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Ricatto a luci rosse alla figlia della donna conosciuta in chat

In azione con le chat: uno strumento spesso usato per commettere reati (FOTO D’ARCHIVIO)

Un ragazzo di 24 anni ha patteggiato una pena di due anni e mille euro di multa. Per convincere la ragazza, le aveva inviato fotografie hot della madre

ROCCASTRADA. Questa volta, la denuncia presentata da una trentenne alla polizia ha scoperchiato un vaso di Pandora pieno di sotterfugi, tradimenti, incontri a sfondo sessuale al limite del fantasticabile, come quello tra una suocera e il genero appena diciottenne. Ma ha anche portato il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna a emettere una pena pari a due anni di reclusione e al pagamento di mille euro di multa nei confronti di un 24enne, che era stato indagato per estorsione e per diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ovvero per “revenge porn”.

Per raccontare quello che hanno scoperto i carabinieri della procura, coordinati dalla sostituta procuratrice Valeria Lazzarini, bisogna fare un passo indietro e tornare al novembre di due anni fa quando una ragazza si è presentata in questura per sporgere una denuncia. Un giovane, che la ragazza non conosceva, l’aveva contatta su messenger, l’applicazione di chat di Facebook, per dirle che aveva alcune foto osé di sua madre. La ragazza, che non credeva a quello che stava leggendo, ha insistito per vederle, ma il giovane ha cominciato a farle richieste sempre più spinte e più pressanti. Ha inviato tre foto alla ragazza – che ha riconosciuto subito sua madre – poi le ha detto di avere anche un video nel quale la donna era stata ripresa durante un rapporto sessuale consumato in un bosco con tre uomini, tra i quali ci sarebbe stato anche lui e che, se lei si fosse rifiutata di fotografarsi nuda per lui, avrebbe inviato quel materiale anche al fratello della giovane.


La ragazza, nonostante avesse chiesto insistentemente al ventiquattrenne di inviarle quel filmato, non ha ceduto al ricatto sessuale e il giorno dopo si è presentata in questura per sporgere denuncia. I poliziotti le chiesero subito se avesse dubbi su qualcuno: la ragazza disse che probabilmente il profilo di Facebook utilizzato dal giovane era falso e che dietro a quel nome e a quella foto poteva nascondersi un uomo che abitava nello stesso loro paese e che si era trasferito lì da poco.

La verità è emersa qualche giorno dopo, quando gli agenti della questura hanno sentito la madre della ragazza che ha spiegato loro che quelle foto le aveva inviate lei tre anni prima a un giovane del suo paese, coetaneo di suo figlio, che aveva conosciuto proprio sulla chat di Facebook. Aggiungendo però di non aver capito subito che si trattasse di lui: per contattarla infatti, aveva utilizzato un nome falso.

Una volta arrivato il fascicolo sulla scrivania del pm Lazzerini e una volta delegati i carabinieri della procura di proseguire le delicatissime indagini, i militari hanno scoperto che il ventiquattrenne che aveva tentato l’estorsione nei confronti della figlia della sua ex amica di chat, era il cugino di un ormai ex fidanzato della giovane, con la quale aveva interrotto il rapporto dopo aver scoperto che il ragazzo, all’epoca non ancora ventenne, aveva avuto rapporti sessuali con la madre. Un dettaglio che è prepotentemente entrato nell’inchiesta perché su quel giovane si erano concentrati dei sospetti.

La madre della ragazza ha poi spiegato ai poliziotti che la figlia non era a conoscenza di quella relazione sessuale con il ragazzo. La figlia invece ha dato una versione diversa: lei e il fidanzato, infatti, si erano lasciati proprio a causa della scoperta di quei rapporti.

Le due donne non si sono costituite parte civile: il giovane, difeso dall’avvocato Roberto Baccheschi, aveva cercato di nascondere quello che aveva fatto, cancellando le conversazioni con la ragazza e anche le foto.

La Procura però aveva disposto una perquisizione a casa del ventiquattrenne dove erano stati sequestrati tre telefoni cellulari, un pc e un tablet.

In uno dei telefoni, il consulente tecnico nominato dal pm aveva trovato una delle foto della donna, che il giovane aveva mandato alla ragazza.

La questione si è chiusa con un patteggiamento chiesto dall’avvocato del ragazzo, al quale il pm ha prestato consenso.

Il giudice Mezzaluna ha applicato anche la sospensione condizionale della pena a due anni di carcere che il ragazzo avrebbe dovuto scontare ma non ovviamente la multa da mille euro che, ovviamente, ora sarà costretto a pagare. –

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