Olivicoltura super intensiva È iniziata l’incetta dei terreni

In Maremma si sono già fatti avanti la milanese ArteOlio, Monini, Antinori  In ballo, la modifica del disciplinare dell’olio Toscano Igp: il parere dell’esperto

Massimiliano Frascino

grosseto. Le truppe si stanno schierando sul terreno preparandosi alla battaglia finale per la modifica del disciplinare dell’olio Toscano Igp. L’obiettivo ancora non ufficialmente enunciato, ma di cui tutti parlano, è inserire le cultivar (varietà) dell’olivicoltura super-intensiva fra quelle con cui produrre olio evo (extra vergine d’oliva). Quelle a oggi produttive perché selezionate per la raccolta meccanizzata sono però tutte varietà di origine spagnola: Arbosana e Arbequina, messe a punto dalla società Agrimillora Iberia, e Morasana. Mentre l’Italia è più indietro con la selezione, che viene fatta sulle varietà Leccio del Corno, Maurino Vittoria e, recentemente, Lecciana, brevettata dall’Università di Bari.


L’Igp è una denominazione d’origine territoriale e in teoria nulla osterebbe all’introduzione di nuove varietà, purché coltivate nell’areale individuato. Ma questo comporterebbe una perdita della tipicità dell’olio Toscano Igp, basata sull’utilizzo di cultivar autoctone come Maurino, Pendolino, Leccino o Frantoio, oltre allo stravolgimento delle tecniche agronomiche, col passaggio dagli oliveti specializzati tradizionali coltivati a “vaso policonico” a quelli super intensivi, con piante a cespuglio a un metro di distanza l’una dall’altra, su filari distanziati tre metri. Fino a tremila per ettaro. È un tipo di coltivazione studiata per la raccolta automatizzata, quindi da pianura, che taglierebbe fuori l’olivicoltura tradizionale che caratterizza le zone collinari. Perché molto meno produttiva. «Occhio a perdere la tipicità dell’olio toscano – sottolinea Fabio Fabbri, ex dirigente del settore agricoltura della Regione Toscana appena andato in pensione – Le varietà di olive autoctone ci rendono distintivi nel panorama della produzione oleicola e questo dà valore all’olio toscano. Perché valorizza gli antiossidanti naturali, la composizione degli acidi organici legati al terroir e le qualità organolettiche. L’olio da coltivazioni super intensive è buono, ma è un’altra cosa. Penso che si debba trovare un equilibrio sotto il profilo produttivo, tenendoci stretto l’olio toscano che è un prodotto alimentare e salutistico, tipico della dieta mediterranea». L’olio evo Toscano Igp ha ottimo mercato, con prezzi decisamente più alti, ma le quantità prodotte in regione sono solo il tre per cento della quota nazionale. La provincia di Grosseto è il territorio a maggior vocazione e coi suoi terreni pianeggianti fa gola ai grandi produttori, che con olivicoltura super intensiva e certificazione Igp moltiplicherebbero i ricavi. Nella partita c’è anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza che per l’agricoltura ha stanziato un miliardo e 460 milioni di euro. Che ci sia fermento, lo dimostra la costituzione il 3 marzo da parte di Coldiretti di Fao (Frantoi associati oleari). Realtà con obiettivi ambiziosi nata per associare oltre 300 frantoi in Italia, fra i quali ci sono sicuramente le grossetane Olma e Certified Origins Italia. Entrambe nella galassia Coldiretti. Nel frattempo, in provincia di Grosseto è iniziata la corsa all’olivicoltura super intensiva – almeno mille ettari entro tre anni – coi prezzi dei terreni in ascesa fino a 20-22mila euro a ettaro. La milanese ArteOlio ha già acquisito o piantato circa la metà dei 500 ettari che si è data come obiettivo, con la realizzazione di un proprio frantoio proprio a Braccagni. Monini, noto produttore umbro, ha acquisito la tenuta di Perolla (960 ettari), dove pianterà colture intensive per almeno 200 ettari. Un altro centinaio ne arriveranno all’azienda agricola Nuova Casenevole, di Monte Antico. Antinori, altro nome storico, ha 200 ettari coltivati con una varietà toscana sviluppata per il super intensivo. Mentre si vocifera di una superficie equivalente anche nei terreni di Bonifiche Ferraresi nella tenuta del Cicalino, sotto Massa Marittima. —

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