Contenuto riservato agli abbonati

I sindaci della zona nord non scartano la proposta di Biondi per i gessi rossi

La cava della Bartolina dove potrebbero essere stoccati i gessi rossi

Il primo cittadino di Gavorrano mette a disposizioni le due cave, i suoi colleghi aspettano i pareri tecnici per valutare

FOLLONICA. Cauti ma in fondo alquanto rincuorati, e sarebbe difficile pensare altrimenti. I sindaci della zona nord, da Scarlino ai comuni contigui all’area industriale del Casone, apprezzano tutti la proposta avanzata dal sindaco di Gavorrano, Andrea Biondi, di verificare la possibilità di collocare i gessi rossi di Venator in una delle cave della Vallina o della Bartolina. Perché è vero che sette chilogrammi di scarto industriale (non pericoloso) per ogni chilo di biossido di titanio estratto dall’ilmenite (minerale ferroso che contiene TiO2), costituiscono un bel problema. Ma è anche vero che l’impianto scarlinese di Venator dà lavoro sicuro a 400 persone, tra addetti diretti e indiretti. Cui si aggiungono quelli di Sol.Mar, che a Venator, per il suo ciclo produttivo, vende una bella fetta della propria produzione di acido solforico. «Come ho ribadito anche in occasione della recente consulta ambientale – chiarisce subito la sindaca di Scarlino, Francesca Travison – una soluzione va trovata, perché se Venator chiudesse i battenti in questo territorio si verificherebbe un’implosione economica di proporzioni gigantesche. Nessuno vuole questo, ma nessuno vuole i gessi. Io apprezzo il passo avanti fatto dal sindaco Biondi, e conto presto di poter vedere insieme tutti i sindaci delle Colline Metallifere per un’assunzione comune di responsabilità. Anche perché i lavoratori di Venator e Solmine vengono da tutti i comuni dell’area». Stuzzicata sul tema della presunta nocività dei gessi rossi paventata dai comitati, la sindaca è perentoria. «Quando mi sono insediata – aggiunge – ho chiesto ad Arpat i report semestrali sui monitoraggi ambientali dal 2018 a oggi, l’ultimo è relativo al primo trimestre del 2021, e non risulta ci siano mai stati sforamenti dei parametri. L’Arpat è l’agenzia che ha le competenze e per legge fa queste verifiche. Nel caso se ne contestino i dati, bisogna dimostrare il contrario. Se si vuole modificare una legge, non sono i sindaci gli interlocutori». Sui gessi rossi è netto anche il diretto interessato Andrea Benini, sindaco di Follonica. «Montioni è uno dei luoghi più monitorati in assoluto, e non a caso. Perché prima di sottoscrivere il protocollo d’intesa del 2015, fummo noi come Comune a promuovere con trasparenza un confronto di merito con cittadini e comitati. Individuando un nostro tecnico che seguisse i monitoraggi, ottenendo un aumento dei “piezzometri”, e condizionando la firma alla verifica e soluzione del problema del percolamento delle acque dagli abbancamenti».

Questione di giorni, e Benini convocherà la commissione consiliare ambiente per valutare la contro-istruttoria dell’Arpat alle considerazioni espresse dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, che ha creato allarme. Quanto alle ipotesi delle due cave gavorranesi, il sindaco di Follonica è possibilista. «Noi la nostra quota di responsabilità in passato ce la siamo presa. Bisogna dare continuità a un atteggiamento collaborativo per cui è giusto valutare le due ipotesi e capire dal punto di vista operativo quale sia la strada percorribile». Consapevole del problema anche il sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola. «Le attività del Casone valgono il 30% del Pil provinciale e il 45% dell’export secondo il report della Camera di commercio – puntualizza – Non riguardano solo Scarlino ma tutto il territorio. Per cui il problema è di tutti. L’assunzione di responsabilità di Andrea Biondi è un gesto concreto apprezzabile. Ora dobbiamo lavorare di concerto evitando fughe in avanti».


La cava della Bartolina è in una zona sensibile, d’altronde, proprio al confine col comune di Roccastrada, a pochi chilometri da Ribolla. «I sindaci – chiosa Limatola – fanno scelte d’indirizzo politico sulla gestione del territorio, poi a decidere sul piano della fattibilità sono le conferenze dei servizi sulla base di valutazioni tecniche. Tuttavia, Venator deve fare due cose: impegnarsi a ridurre i gessi rossi, perché lo dice da troppi anni, ma non lo fa. E poi deve proporre progetti affidabili sotto ogni punto di vista». «Andrea – argomenta il sindaco di Massa Marittima, Marcello Giuntini – ha generosamente lanciato il sasso in piccionaia, imprimendo un’accelerazione e chiedendo ai colleghi sindaci di assumersi un impegno collettivo. Meno male ci sono sindaci giovani col passo garibaldino; io sono della vecchia guardia, e quindi procedo più cauto. Ma l’obiettivo è condiviso. Le scelte definitive si fanno su base tecnica. Se prevalesse solo la valutazione politica, si rischierebbe». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA