Contenuto riservato agli abbonati

Omicidio di Filare: «Meozzi sparò senza prendere la mira», la balistica ricostruita dall’esperto

La ricostruzione del primo sparo contenuta nella relazione del professor Farneti

Gavorrano, il professor Farneti è il consulente della difesa dell’imputato: «I colpi potrebbero essere partiti inavvertitamente»

GAVORRANO. Potrebbe essere andata così. Mirko Meozzi era sceso dall’auto, si era avvicinato alla rete, aveva impugnato la pistola di proprietà di Sonia Santi, l’aveva puntata tenendola lungo il fianco, aveva sparato da un metro, un metro e mezzo, senza prendere la mira, due colpi parallelamente al terreno, il terzo invece dall’alto verso il basso; e i colpi sì, possono partire anche inavvertitamente. Sintesi estrema della ricostruzione effettuata dal professor Martino Farneti, consulente balistico, un passato alla Direzione centrale della polizia criminale e un presente da professore all’Università di Viterbo.

Farneti è stato chiamato dalla difesa di Meozzi (avvocati Roberto Cerboni e Donatella Panzarola) a ricostruire quanto avvenuto nelle macchie del Poderino di Filare di Gavorrano, l’11 agosto 2019, la notte in cui perse la vita Bouazza Jarmouni e rimase gravemente ferito Rahhal El Jarmouni, la notte dell’acquisto di droga terminato in tragedia. Nella relazione esposta ieri mattina davanti ai giudici della Corte di assise (Adolfo Di Zenzo presidente, la collega Laura Previti e i popolari) ha allegato anche alcune ricostruzioni in tre dimensioni, per aiutare la comprensione degli eventi. Ha riepilogato il suo sopralluogo, con il rinvenimento di un proiettile ancora conficcato in una quercia; ha aggiunto il riconoscimento della bontà del lavoro svolto dai carabinieri; poi l’analisi delle ferite, in particolare quella gravissima all’arteria iliaca che aveva causato il decesso di Bouazza in pochissimo tempo; e da tutto ciò la possibile dinamica, anche e soprattutto in relazione alle caratteristiche della Beretta 98 9x21. Secondo Farneti, lo sparatore non si sarebbe spostato più di tanto nell’esplodere i tre colpi e non avrebbe preso la mira: se lo avesse fatto, se l’arma fosse stata puntata traguardando il mirino, avrebbe colpito parti del corpo più in alto. La direzione insomma non sarebbe stata verso il cuore o verso la testa. Impossibile che Rahhal abbia potuto ricevere il colpo all’addome da dietro, ha aggiunto Farneti: non avrebbe avuto il tempo di girarsi, perché la successione sarebbe stata rapida. «L’arma era già carica perché le testimonianza non parlano del rumore tipico dello scarrellamento».


Il terzo sparo (alla caviglia di Rahhal) sarebbe da mettere in relazione a uno stato di choc di chi aveva la pistola? ha chiesto il pm Anna Pensabene: «Non posso dirlo in assoluto, ma ritengo che sia conseguenza dello spavento. Lo dico per la mia esperienza», ha detto Farneti anche mimando cosa accade a persone non esperte con armi. E i colpi potrebbero essere stati sparati da dentro l’auto? «No, anche l’inclinazione sarebbe stata diversa. Il colpo al piede da dentro un abitacolo non si sarebbe potuto sparare». E ha aggiunto: «È inverosimile che uno sparo sia partito dal passeggero e due dal conducente».

Soddisfatta della deposizione del proprio consulente, Paride Minervini (si è occupato dei casi Calipari e Ilaria Alpi), l’avvocata Loredana Giuggioli, che assiste Sonia Santi. Perché l’esperto ha messo in evidenza sia le condizioni di porto abituale della pistola da parte di Santi (in particolare il caricatore, leggermente sfilato) sia il fatto che quel modello (Beretta 98Fs, «una semiautomatica, ogni volta per sparare occorre rilasciare e schiacciare di nuovo il grilletto») è stato dotato di un ulteriore sistema di sicurezza contro gli spari accidentali. «La scelta di chi ha sparato è stata quella di prendere il bersaglio grosso - ha specificato Minervini – e il terzo colpo è stato esploso casualmente». Meozzi, ha detto Minervini rispondendo all’avvocata di parte civile Valentina Abu Awwad, non aveva scavalcato la rete, stava cercando di aprirla; e non si sarebbe spostato più di tanto nell’esplodere i tre colpi.

Meozzi si è allontanato nella seconda parte dell’udienza per poter andare dal notaio a firmare la procura per il suo avvocato, per la trattativa per la casa di Scarlino, da destinare a Rahhal, come preannunciato in occasione di una precedente udienza. Altri testi della difesa saranno sentiti tra venti giorni. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA