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Fungaiolo e pescatore, era stato assunto da poche settimane. Roccastrada è in lacrime

Federico Regoli in una delle ultime foto pubblicate su Facebook

Lascia una compagna e due bambini. Fino a qualche anno fa aveva mandato avanti con il padre il frantoio di famiglia 

La notizia della morte di Federico Regoli è rimbalzata in paese a metà mattina. Una bomba di dolore esplosa senza preavviso, a guastare una delle prime giornate semiestive. Il tam-tam sulle chat di Whatsapp, l’incredulità, le lacrime. Qui Regoli lo conoscevano tutti. Gli amici lo descrivono come un lavoratore, un uomo che, nel tempo, aveva cambiato diversi mestieri, dandosi sempre da fare, in ogni modo. Il suo pensiero costante era quello di mantenere la famiglia: la compagna Maria e i due figli – Alexander e Massimo – che ieri mattina, quando è successa la disgrazia, si trovavano a scuola.

Non era un abituale frequentatore dei bar o un attivista delle associazioni roccastradine, Federico, non amava la politica. Mostrava invece orgoglio rispetto alle origini, alle tracce lasciate dalla sua famiglia – i Regoli – nella storia del territorio. Possedeva un uliveto, di cui si occupava lui stesso e – prima che chiudesse – aveva gestito con il padre Giorgio il frantoio di famiglia, eredità del nonno; un antico frantoio medievale a macina, nel centro del paese. Federico interveniva ovunque lo chiamassero: svolgeva piccoli lavori di giardinaggio o di muratura, nella stagione dei tagli imbracciava la motosega. Se la cavava in campagna, con le forbici da potino, ma anche in altre attività, dove poteva servire capacità di relazione. Di solito lo assumevano con contratti a termine.


Solo da poco lavorava con la ditta che ieri mattina lo ha condotto a Castiglione della Pescaia, in quel punto maledetto. In precedenza aveva trascorso sette anni nell’Esercito, di stanza a Siena. E i Diavoli Neri della 15° Brigata dei paracadutisti – “Fratelli per sempre” – di cui aveva fatto parte, con missioni anche nell’Est Europa, gli erano rimasti nel cuore. Per un certo periodo si era occupato anche di sicurezza, con una ditta locale. Aveva prestato servizio di notte, nei locali e in altri eventi e kermesse. Poi aveva lasciato per stare più tempo con i figli. Di tempo libero non ne aveva molto, ma ogni tanto portava i figli a pesca, al mare o al laghetto dei Rumacchi. Altra passione era quella dei funghi. Tra i primi a essere informati di questo dramma, i genitori – Giorgio e Patrizia – la sorella Valentina. Federico, ultimamente, si divideva tra la casa dove abitavano Maria e i figli e quella dei genitori, nel centro di Roccastrada. «Federico – sono parole del sindaco di Roccastrada Francesco Limatola – è morto sulla strada, mentre lavorava. Tutte le morti sul lavoro sono terribili, ma quella di Federico ancora di più, perché indifeso, come succede per tutte quelle che si chiamano morti bianche. In questi mesi ce ne sono state molte, quasi come se la ripresa volesse recuperare le proprie vittime dopo il Covid. Dobbiamo difenderci da chi crede che il profitto sia più importante degli affetti, da chi pensa che la sicurezza sul lavoro siano solo regole studiate dai burocrati. Federico lascia due figli e la sua compagna, il babbo, la mamma e la sorella. A loro esprimo la nostra vicinanza».

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