Cinque ore d’attesa al pronto soccorso per una caviglia

La denuncia di un padre: "Protocolli rallentati per il Covid, qualcosa nelle norme non funziona"

MASSA MARITTIMA. Cinque ore in attesa al pronto soccorso di Massa Marittima, dalle 11,30 alle 16,30, dopo aver passato la prima parte della mattinata e l’intero pomeriggio del giorno precedente in un altro pronto soccorso, quello dell’ospedale di Piombino, senza essere riuscito a vedere il proprio figlio visitato da un medico. È l’incredibile storia – ahinoi, nemmeno tanto rara di questi tempi – vissuta nei giorni scorsi dal signor Luigi Oretti, insegnante 64enne di Follonica, e da suo figlio Niccolò, 18 anni.

Durante un allenamento di calcio a Piombino, all’inizio della settimana, il ragazzo si è fatto male. Caviglia grossa come un pallone, il babbo lo ha accompagnato al pronto soccorso di Piombino. «Gli hanno fatto una lastra, ma mancava l’ortopedico per leggerla – racconta il signor Oretti – e così ci hanno detto di tornare nella mattinata di giovedì».


Di buon mattino, babbo e figlio partono da Follonica e tornano a Piombino. «Abbiamo aspettato delle ore – prosegue Oretti – ma non si è visto nessuno. A quel punto, stanchi e con l’urgenza di sapere se la caviglia fosse rotta o cos’altro, ho deciso di portare mio figlio a Massa Marittima. E verso le 11,30 eravamo al pronto soccorso».

La strategia di rivolgersi al Sant’Andrea, però, non sembra dare grandi risultati. «Con noi – spiega ancora Oretti – c’erano altri due pazienti in attesa, una ragazzina dell’età di mio figlio e una signora con il padre anziano. La ragazzina ha aspettato sei ore e poi ha deciso di andarsene, credo per tentare a Grosseto. La signora, invece, era venuta da Follonica, dove già al padre avevano fatto degli accertamenti, ma, mi ha detto, mancava il radiologo, perciò l’avevano indirizzato a Massa. Qui, però, gli hanno rifatto tutti gli accertamenti daccapo».

Quanto al giovane calciatore, l’attesa per essere visitato, nel suo caso, è durata fino al pomeriggio inoltrato, alle 16,30 per la precisione. «E senza poter chiedere informazioni a nessuno – dice il signor Oretti – perché appeni accenni a voler sapere quando ti tocca, tutti si alterano, segno che comunque lo stesso personale è costretto a lavorare molto sotto pressione».

E questo è il punto, come chiede di precisare il signor Oretti: «Io non ce l’ho certo con i medici e gli infermieri, per carità. Nel momento che stiamo vivendo, è come sparare sulla Croce rossa. Quello che mi preme sottolineare è che questi protocolli restrittivi per il Covid evidentemente limitano molto la capacità operativa a discapito di altri pazienti. Io sono insegnante e quotidianamente sperimento la fatica che si fa a rispettare i protocolli di sicurezza. Ma mi pare evidente che nelle norme ci sia qualcosa che non funziona».

Il Tirreno ha chiesto spiegazioni all’Asl sulle attese al pronto soccorso di Massa Marittima, ma l’azienda non ha saputo dare una risposta. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA