione di Follonica

Batistini (Opus) spiega di dover ricorrere a personale proveniente dal Sud. «Questo è un territorio non attrattivo, manca il personale per le nostre industrie»

FOLLONICA. Nelle Colline Metallifere, e non solo, il settore industriale potrebbe dare più lavoro, ma mancano le figure professionali con competenze specialistiche. E anche attirare lavoratori da fuori è sempre più complicato.

A farsi "portavoce" di un problema diffuso fra le imprese manifatturiere della provincia, è Stefano Batistini, titolare della Opus Automazione di Follonica. Azienda che impiega 80 persone, equamente suddivise tra Follonica e Firenze. «I problemi sono diversi. A partire dalle scelte che i ragazzi fanno nel passaggio dalla scuola media alle superiori in vista degli studi universitari. Ne ho parlato anche con altre aziende come la mia, è un problema che ci accomuna tutti: pochi diplomati con competenze tecniche, e ancor meno laureati in ingegneria meccanica e elettronica, o informatici. Mentre c’è abbondanza di laureati in materie umanistiche, scienze della comunicazione o economia e commercio. Per cui si verifica il classico mismatch (conflitto) tra domanda e offerta di lavoro».

Questione di approccio culturale? L’industria non è attraente?

«Qui in Maremma, no di sicuro! Si fanno continuamente campagne denigratorie dell’industria, innescando processi per nulla virtuosi, per cui i giovani e le loro famiglie hanno altri punti di riferimento come obiettivi lavorativi. Sottovalutando opportunità che pure ci sarebbero. Si fa di tutto per non creare un contesto favorevole alle imprese».

Voi dove trovate i profili professionali che vi servono?

«Molti arrivano dal Sud Italia. Metà del personale che lavora nella nostra sede di Firenze, vicino a Rifredi, viene da lì. E ha un’ottima formazione, come i laureati in indirizzi tecnici alla Federico II di Napoli. I nostri laureati in compenso emigrano».

Non è una questione di retribuzione?

«Qualche volta, forse. Ma noi per convincere le persone gli proponiamo minimo quanto guadagnano dove già lavorano, generalmente di più. Un laureato parte da 1850-1900 euro al mese, e naturalmente noi dobbiamo stare sul mercato. Ma ci sono ostacoli di altra natura che frenano l’attrazione di risorse qualificate».

Tipo?

«Follonica o la provincia di Grosseto non sono attrattive come Firenze o Lucca, per rimanere in Toscana. Siamo percepiti come un territorio marginale e collegato male. Poi qui sulla costa c’è il problema degli affitti. Nessuno ti dà la casa in locazione nei mesi estivi perché è più conveniente affittare ai turisti».

Con le scuole collaborate?

«Sì, ci proviamo, ma costruire percorsi formativi efficaci è lungo e laborioso e non sempre c’è la necessaria reattività. Con Confindustria abbiamo provato anche a fare corsi di orientamento che coinvolgano famiglie e studenti, per aprirgli nuove prospettive. Con gli Its i risultati ci sarebbero, ma hanno sede in provincia di Siena o Arezzo, e questo è un’ulteriore complicazione. Per formare competenze tecnologiche occorre tempo e l’industria è un settore che richiede programmazione. Ma sembra che la cosa interessi a pochi». --

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