Era di turno a Poggio Ballone la notte di Ustica: "La sua morte non fu omicidio"

Il maresciallo Mario Alberto Dettorie a destra i resti del Dc9 Itavia precipatato a Ustica il 27 giugno 1980

Strage di Ustica, il giudice archivia l'indagine sulla morte del maresciallo. Secondo la procura Dettori si suicidò

GROSSETO. La morte del maresciallo Dettori, «senza ombra di dubbio», è avvenuta per suicidio. «Non esiste agli atti, così come non esisteva agli atti del giudice Priore, alcun elemento che induca a ritenere che la morte del Dettori sia da attribuire ad un omicidio». A scriverlo, a cinque anni di distanza dalla riapertura del fascicolo sulla morte del maresciallo che la sera del 27 giugno 1980, quando il Dc9 dell’Itavia si inabissò al largo di Ustica, era in servizio a Poggio Ballone, è la procuratrice capo Maria Navarro, che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Archiviazione che è stata decisa dal giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna. Dettori si è suicidato, secondo la Procura, che aggiunge: «È ragionevole ritenere - scrive la pm nella richiesta di archiviazione - che Dettori sia stato testimone diretto dei fatti che portarono all’abbattimento del Dc9 Itavia. Il peso di tale segreto, unitamente allo stress da lavoro e alla lontananza dalla famiglia nel corso della missione in Francia, si devono ritenere alla base delle cause della sua malattia e quindi della sua morte».

Un peso così grosso da aver determinato la morte di un militare che non aveva ancora compiuto 40 anni, che aveva una moglie e due figli che amava più di ogni altra cosa. Ed è stata proprio la figlia Barbara, sedicenne all’epoca della tragedia, a presentare un esposto, affinché venissero svolte quelle indagini che 34 anni fa non erano state fatte. La donna, assistita dall’avvocato Goffredo D’Antona e con il sostegno dell’associazione antimafia Rita Atria, aveva chiesto che venissero valutate tutte le ipotesi, tra le quali anche quella dell’omicidio.


Dettori la notte della strage dell’Itavia era in servizio alla base di Poggio Ballone. Con gli occhi fissi sui tracciati radar, quella notte probabilmente vide qualcosa che gli fece dire alla moglie e alla sorella, la mattina successiva alla strage di Ustica, che nel cielo sopra Grosseto «era stata sfiorata la terza guerra mondiale». Dettori da quella sera non fu più lo stesso. Ma mai – secondo la figlia Barbara – si sarebbe ucciso. Quando il corpo del maresciallo fu ritrovato, oltre ai carabinieri arrivò sulle rive dell’Ombrone a pochi chilometri da Istia, il medico legale dell’Asl che fece l’ispezione cadaverica e che ritenne di non dover procedere con l’autopsia. L’accertamento è stato fatto, più di trent’anni dopo, dal professor Mario Gabbrielli, che è arrivato alle stesse conclusioni di allora: il maresciallo si è impiccato volontariamente.

I carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto hanno di nuovo sentito tutte le persone che erano state vicine a Dettori: i familiari, i colleghi, gli amici che quel tragico giorno di fine marzo avevano trovato il corpo dell’uomo e attraverso le loro testimonianze, la procuratrice Navarro ha potuto ricostruire quello che sarebbe successo. A partire dal ritrovamento del corpo dell’uomo, la cui dinamica aveva sollevato alcuni dubbi nella figlia. Tre persone diverse, sarebbero infatti arrivate ai Sassi Bianchi e in tempi diversi avrebbero dato l’allarme. Non c’erano i telefoni cellulari – scrive il magistrato – e chiunque, dopo aver visto il cadavere, doveva necessariamente allontanarsi per allertare i soccorritori.

Il maresciallo, dopo la strage di Ustica, era cambiato. E ancor di più dopo la missione in Francia dove aveva conosciuto un sergente di nome Roland che aveva trascorso qualche giorno a Grosseto, a casa del collega. Il militare francese è stato cercato dalla Procura di Grosseto, sia con un Ordine di indagine europeo che attraverso una rogatoria internazionale. Ma di lui non è stata trovata alcuna traccia. Rientrato dalla Francia, Dettori aveva paura di essere spiato, seguito e secondo la figlia Barbara, la figura di Roland era stata centrale in questa tragica vicenda. «Qualcuno temeva che mio padre potesse dire ciò che aveva visto quella notte sui cieli di Ustica», aveva sostenuto la figlia Barbara, nell’esposto presentato alla Procura. Ma quella che per Barbara era paura, per lo psichiatra che nel settembre 1986 lo aveva visitato era invece una sindrome dissociativa. Era stato curato e due mesi dopo era potuto tornare al lavoro. Ma secondo i familiari, l’essere “strano” del maresciallo doveva essere visto sotto un’altra luce: quella della paura che qualcuno potesse fargli del male a causa di quello che aveva visto a Poggio Ballone.

Pochi giorni prima della morte, Dettori era tornato a cercare lo psichiatra che non riuscì a incontrare: pochi giorni dopo, il corpo del maresciallo fu trovato impiccato a un albero.

E oggi, dopo quasi quarant’anni, procura e tribunale hanno messo la parola fine a questa dolorosissima vicenda che però, nei familiari, continua a sollevare ancora moltissimi dubbi. —

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