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Portò via i quattro figli e tornò in Austria: condannata a 10 mesi

Grosseto, denunciata per sottrazione internazionale di minori la donna dovrà risarcire anche il padre con 3.420 euro 

GROSSETO. Nell’estate del 2018, non vedendo prospettive di occupazione e nemmeno abitative per sé e per i suoi quattro figli, come aveva raccontato lei stessa in aula, aveva deciso di tornare in Austria, Paese di cui è originaria. Era il 2018. Era stata denunciata per sottrazione internazionale di minori (i figli sono di due padri diversi, età dai due agli otto anni) ed era finita sotto processo anche per non aver rispettato le disposizioni del Tribunale che riconoscevano il diritto dei padri a vedere i figli con cadenze definite. Il giudice Marco Bilisari l’ha riconosciuta colpevole per tutti i reati contestati e l’ha condannata a dieci mesi, mitigando le richieste dell’accusa (due anni e otto mesi), formulate dalla viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo.

Pena sospesa e non menzione per una donna di 40 anni, assistita dall’avvocata Sabrina Pollini (il legale aveva sollecitato l’assoluzione per mancanza dell’elemento soggettivo, cioè del dolo), che dovrà comunque risarcire in separata sede i danni a uno dei padri cui è stato riconosciuto l’affido condiviso (parte civile con l’avvocato Marco Capucci), oltre a 3.420 euro di spese. Le motivazioni saranno depositate entro un mese.


La donna era stata ascoltata in una precedente udienza. E aveva ricostruito le tumultuose vicende, anche sentimentali, di quel periodo: «Avevo quattro figli, ero stata cacciata da casa. Prima ero stata accolta in un’abitazione di amici, poi avevo dovuto spostarmi sulla costa. Per tre-quattro giorni eravamo anche stati costretti a dormire in auto. Siamo stati anche sotto una tenda, in un campeggio. Così decisi che saremmo andati tutti in Austria, in attesa di una soluzione qui in Maremma».

La donna, che nel frattempo si era sistemata dall’ex compagno nel nord della Toscana, pensava di poter contare su una sorta di autorizzazione del Tribunale per due settimane di vacanze in Austria: «Pensavo davvero a una vacanza temporanea». Così ai primi di luglio 2018 era avvenuta la partenza: «Io avevo bisogno di una vita normale, dopo aver anche dovuto dormire in auto». Lì la famiglia ha un appartamento, lì il padre le aveva trovato un lavoro part-time, lì dallo Stato le arrivava un aiuto sociale di 800 euro, cui si aggiungeva appunto lo stipendio, lì i bambini andavano a scuola. E i padri? I contatti venivano tenuti anche con videochiamate, aveva precisato. Passavano i giorni e la donna non tornava in Italia: «Pensavo: io torno. Ma se torno dove vado? Di nuovo in macchina? Avevo invitato i padri in Austria, così avrebbero potuto vedere i loro figli». Aveva poi specificato che il mantenimento le era stato versato fino al giugno 2018. E che comunque un ordine di un giudice austriaco le aveva imposto il rientro. Da qualche tempo la donna riceve il reddito di cittadinanza e ha trovato anche un alloggio, oltre che un accordo, con l’ex compagno. — © RIPRODUZIONE RISERVATA