Aurelia Antica e Maremà, giù le serrande dei negozi

Un centro commerciale (Foto d'archivio)

Per 10 minuti si abbasseranno: è la protesta contro le chiusure nel weekend. Dal decreto sparisce la riapertura dei negozi nei fine settimana che era stata prevista dal 15 maggio: e spunta un’altra data.

GROSSETO. Non sarà una protesta di quelle che fanno rumore, farà leva – piuttosto – su quel meccanismo che è anche il simbolo del loro lavoro: la serranda, che dall’inizio della pandemia da coronavirus si è alzata e si è riabbassata più volte. Alle 11 in punto di martedì 11 maggio, faranno scendere per una decina di minuti le saracinesche i commercianti e gli artigiani delle decine di negozi che si aprono lungo la galleria del centro commerciale Aurelia Antica e alla cittadella dello shopping Maremà. Hanno scelto di far sentire così la loro voce. Perché nella loro situazione oltre al danno – è proprio il caso di dirlo – c’è la beffa. Vediamo perché.

l’aspettativa delusa
Il 21 aprile il consiglio dei ministri ha approvato un decreto che dettaglia le nuove misure per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il giorno successivo, è il decreto-legge ribattezzato Riaperture, il n. 52 del 22 aprile. Ebbene, la bozza che era circolata fino ai giorni immediatamente precedenti l’approvazione (almeno fino al 19 aprile) – e sulla base della quale il sistema dei media aveva anche fatto numerose anticipazioni – prevedeva che dal 15 maggio potessero tornare a essere aperti nei giorni festivi e prefestivi i negozi – che non offrono servizi considerati essenziali – che si aprono all’interno di centri commerciali e delle cittadelle dello shopping, chiusi da più di sei mesi nei fine settimana e nei giorni che precedono una festa rossa anche in regime di zona gialla per rischio contagio da coronavirus. In sede di approvazione, però, quell’ipotesi è stata stralciata. Da qui la protesta – stamani – delle serrande abbassate promossa da numerose associazioni che tutelano gli interessi di chi vende prodotti e/o servizi: Confcommercio e Confesercenti, Federdistribuzione e il Cncc, il Consiglio nazionale dei centri commerciali, Confimprese, e l’Associazione nazionale cooperative dettaglianti-Conad.

qui marema’
Sono una sessantina i negozi che compongono il villaggio dello shopping del Commendone: chi aderisce alla protesta lo fa a testimonianza dei tanti ostacoli che in questi mesi ha dovuto saltare: la misura restrittiva del fine settimana rischia di essere un amplificatore delle difficoltà già patite. Di essa non ne comprendono neppure l’utilità in un’ottica di contenimento del rischio contagio. «È vero che durante i fine settimana estivi il centro commerciale è più vissuto – nota Massimo Iovinella, direttore del centro commerciale Maremà – sia da residenti che da turisti, ma lo scorso anno, alla riapertura di maggio dopo il primo confinamento, non abbiamo incontrato alcun problema nell’accogliere e gestire un maggior numero di clienti».

qui aurelia antica
Sono una cinquantina i negozi lungo la galleria commerciale della cittadella del Casalone: «Aderiranno in linea di massima tutti i negozianti – osserva Laura Mennilli, direttrice del centro commerciale Aurelia Antica – Si tratta di dare un segnale, anche se non è il primo. Noi continuiamo a ricevere telefonate di clienti che vogliono sapere se nel fine settimana i negozi sono aperti perché in altri giorni non possono venire». «Aurelia Antica – è pronta a ripartire e l’offerta è completa». Per altro, nonostante le difficoltà di questi mesi, sono diverse le attività che hanno aperto i battenti: ieri ha inaugurato La Tortelleria del pastaio Roberto Delli, a dicembre aveva tagliato il nastro Bricolarge di Giulio Gennari; e poi Blukids per vestire i bambini, Lava Stira Ripara-lavanderia e non solo, Hibiscus Store, negozio specializzato nell’abbigliamento sportivo, e Kenovo di prodotti tecnologici sono tutte nuove iniziative. Intanto spunta l’ipotesi di uno sblocco alle restrizioni per i centri commerciali a partire dal 22 maggio: si deciderà nelle prossime ore in seno alla cosiddetta cabina di regia del governo.