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Affitti in nero in Maremma: ecco come la finanza scopre le locazioni non dichiarate

Un controllo delle fiamme gialle

In vista del boom di presenze turistiche, controlli a partire da Follonica, Castiglione, Marina, Argentario e Capalbio. Il meccanismo con cui le fiamme gialle portano avanti le indagini

GROSSETO. Può partire tutto dalla segnalazione di un vicino, o dall’inquilino che non si vede fare la ricevuta, oppure da un via vai sospetto di gente che arriva e che parte. Più spesso però tutto prende le mosse nel modo più tradizionale: l’analisi della dichiarazione dei redditi e l’incrocio delle informazioni di banche dati, a partire dall’Anagrafe tributaria.

In vista del boom di presenze atteso in Maremma quest’estate, la guardia di finanza ha già avviato un’attività di intelligence per contrastare gli affitti turistici in nero. Follonica, Castiglione della Pescaia, Marina di Grosseto, Monte Argentario e Capalbio sono ad ora sotto la lente d’ingrandimento.


E le prime indagini di quest’anno hanno già dato i loro frutti: due proprietari di case di Follonica sono stati scoperti a non aver dichiarato affitti per 2mila euro e la posizione di altri 30 soggetti, lungo tutta la costa maremmana, è al vaglio delle fiamme gialle. Le quali, solo negli ultimi due anni, hanno scoperto un’evasione di 400mila euro sugli affitti turistici, che in Maremma possono contare su decine di migliaia di immobili (secondo un’indagine del 2017 della Camera di commercio in provincia ci sarebbero 60mila seconde case, la metà delle quali potrebbe esser data in affitto).

«Ancora oggi, nel 2021, ci sono persone che pensano di farla franca affittando in nero case e appartamenti», dice il comandante della guardia di finanza di Grosseto, il colonnello Cesare Antuofermo.

Le tracce lasciate da pagamenti elettronici, locazioni attraverso siti specializzati e la possibilità, per gli investigatori, di incrociare più banche dati sono un deterrente sempre più forte. Restano però zone d’ombra, costituite soprattutto dai pagamenti attraverso denaro contante. E una catena di obblighi fiscali che a un certo punto può spezzarsi.

«Le agenzie tendenzialmente operano secondo le regole – prosegue il colonnello Antuofermo – perché hanno capito che fare il nero non conviene. Il problema può nascere nel momento in cui l’agenzia retrocede al privato, proprietario dell’immobile, la fattura, trattenendo per sé la propria provvigione, ma il privato non dichiara quei soldi».

Come scovarli? «Le segnalazioni che ci arrivano sono una marea – spiega Antuofermo – e vanno da quella del vicino di casa a quella dell’inquilino che si lamenta perché non gli hanno fatto la ricevuta. Le indagini, non lo nascono, sono complesse. Dalla segnalazione alla contestazione ci vuole, nel migliore dei casi, almeno un mese, e anche fino a due o tre mesi se ci sono più immobili e si rendono necessarie indagini bancarie, che possono risalire a cinque annualità. Questo impone di fare una scrematura delle segnalazioni, per puntare sui soggetti che hanno più alert di rischio: ad esempio avere più immobili, ma dichiarare solo reddito da lavoro dipendente, avere più segnalazioni e così via».

Il primo controllo è quello della dichiarazione dei redditi: il soggetto è proprietario di più immobili? Compila il quadro dei redditi da locazione? O dichiara solo redditi da lavoro dipendente? Si fanno quindi i controlli diretti. Oltre a questo, c’è il controllo economico del territorio, effettuato dalle pattuglie».

Un nuovo strumento per combattere gli affitti in nero sta nascendo dalla collaborazione tra guardia di finanza e i Comuni che applicano la tassa di soggiorno sulle seconde case. Attraverso un programma informativo, i dati sull’esistenza di seconde case, raccolti dai Comuni, sono consultabili dalle fiamme gialle, che possono così più facilmente individuare coloro che affittano le proprie case. «In provincia – spiega il colonnello Antuofermo – è in fase di avvio la collaborazione con i Comuni di Follonica e Castiglione della Pescaia. Con il Comune di Grosseto stiamo interloquendo».

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