Impianto fotovoltaico nella zona di Collelungo Niente risarcimento

La Regione aveva deciso di assoggettare la decisione alla Via C’erano stati molti ritardi e la Ns aveva chiesto 10 milioni

Gabriele Baldanzi

ROCCASTRADA. Niente risarcimento – si chiedevano dieci milioni – per la società che voleva realizzare il megaimpianto fotovoltaico di Collelungo (97 ettari, 45 megawatt di potenza), nella cerniera di campagna che collega Roccastrada a Civitella Marittima.


Una vicenda che giusto dieci anni fa aveva tenuto banco sulla cronaca.

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Ns, società a responsabilità limitata con capitali veneti, che si riteneva danneggiata dalla condotta degli enti locali deputati a decidere sulla realizzazione di questo investimento.

La decisione di adire le vie legali e andare in fondo alla vicenda era stata annunciata proprio sulle pagine del Tirreno nel maggio del 2013.

Nel mirino di avvocati e imprenditori finirono amministratori e dirigenti pubblici che, nell’esercizio delle proprie funzioni – si legge nei ricorsi – avevano contribuito a far saltare l’investimento per lungaggini burocratiche e procedurali.

L’ambizioso progetto proposto dalla Ns prevedeva la partnership della multinazionale cinese Gigasolar. Sul piatto c’erano un centinaio di nuovi posti di lavoro e un indotto in espansione, con la possibilità di fare dell’impianto un modello per il futuro.

All’epoca si discusse molto dell’impianto con interventi di partiti politici e associazioni attive nella tutela del paesaggio.

Esposti, rimpalli, divergenze di opinione, erano sfociate nel 2012 in un provvedimento con il quale la Regione Toscana, sulla base del parere della Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Siena e Grosseto, riteneva di assoggettare l’impianto alla Valutazione di impatto ambientale (la cosiddetta Via), con un conseguente, ulteriore, allungamento dei tempi, che sommati ai ritardi accumulati in precedenza dalle altre amministrazioni, resero poi impossibile la realizzazione dell’impianto. In due parole si perse il treno del Conto Energia a terra.

Ma perché alla fine avrebbe dovuto pagare solo la Regione Toscana? Perché le riserve e le obiezioni al progetto erano nel tempo cadute da parte di tutte le amministrazioni coinvolte, eccezion fatta per la Sovrintendenza, che aveva insistito sulla necessità di sottoporre l’impianto a Via.

Il parere della Sovrintendenza era stato poi fatto proprio dalla Regione, condannando di fatto all’oblio l’ambizioso progetto. Da qui la richiesta di una valanga di denaro, per gli atti che fermarono la nascita dell’opera, ritenuti corretti in prima battuta dal Tribunale amministrativo regionale e adesso dal Consiglio di Stato.

La Ns riteneva che a Firenze si fosse commesso una serie di errori, il primo dei quali essersi lasciati condizionare dalle grandi dimensioni del progetto e dal suo posizionamento in una zona agricola.

Una valutazione più attenta, al di là dei numeri, secondo la Ns, avrebbe permesso di rendersi conto del reale impatto dell’intervento. In pratica, stando a quanto scriveva la società, rivolgendosi ai giudici, sarebbe stata travisata, in sede di analisi dell’opera, la posizione dei Comuni, in particolare quello confinante di Civitella Paganico, che sull’impianto fotovoltaico aveva espresso preoccupazione. Il Consiglio di Stato ha giudicato infondate tutte le eccezioni sollevate dal ricorso e lo ha respinto. La società ricorrente è stata anche condannata a pagare alla Regione diecimila euro di spese processuali e alla Provincia di Grosseto, per gli stessi motivi, seimila euro. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA