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Frode dell’olio Igp, è partito il processo: 11 imprenditori rimasti sotto accusa

Le indagini erano state effettuate dai carabinieri forestali

Grosseto: in alcuni casi ci sono soltanto (o anche) ipotesi di falso ideologico. Due imputati hanno chiesto di patteggiare

GROSSETO. È partito il processo per la cosiddetta frode dell’olio Igp, quella della raffica di avvisi di garanzia al termine delle indagini dei carabinieri forestali. All’apertura dell’udienza di ieri c’erano sedici imputati, più dieci società incolpate di illeciti amministrativi, dopo che all’udienza preliminare 18 posizioni erano state definite con patteggiamenti e multe fino a 18mila euro. Ieri altri stralci.

Quale il presunto raggiro, aggravato perché riguardante alimenti la cui denominazione di origine o geografica o le cui specificità sono protette? L’aver dichiarato “olio extravergine di oliva atto a divenire Toscano Igp” olio di provenienza, origine e qualità diverse. Ci sono anche ipotesi di falso ideologico, per dichiarazioni rese al Sistema informativo agricolo nazionale in merito a consegne ritenute non veritiere: o perché le consegne non sarebbero mai state fatte o perché non corrispondenti nei quantitativi o perché riguardanti olio con caratteristiche diverse. Tutte le consegne vennero effettuate alla “Fratelli Feri”, con Alberto ed Elio Feri che avevano patteggiato nel luglio scorso.


Il processo (fatti del 2015-2016) è partito innanzi tutto con la trasmissione degli atti alla Procura di Firenze per competenza territoriale in merito alle posizioni di Ugo Bing (Fattoria di Fiano, falso sulla quantità), Vasco Grifoni (frode e falso su qualità e quantità) e la sua società Inalbi, Antoniella Federica Toschi (falso). E poi la discussione si è spostata sulle parti civili, per lo più associazioni di consumatori. Il giudice Marco Bilisari ha raccolto le posizioni ed è poi tornato in aula con un’ordinanza che le ammette tutte e quattro ma soltanto in relazione al reato di frode in commercio e alle persone fisiche. Il giudice ha anche ritenuto determinata l’accusa contenuta nel capo di imputazione, tale da consentire la difesa. E poco dopo un altro stralcio: quello delle posizioni di Manlio Roghi e Riccardo Roghi (falso sulla qualità e frode) che hanno chiesto al pm Salvatore Ferraro (in aula il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi) di poter patteggiare: la pena sarà di un anno, se ne parlerà comunque a giugno, mentre la prima udienza di dibattimento sarà a novembre. Sono quindi rimasti nel processo 11 imputati, sei società, quattro parti civili.

La parte più corposa dell’imputazione riguarda Massimo Neri (legale rappresentante di Olma) e Marcello Dragoni (amministratore delegato di Certified origins Italia srl): al primo viene contestato di aver consegnato nel 2015 alla grande distribuzione 510 bottiglie di Igp Toscano che in realtà avrebbero avuto una parte (superiore al cinque per cento) di olio greco, balcanico e pugliese. Insieme (qui Neri come legale rappresentante della Certified) avrebbero anche provveduto a confezionare e commercializzare decine di migliaia di chili di olio indicato come Igp contenente invece grandi percentuali di olio di provenienza sconosciuta (2014-2016). A entrambi viene contestato anche il falso ideologico in relazione alle forniture.

Sono poi imputati Giancarlo Ballerini (Colline del Fiora srl, falso sulle quantità), Maurizio Bianchi e Massimo Lusini (Bianchi e Lusini srl, falso sulle quantità), Alessandra Guerrieri (Frantoio Mastacchi, falso sulle quantità), Salvatore Lamola (impresa individuale omonima, frode in commercio e falso sulla qualità), Daniele Lepori (Frantoio Anteata, frode in commercio e falso sulla qualità), Silvio Terenzi (San Nicola srl, frode in commercio e falso sulla qualità), Nazzareno Tiberi (Frantoio Poggialto, falso sulla quantità), e Paolo Toninelli (Azienda agricola di Signori Marusca, falso sulle quantità). —

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